Attualità Noto 21/06/2015 14:18 Notizia letta: 2226 volte

La musica rock e la Chiesa

Nel mondo, senza essere del mondo
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Madrid - Una delle conseguenze più nefande del Concilio Vaticano II fu la grande rivoluzione liturgica.
Non parlo dell’uso delle lingue nazionali nella Messa, bensì dell’introduzione di strumenti non esattamente considerati liturgici e dell’irruzione di una musica non squisitamente tradizionale durante il servizio divino.
Per tanti secoli la Chiesa si era trincerata dietro una liturgia ben codificata e ufficiale, infatti, che il vento conciliare spazzò via in pochi attimi e con essa il grande deposito di storia e tradizioni: il sedimentato pensiero millenario musicale della stessa identità cristiana.
Sono ancora timidi e inefficaci e, forse, ormai inutili i vari tentativi compiuti dagli ultimi due pontefici, Benedetto XVI e Francesco, di ripristinare dove fosse possibile quello stato primitivo che criminalmente una falsa interpretazione del Concilio Vaticano II cercò di cancellare o distruggere.
Che dire poi di prelati o di religiosi che, in nome di un discutibile affanno evangelico, calcano palcoscenici improvvisati e popolari per dare sfogo a passioni giovanili represse?
La vita religiosa impone con l’abito e il munus uno stile di vita che fa vivere nel mondo senza essere del mondo.
Quindi è sicuramente tendenzioso e falso il pretesto di usare nuove mode per rendere attuale e contestuale la predicazione della Buona Novella.
Se i primi cristiani si fossero adeguati ai costumi e alle abitudini dei romani senza, invece, distinguersi da essi, non ci sarebbe stata quella rivoluzione culturale che non solo agì in contro tendenza ma rifiutò, condannandolo, l’antico mondo pagano.
Il voler modernizzare a tutti i costi la Chiesa o forse, meglio, il suo linguaggio millenario mi ricorda tanto alcuni scritti apocrifi nei quali i maghi, usando le categorie del mondo, operavano imprese strabilianti per dimostrare che non la santità ma la magia era l’unica forza vera dominatrice della Storia.
Lo Spirito Santo ci ha insegnato, invece, che non fu e non è così.
I giovani di oggi non hanno bisogno delle parole di Mengoni o di Vattelappesca. Quelle le ascoltano in un continuo bombardamento nelle discoteche e spesso le sanno anche a memoria.
I giovani d’oggi hanno bisogno di riscoprire altri significati ben più alti che non possono essere sacrilegamente miscelati a messaggi spesso banali e vuoti come quelli contenuti in alcune moderne canzonette.
E a chi crede o sostiene il contrario io ricordo l’affanno e l’intransigenza dell’Apostolo nel rispetto di una tradizione giudaica che non era neanche tanto antica e che rifiutava qualsiasi sincretismo.
A certa gente di chiesa proporrei, dunque, qualche anno sabatico in un silenzioso monastero trappista, isolato in un paesaggio alpino, magari in compagnia della chitarra ma nel rispetto, però, delle regole e degli orari del luogo di preghiera.
Solo dopo tale cura spirituale, urgente e necessaria, riaccoglierei queste persone nel seno di una comunità che vuole e deve essere profetica. Ma nel senso giusto. Non prima.

Un Uomo Libero.
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