Attualità Modica

Zonna in Paradise

L'installazione di Stefano Caruso
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Modica - “Zonna è un tèrmini propriu dâ cità di Muorica (…). Asèmpiu: "Chi zonna vuoi?" oppuru "Chi zonna si?", "Zonna a ca ti criau."
Questa breve citazione l’ho trovata “googlando” la parola “zonna” e “wikipedia” insieme. Come per magia, pampulu, pimpulu, ecco che compare una simpatica pagina di Wikipedia dialettale, con tanto di esempi della celeberrima parola modicana che, linguisticamente, rappresenta l’intera città. Ed è stato questo uno dei motivi che ha spinto un giovane artista di 25 anni, Stefano Caruso, a dedicare un’intera installazione a questa parola. Se durante le giornate di sabato e domenica avete fatto un giro per le vie del quartiere Monserrato e avete visitato l’evento artistico Welcome to paradise (tema di quest’anno “L’insolito umano”), ideato da Marcel Cordeiro, forse non vi sarà sfuggito che, ad un certo punto, una di queste vie era interdetta ai minori, con tanto di cartello. Sei istallazioni artistiche, infatti, hanno accompagnato i visitatori in un percorso particolarmente interessante. Ed ecco allora l’idea di Stefano Caruso che, con la sua “zonna”, ha voluto esprimere qualcosa di assolutamente“modicano”: rappresentare, dunque, un’intera città attraverso una parola dialettale che, almeno una volta nella vita, tutti hanno usato. L’artista, infatti, spiega: “E’ stata la mia prima installazione che ha avuto come tema qualcosa di modicano al 100%. Ero indeciso se fare la zonna o la cioccolata”, ci spiega sorridendo, e aggiunge: “Diciamo che la tentazione della cioccolata è stata forte”. In che cosa è consistita l’installazione? Stefano Caruso spiega: “L’idea è stata quella di riempire dei preservativi, che a me piace chiamare palloncini, con dell’acqua tonica. Grazie all’elemento chimico presente nell’acqua tonica, il chinino, utilizzando una particolare luce li abbiamo resi fluorescenti. In pratica si è trattato di un enorme lampadario”. L’origine di questa parola, però, rimane un mistero. Google non mi viene in aiuto, scomodare i greci o i latini mi sembra alquanto azzardato. Chiedo direttamente all’artista se ne sa qualcosa. Stefano Caruso, mi risponde: “A parte designare l’organo maschile, ho sentito dire da un signore anziano che l’origine, forse, deriva dal pezzo di stoffa che i sarti usavano per formare il cavallo dei pantaloni. Forse, tutto è nato da lì”. Forse. Ai filologi l’ardua sentenza.

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