Cultura Scicli 06/07/2015 20:55 Notizia letta: 5365 volte

L'ultima sinagoga

In via Duprè
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Madrid - “Sotto l’impero di Tito e Vespasiano avveniva la distruzione di Gerusalemme, e si fu allora che gli Ebrei si dispersero in tutto il mondo, ed in quell’epoca la Sicilia ne ricettò un gran numero, de’ quali n’ebbe la sua parte Scicli, ove stazionarono sino alla loro totale espulsione; ed in questa città talmente si accrebbero, per quanto si aveano in Scicli tre sinagoghe, alle quali di poi per adulare i Saraceni, signori dell’isola, le imposero il nome di moschee o meschite, come rilevasi da un atto de’ 7 novembre IX ind. 1624 presso il notar Carlo Damiata.”
Questo l’incipit del capitolo sugli “Ebrei in Scicli” nel famoso libro di memorie manoscritto dell’Arciprete Antonino Carioti: “Notizie storiche della Città di Scicli” Vol. I.
Il prelato così continua:
“Una di queste tre sinagoghe era contigua al cimitero della Matrice Chiesa (San Matteo, ndr), come lo contesta quell’atto in notar Giovanni Vaccaro della XV indizione 1481, al foglio 40.”
La seconda sinagoga il Carioti la situa, in effetti, in una grotta di proprietà di un tal Giovanni Vaccaro, nei pressi della porta di Modica che immetteva nella città fortificata, comprata dai maggiorenti della comunità ebraica sciclitana per destinarla a luogo di culto, grazie alla sua contiguità con la precedente.
“La terza sinagoga – c’informa sempre il Carioti – (gli Ebrei, ndr) l’avevano non lungi dalle radici della collina, e segnatamente nelle vicinanze della chiesa di Santa Maria Maddalena, come lo contesta quell’atto dell’anno 1471 presso il medesimo notar Giovanni Vaccaro.”
Lo storico continua:
“I nostri Ebrei aveano il loro ghetto in quella località poco distante dalle due prime or descritte sinagoghe, che tuttora appellasi del Balzo, la cui strada si avea il nome di Judeca, voce corrotta da Iudea: ciò si conosce da un atto presso il notar Giovanni Xifo della III ind. 1347, foglio 72 in contrada Matrice.”
Nel volume secondo delle memorie il Carioti ritorna sull’argomento nel Libro III Capo VIII a proposito “Della chiesa di S. Giuseppe, grancia della Chiesa Madre, di tutti le chiese e confraternite dentro la città fuori”:
“La chiesa di Santa Maria Maddalena è una delle antichissime, che prima restavano fuor le mura della città antica, e nella pianura, che stendesi alle radici del giogo ove lo fu anticamente Scicli. Restò nel vignale di Antonino Arizzi antico cavagliere, benché ora lo sia dentro la città.
Ebbe beneficio semplice, come da un accordio seguito tra Don Antonino Fede con Don Antonino Amico, canonico della cattedrale di Siracusa, cossì in notar Lorenzo Vaccaro 22 aprile 2 indizione 1502. Nel 1530, 3 indizione, 11 marzo. Don Giovanni Ventimiglia, governatore di Modica a nome del conte padrone del contado fece elezione di detto beneficio doppo la morte del Fede. In detto anno a primo settembre lo fu Don Giovanni Campailla per privilegio spedito in Cancellaria, la cui elezzione precedette in notar Bartolomeo Terranova 16 maggio di detto anno a fog. 188.”
In seguito un altro storico locale sciclitano, il canonico Giovanni Pacetto, nelle sue “Memorie civili ed ecclesiastiche della città di Scicli” amplia la ricerca sulla chiesa e alla fine ricorda quanto già scritto su di essa dal Carioti:
“Il nostro Carioti ne’ suoi manoscritti ci riferisce “che una delle due sinagoghe che gli Ebrei aveano in Scicli era fuori dell’abitato della Città, alle falde della Montagna, ove attualmente vedesi la Chiesa di Santa Maria Maddalena penitente. Questa Chiesa un tempo ne avea il patronato la famiglia Grimaldi; oggi però appartiene alla Famiglia Penna.”
