Economia Ragusa

Eni dona 30 mln a Ragusa, ma ricorre al TAR per nuove perforazioni

I soldi addolciscono tutto

Ragusa - No alle trivelle nelle nostre campagne, No alle trivelle nel nostro mare. Ragusa, insomma, dice No al petrolio. Per scherzo, però. Perché la realtà racconta tutta un’altra storia: il movimento cinque stelle capeggiato da Federico Piccitto, col No canticchiato al petrolio -tanto per far pace col meetup sempre in assetto di guerra contro le energie non rinnovabili e, soprattutto, col Beppegrillo pensiero- sporco, brutto e cattivo ha risolto, in verità, tutti i problemi di bilancio.
Trenta milioni di euro, provenienti dalla royalties del 2014, sono stati incassati in queste ore dall’amministrazione comunale di Ragusa. Quasi cinquanta milioni di euro in sedici mesi, se aggiungiamo la rimessa royalties del 2013. Un’enormità!
Un vero e proprio affare quello del petrolio che scorre nel nostro sottosuolo, per i petrolieri e pure per le amministrazioni comunali. Proprio un bell’affare. Coi risvolti propri della commedia all’italiana, in cui i contenuti comici del racconto venivano, quasi sempre, moderati da una tristezza di fondo.
E col petrolio, a Ragusa, è commedia pura.
Anche perché la farsa del No alle trivelle, continua, mica è finita. Piccitto ha concesso a buon mercato le campagne di Buglia Sottana alle trivelle della Irminio srl, e si appresterebbe a dare un fasullo benservito ad Eni, costretta a ricorrere, la notizia è di questi giorni, al Tar per avere ragione su un decreto dell'assessore ai Beni culturali che, nel 2010, ha voluto l’adozione dei vincoli di un Piano Paesaggistico per tutte le attività economiche del territorio.
È pura finzione il No ad Eni, ci mancherebbe: la giunta Piccitto dà tutte le comodità di perforazione alla Irminio e stopperebbe le trivelle di Eni con la scusa del piano paesaggistico per la provincia di Ragusa?
Il movimento cinque stelle direbbe No alla mamma che ha partorito cinquanta milioni di royalties per il bilancio comunale di Ragusa città?
Stopperebbe, al condizionale, infatti. Perché poi la storia del petrolio ragusano ancora da sfruttare verrà scritta dal movimento a cinque stelle con verbi coniugati tutti all’indicativo, con tanto di salamelecco finale nell’orgasmo dei Sì, Sì, Sì, Sìììììì… per le società richiedenti le autorizzazioni.
Proprio come avveniva nelle commedie sexy e goderecce all’italiana, del tipo, la moglie al mare e l’amante in città o, Giovannona coscialunga disonorata con onore.
Storie d’affari e di pruriti. Così è la storia del petrolio ragusano.
Cinquanta milioni di euro, in appena due anni di pagamento royalties, per il Sindaco del Comune di Ragusa, città a forte vocazione turistica in cui le attività di estrazione sono giudicate incompatibili dal piano regolatore generale e paesaggistico. Nel 2016 arriveranno almeno altri 30 milioni di euro.
E saranno 80, in totale. Fin qui si parla d’affari.
Poi entra in scena il prurito: a fine mandato, Piccitto, coi soldi del petrolio ragusano potrebbe ripianare il debito della Grecia, o dopo il No al parteneriato con la Irminio srl pensare seriamente alla svolta accademica del Ragusa calcio: acquistare il cartellino di Messi, Leo Messi, dal Barcellona e volare in serie A.

Mazzabu’, quante corna stanno quaggiù!

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