Attualità Ragusa 06/07/2015 10:09 Notizia letta: 2496 volte

L'infradito tedesca, a Ragusa

Tristezza
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Ragusa - Dai recenti fatti greci ho tratto una trilogia per RagusaNews. Il primo articolo è stato quello dedicato alle giocatrici della nazionale tedesca di pallacanestro under 20 che hanno giocato a Ragusa e fatto sfoggio di un abbigliamento tipico della loro nazione (http://www.ragusanews.com/articolo/54769/le-giovani-atlete-figlie-della-merkel-si-distinguono-sempre).
Il terzo articolo lo proporrò ai lettori del nostro quotidiano online nei prossimi giorni e riguarderà il lavoro dei tedeschi.
Adesso il secondo, che è stato stimolato da quello che pensavo fosse solo lo sghiribizzo della moglie di un mio amico caro. Poi ho visto un’altra signora, poi ancora altre tre, dieci, venti signore ragusane apparentate da uno stile che a me risulta strano. Si consideri che io nulla comprendo di stile ed eleganza, essendo erede diretto di centinaia di generazioni di pastori dell’altopiano ibleo, racconto cosa ho visto in questo ultimo anno a Ragusa. Ho visto delle signore, età compresa tra i trentacinque e i cinquanta anni, vestire in una particolare maniera, e farne “sfoggio” in certe occasioni (tranne qualcuna, che ne ha fatto una sorta di divisa quotidiana). Sono quelle signore rubricabili nella “high society” iblea, fatta di ricchi professionisti, altrettanto ricchi imprenditori, blasonati di antico o moderno ceppo con qualsivoglia patrimonio, altri, terzi, satelliti che di quel mondo non dovrebbero a rigor di logica far parte ma ne fanno parte lo stesso. Le signore che da un paio di mesi escono di casa con canottierine leggerissime e di colori normalmente smorti: marroncino, crema, giallino paglierino, grigio di toni diversi, azzurrino da cielo londinese. Poi la gonna: obbligatoriamente svasata, lunga possibilmente fino alle caviglie e colori quasi sempre sul tono del marrone o dell’arancio, ma sempre tenuti. E infine il pezzo forte: le infradito di una celebre marca tedesca. Ed eccoci alla annunciata trilogia. Chi le ha comprate (spendendo molto di più di quanto si può spendere per un sandalo italiano certamente elegante e auspicabilmente anche comodo) sostiene che non può più farne a meno, per via di una indiscussa e indiscutibile comodità. Tanto le apprezza che le “monta” a fine maggio, appena in tempo per sentire nel piedino scoperto il leggero frescolino tipico delle sere di quel mese e in tempo anche per mostrarle alle mamme dei compagnetti di scuola del proprio figlio, e le “smonta” a metà ottobre. Se potesse, e qualcuna ci prova, le metterebbe anche a dicembre, quando è freddo (“basta mettere una calza pesante!”) e basta che non piova.
Ma il piede anche della più raffinata signora della Ragusa bene, profilato da quell’infradito marroncino (ne esistono diversi colori, ma se si esagera si va fuori tema, e allora….) rende immediata l’idea non tanto del francescanesimo, che anzi…., quanto, appunto, dell’atavica sadness tipicamente brandeburghese.
Si potrebbe pensare ad un rigurgito del movimento hippy, ma si esclude subito vista l’età delle protagoniste; al limite potrebbero essere figlie di donne che furono hippies tra il 1967 (quando i Beatles tornarono dal viaggio in India) e il 1977 (quando in Italia almeno si cambia registro e ci si tuffa nei violenti anni di piombo). Oppure potrebbe trattarsi di donne che a quel movimento fanno riferimento, per aver letto, per aver condiviso. E se così fosse anche stato, tale tesi è decaduta di botto ad una assemblea dei genitori di una scuola elementare ragusana, laddove una di queste signore, in divisa impeccabile (compresa una sciarpetta – pardon – pashmina coi i fiorellini color pastello) si è pubblicamente detta preoccupata per il potenziale danno – enorme – che poteva venire al proprio figlioletto di quarta elementare nel caso in cui a scuola le maestre si fossero azzardate a parlare di sesso, e soprattutto di gender.
A tranquillizzare la signora (che ovviamente era arrivata a scuola a bordo di una macchina ibrida che costa quanto un camion movimento terra) è stata la maestra di suo figlio, che candidamente ha risposto: “signora stia tranquilla, noi non facciamo nessuna lezione sessuale in classe, anche perché i ragazzini, compreso suo figlio, ne sanno molto più di me e di lei”.

Saro Distefano