Il Cataudella, altro eminente scrittore di storia locale, nel suo “Scicli, storia e tradizioni”, al capitolo intitolato “Gli ebrei in Scicli”, così si esprime:
“Nel secolo XV, i notari Stilo, Failla, Vaccaro, Xifo, ci danno notizie sulla dimora in Scicli degli Ebrei, i quali pare vi risiedessero già da alcuni secoli.
Nel 1461, con atto in notar Vaccaro, acquistarono una grotta, presso la Porta di Modica, nell’antico abitato, per installarvi la loro Sinagoga. Un’altra Sinagoga aveva sede, a piè del colle della Croce, presso alla Chiesa della Maddalena.”
Sulla partenza degli ebrei da Scicli il Cataudella così ancora c’informa:
“Gli Ebrei di Scicli vendettero le due Sinagoghe, e il luogo della meschita (v. Incipit Carioti, ndr) al Governatore della Contea di Modica, che rappresentava il Conte. L’atto di vendita in notar Lorenzo Vaccaro, è del 1492 (anno dell’editto d’espulsione dei re Cattolici, ndr).
I nostri Ebrei s’imbarcarono a Pozzallo, il 20 settembre dello stesso anno.”
Tanto nel testo del Pacetto (1806-1868) e, molto di più, nel testo del Cataudella (1887-1971) l’identificazione della terza sinagoga, l’ultima, con la chiesa di Santa Maria Maddalena è corretta ed esplicita poiché questi ultimi due storici locali non avevano più il timore di un’eventuale rappresaglia da parte del Tribunale della Santa Inquisizione.
Il Tribunale del Santo Officio, infatti, era stato abolito in Sicilia dal Viceré Caracciolo su Decreto di re Ferdinando I di Borbone del 27 marzo 1782.
In quell’occasione il Viceré aveva ordinato di dare alle fiamme non solo l’archivio ma anche tutti i sigilli e gli strumenti che nel tribunale si trovavano.
Questa fu la vera ragione per cui la memoria di molti processi siciliani andò perduta.
Solo temporaneamente, per fortuna.
Durante il riordino degli Archivi di Stato spagnoli, per una beffa della sorte, furono ritrovati i duplicati di parecchi procedimenti (oggi parleremmo di Back up) grazie ai quali ci è stato possibile ricostruire l’intero operato del Tribunale della Santa Inquisizione nell’isola e restituire, così, alle vittime la pietà e la giustizia che le furono negate.
Ecco svelato il vero motivo per cui il Carioti (1683-1780) situa l’ultima sinagoga “segnatamente nelle vicinanze della Chiesa di Santa Maria Maddalena”. Il nostro arciprete usa, infatti, quel linguaggio ridondante e prudente per non incorrere nei fulmini del Santo Officio (così era chiamato il tribunale dell’Inquisizione, ndr) molto attivo ai suoi tempi e tanto sensibile alla questione ebraica.
Voglio sperare che la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali della Provincia di Ragusa, d’accordo con l’Amministrazione Comunale di Scicli, voglia salvare quest’ultima reliquia restaurandola e conservandola per le generazioni future, a testimonianza di una storia ebraica che mai fu dimenticata dalla città.
Sollecito ancora non solo le altre confessioni religiose oggi presenti e operanti in Città ma, soprattutto, l’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in Italia) perché con il suo sostegno contribuisca al recupero di un bene così importante per l’identità della città di Scicli e per la ricostruzione storica della presenza degli ebrei nell’antica Contea di Modica.
CREDITI
Antonino Carioti, Notizie Storiche della Città di Scicli, a cura di Michele Cataudella, ed. Comune di Scicli, La Grafica, Modica, luglio 1994
Giovanni Pacetto, Memorie istoriche ed ecclesiastiche della Città di Scicli, a cura di Antonio Sparacino, Grafiche Santocono srl, Rosolini, 2009
Bartolo Cataudella, Scicli storia e tradizioni, ed. Comune di Scicli, La Grafica, Modica, luglio 1988
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