Cultura Scicli 21/06/2015 21:56 Notizia letta: 3022 volte

L'arazzo borbonico di palazzo Spadaro

Un'analogia con Giarre
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/21-06-2015/l-arazzo-borbonico-di-palazzo-spadaro-500.jpg

Scicli - La storia della città di Scicli non finisce di stupire.
A parte le numerose sorprese che la consultazione degli archivi spagnoli riserva in continuazione, ci sono tuttavia tracce molto evidenti anche in tutto ciò che avanza e resta del passato.
Chi avrebbe mai pensato che un arazzo ingombrante e per questo parcheggiato a Palazzo Spadaro dovesse essere la testimonianza più importante e sacra di una storia “moderna” della città sulla quale spesso le fonti ufficiali tacciono e gli storici locali neppure s’interrogano?
Eppure in altri centri della Sicilia reliquie simili sono venerate, ostentate, ritenute testimonianze preziose di momenti unici.
Mi riferisco all’arazzo borbonico di Giarre, gelosamente custodito nel Duomo di quella città, identico all’altro sciclitano custodito a Palazzo Spadaro.
Entrambi raccontano l’ultimo e agonizzante periodo della feudalità siciliana, abolita dal Parlamento Siciliano, riunito in seduta straordinaria, il 19 luglio 1812.
Nell’arazzo di Giarre l’aquila si fregia nel petto dello stemma di Ferdinando III, re di Sicilia non ancora sfrattato da Napoli dal ciclone napoleonico.
Il manufatto di Giarre fu creato, in effetti, per ringraziare il Sovrano (Ferdinando III, ndr) di aver autorizzato con Decreto Reale del 31 luglio 1794 il popolo di quella città a costruirsi un Duomo.
Giarre diventò, invece, Comune autonomo con R.D. del 15 maggio 1815, essendo scorporata dalla contea di Mascali di cui faceva parte.
Nell’arazzo sciclitano, invece, l’aquila mostra già lo stemma consolidato del Regno delle Due Sicilie di Ferdinando I e non più Terzo.
Il re, reduce del secondo esilio palermitano, si era insediato sul trono riconquistato di Napoli dopo la cacciata di Gioacchino Murat con una nuova numerazione. L’aquila nell’arazzo sciclitano si presenta però “rivoltata”, cioè guarda alla sua sinistra, come negli stemmi napoleonici. Questo particolare, a mio avviso. data il prezioso manufatto ai primissimi anni della riconquista del Regno di Napoli da parte di Ferdinando I se non addirittura al 1816 stesso. In quel tempo, infatti, fu definito il nuovo stemma del Regno delle “Due Sicilie”, pur mantenendo il re borbone ancora molti elementi che erano stati propri della parentesi napoleonica.
Il Cataudella nella sua pregevole opera “Scicli, storia e tradizioni”, alla pag. 179 Capitolo XIII, infatti, c’informa:
“Ricostituito il Regno delle Due Sicilie, nel nuovo assetto dell’Europa, sorto dal Trattato di Vienna del 1815, furono, dai re di Borbone, attuate delle riforme amministrative, per cui, la città (Scicli, ndr) fu retta da un “Decurionato” di dieci membri, in sostituzione del “Consiglio Civico” e dei quattro cittadini Giurati, e del Capitano di giustizia un tempo nominati dal Governatore della Contea (di Modica, ndr).
A capo del Comune, fu posto il “Sindaco”, assistito da un Primo Eletto e da un Secondo Eletto. Al “Mastro Notaro”, quale responsabile dei servizi amministrativi, fu sostituito il “Cancelliere” (l’attuale Segretario Comunale). Perciò l’Ufficio Comunale era detto: “Cancelleria”.
La provincia fu divisa in distretti, e questi in circondari.
Scicli fu capoluogo di circondario del Distretto di Modica.
Del nostro circondario faceva parte il Comune di Santa Croce Camerina, che se ne distaccò nel 1844.”
Che dire, dunque?
Mentre nell’arazzo di Giarre, che era stato creato in epoca antecedente al 1815, la scritta: Città di Giarre (CG) è ricamata sopra l’altra più antica: Città di Mascali (CM), a sottolineare la separazione della nuova città dalla vecchia contea avvenuta proprio nel 1815; nell’arazzo di Scicli tutto questo non fu necessario.
Con molta probabilità il manufatto fu confezionato nel momento in cui Ferdinando I istituì il Decurionato, scorporando la città di Scicli da quella che fu la Contea di Modica, costituendola in Comune autonomo e in sede di Circondario, secondo quanto già scritto dall’ottimo Cataudella.
Come sempre la storia ci parla attraverso segni importanti. Basta saperli interpretare e capire.

CREDITI:
Scicli storia e tradizioni, Bartolo Cataudella, Editore il Comune di Scicli, La Grafica Modica, 1988
Comitato Storico Siciliano, Regno delle Due Sicilie, Articolo apparso sul Blog di Venerdì 15 maggio 2009, Esposto l’arazzo borbonico a Giarre (CT), pubblicato da Comitato Storico Siciliano
Un particolare ringraziamento va al bravissimo Fotografo Luigi Nifosì che mi ha consentito con le sue splendide foto di effettuare i delicati riscontri.
© Tutti i diritti riservati all’Autore

Un Uomo Libero.
http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1508745275-3-toys.jpg