Attualità Ragusa 10/07/2015 01:22 Notizia letta: 2202 volte

I tedeschi, padroni dell’Europa, lavorano pochissimo

La lezione di Angela
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Ragusa - Leggendo i giornali e ascoltando le televisioni, il cittadino medio come potrei essere io si forma una sua idea. Di questi tempi l’argomento principe è ovviamente la crisi finanziaria della Grecia e il rischio che l’intera Europa corre, o che quantomeno corre la sua moneta unica. Qual è l’idea che ci si fa in questi giorni? Semplicissima, traendola dalla celebre favola di Esopo: la Germania è la formichina, e la Grecia è la cicala.
Anche trascurando il fatto che nel 1945 alla Germania, totalmente distrutta dalla guerra venne concesso un favore di non poco conto, ovvero l’azzeramento del suo enorme debito pubblico, ad approfondire l’argomento si scopre una semplice verità, o supposta tale: non è come si pensa. O meglio, la Grecia potrebbe essere stata ed essere tuttora una cicala (ma si dovrà sempre usare il condizionale), ma la Germania non appare propriamente come una formichina. O quantomeno non sono formichine i tedeschi.
Ma per comprendere meglio è sufficiente affidarsi al pensiero di un mio caro amico, un ragusano ormai da anni emigrato in Germania. Lui lavora in un cantiere navale del Nord del Paese, dove si costruiscono le enormi navi da crociera.
Ebbene, sostiene il mio amico (persona seria e degna di ogni fiducia) che dopo anni di vita e lavoro nella “locomotiva dell’Europa” si è ormai definitivamente convinto che in realtà non è affatto vero che i tedeschi si ammazzano di lavoro. Al contrario, esattamente l’incontrario. “I tedeschi – mi spiega il mio concittadino – lavorano il giusto indispensabile, al limite di meno, ma mai di più. E però, nella loro grande intelligenza, fanno lavorare, e moltissimo, i non tedeschi. Soprattutto polacchi, ungheresi, turchi, rumeni e negli ultimi tempi anche molti italiani, che, per la cronaca, vengono considerati e trattati come noi italiani trattiamo i rumeni in Italia. I tedeschi – continua il mio amico – lavorano oggettivamente poco, quanto basta per giustificare lo stipendio e poi pensare ad altro, a tutt’altro: lo sport, il tempo libero, lo shopping (mai eccessivo), la birra. È chiaro che non è così per tutti i tedeschi, per esempio, non saprei se a livello manageriale sia effettivamente così, ma a livello di operai, al mio livello insomma, è esattamente così”.

Saro Distefano