Economia Ragusa 26/06/2015 21:19 Notizia letta: 4859 volte

Cin cin, riempimi di royalties

Le società petrolifere si arricchiscono alle spalle dei ragusani
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Ragusa - Bevete latte e crescerete sani. Recitava così, pressappoco così, un motivo pubblicitario degli anni ’80.
A Ragusa, terra di massàri e masserie, di latte se n’è sempre prodotto tanto e se ne munge, con qualche difficoltà, ancora. Se ne potrebbe spremere e vendere un tantino di più, a dire il vero, sarebbe bastato ieri e basterebbe oggi un aiuto, anche piccolo, per i produttori in grandissima difficoltà economica; solo che il sindaco del comune capoluogo, Federico Piccitto, si è messo in testa di fare il petroliere e di agricoltura e allevamento se ne preoccupa poco e niente.
Bruciate petrolio e crescerete sani!
Sarà questo, forse, il claim della Ragusa 2.0 governata dal movimento cinque stelle?
Lo scenario economico della città di Piccitto, che brucia come Sagunto mentre a Palermo si discute di royalties e perforazioni, offerto alle valutazioni statistiche, è a dir poco disastroso.
Una zona artigianale fantasma, col 60% delle imprese che hanno chiuso battenti e saracinesche negli ultimi 10 anni, fa da proscenio a una percentuale di disoccupazione che gratta il cielo e non vince: a Ragusa, infatti, un giovane su due non ha lavoro. A Ragusa, inoltre, una donna su due non ha e nemmeno cerca lavoro, perché tanto non ne troverebbe.
Ma le royalties dei proventi del petrolio di Eni e Irminio, vituperate dagli ambientalisti e amate dai cinquestelle, che fine hanno fatto? Il bilancio comunale ha preso qualche chilo di troppo: tutta salute! direbbe il sindaco; ma sul welfare poco o nulla è stato fatto. Le royalties del comune più trivellato del sud est non servivano a creare nuova occupazione, a finanziare e moderare sviluppo economico e ingiustizie del sociale?
Pare di No. Sembrerebbe proprio di No a leggere le cronache di guerra che arrivano dal fronte cittadino, economico e sociale.
L’edilizia scolastica? Gli istituiti cadono lentamente a pezzi in attesa della provvigione statale per il risanamento e la messa in sicurezza.
Le piccole e medie imprese? Non esistono quasi più.
Le banche? non danno affidamenti.
Qualcuno si è mai occupato della disponibilità delle banche ragusane che non concedono prestiti alle imprese e non sanno, si fa per dire, come investire e gestire la liquidità incassata?
Il modello Ragusa? È morto e sepolto.
Nel 2014 il sindaco di Ragusa ha ricevuto 16 milioni di euro dal petrolio. Il prossimo anno saranno 30 e forse più i milioni di euro messi a disposizione dalle royalties che, dopo le recenti autorizzazioni a perforare, potranno diventare ancora più succulente e oleose per le casse del comune.
Ragusa è uno tra i pochissimi comuni d’Italia a non aver avviato una procedura d’emergenza per stabilizzare i conti. Grazie al petrolio, soprattutto.
Il petrolio è una risorsa e siamo tutti, o quasi, d'accordo, ma delle centinaia di milioni di euro che incassano Eni, Irminio ed Edison dallo sfruttamento del sottosuolo cosa rimane a Ragusa e ai ragusani?
E le royalties del petrolio?
Conti del comune in ordine ed economia del comprensorio e stato sociale, però, al collasso.
Tutto in caduta libera nel grafico delle sorti economiche di Ragusa, città e dintorni. Banche, imprese, latte e derivati. Qui è l’inferno! O il paradiso, per alcuni; vedi il mercato degli affitti immobiliari, in continua crescita grazie al turismo legato alla magnificenza di Ibla e incoraggiato, così raccontano le cronache giudiziarie, ma anche quelle rosa, dalla bellezza di centinaia e centinaia di signorine che, con muta settimanale, pagano pigione, convengono in centro e divulgano felicità per tutto un popolo.
Sarebbe questo il nuovo modello economico della Ragusa perforata che beve petrolio, rinnega latte, ricotta, provola e passato, ma cresce sana grazie ai baci e alle carezze delle ragazze “Cin Cin”.
Cin cin, ricoprimi di baci, Cin cin, assaggia e poi mi dici, Cin cin, diventeremo amici; brinda alla fortuna festeggia con noi!
Cin!
Cin!

Redazione
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