Cronaca Scicli

Ciao, piccolo Giovanni

Un silenzio terribile

Scicli - Sei portantini vestiti rigorosamente di bianco. La piccola bara che racchiude il corpicino di Giovanni Ferro, 5 anni, bianca anch’essa. A rappresentare l’innocenza di quel bambino strappato anzitempo all’amore dei familiari lo scorso tragico martedì, quando il piccolo, giocando a pallone, è caduto nella gebbia piena d’acqua per l’irrigazione dei campi, nel podere dell’azienda di famiglia, in contrada Spinazza, a monte della frazione balneare sciclitana di Donnalucata. Se n’è andato così il piccolo Giovanni. Mentre giocava. Perché è quello che fanno i bimbi della sua tenera età. Spensierati.
A volergli porgere l’ultimo saluto erano in tanti ieri mattina a gremire il sagrato della chiesa di Santa Caterina da Siena, a Donnalucata.
Doveva essere un funerale in forma privata per consentire alla famiglia di vivere in maniera il più riservato possibile l’immenso dolore da cui è stata travolta. Ma la città ha voluto esserci, per fare sentire la propria vicinanza a ciascuno dei familiari, provati dall’immenso dolore. I genitori, il nonno, alcuni parenti venuti appositamente dalla Sardegna. La famiglia è stata unita nel dolore.
E gli sciclitani, ma anche parecchia gente proveniente da altre città iblee, hanno voluto fare sentire la loro presenza e la loro partecipazione profonda alla più terribile delle tragedie che possa mai accadere: la morte di un bambino.
E così ecco una folla ad accogliere il piccolo feretro bianco ieri mattina all’uscita dalla casa del nonno, poco distante dalla chiesa, dove don Nello Garofalo di lì a poco ha celebrato i funerali. All’uscita dalla chiesa, al termine della messa, l’assoluto silenzio dei presenti è sfociato in un sentito applauso spontaneo a quella piccola bara bianca portata in alto dai portantini.
Ed è in alto, verso il cielo, il posto verso cui il piccolo Giovanni ha spiccato il volo. Forse proprio nel momento in cui i bambini presenti sul sagrato della chiesa hanno lanciato in aria i palloncini bianchi. Un volo bianco, puro come lo era Giovanni. Un piccolo angelo volato nella casa del Padre, a impinguare la schiera celeste.
Poi il carro funebre insolitamente bianco. Era lì ad attendere il piccolo feretro. Ed ecco il dolorosissimo distacco per quell’ultimo viaggio di Giovanni verso la dimora definitiva terrena. Il piccolo saluta così per sempre mamma, papà, i suoi tre fratellini, il nonno, con cui ha trascorso l’ultimo pomeriggio della sua vita, prima della terribile tragedia avvenuta martedì pomeriggio, quel nonno che ha avuto la forza di afferrare il suo nipotino dalla vasca di irrigazione per tirarlo fuori ed è corso disperato in auto all’ospedale “Busacca” per affidarlo ai medici. Ma non c’è stato nulla da fare.
Cinque anni. Una vita dinanzi. Una vita che Giovanni non avrà la possibilità di vivere. Perché è stato strappato a questo mondo. Qualcuno ieri diceva che il bambino “è stato rubato” al suo futuro da una sorte beffarda che non gli permetterà di vivere il suo presente, circondato dall’affetto che i familiari nutrivano per lui. Ma questo genere di amore è per sempre e vince sulla morte.

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