Attualità Chiaramonte Gulfi 21/07/2015 12:36 Notizia letta: 4005 volte

Mani pulite

Il racconto del sapone
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Chiaramonte Gulfi - E’ un’arte antica, ma ancora viva nella memoria e nelle mani di tante donne della nostra terra. Molti hanno imparato guardando la mamma o semplicemente, con il passare del tempo, è diventata una cosa naturale perché tutti, almeno fino a qualche decennio fa, avevano l’abitudine di fare il sapone in casa. Gli ingredienti sono semplici: olio d’oliva, acqua e soda caustica. Tutto qui. Ma come tutte le cose semplici ed efficaci, esistono alcuni piccoli segreti per rendere questo prodotto ancora oggi attuale e, per certi versi, insuperabile. Abbiamo voluto incontrare due signore chiaramontane che, ancora oggi, non solo fanno il sapone in casa alla vecchia maniera, ma continuano anche ad utilizzarlo. Oltre ad essere vicine di casa, sono anche due amiche da tantissimo tempo: Giovanna Presti, 59 anni e Giovanna Lucifora, 75 anni. Mi accolgono nel giardino, in una afosa serata estiva e cominciano a raccontarmi i segreti e la “ricetta” del vero e unico sapone fatto in casa. A Giovanna Presti, chiedo:
Da quanto tempo realizza il sapone fatto in casa?
“Saranno circa 20 anni. Ho iniziato con mia mamma e da allora non mi sono mai fermata”.
La ricetta, in realtà, è molto semplice: acqua, soda caustica e olio. Che tipo di olio si usa?
“Si usa l’olio d’oliva, ma originariamente si utilizzava l’olio d’oliva in esubero: ad esempio si riciclava quello utilizzato nelle conserve oppure quello che veniva ricavato dal fondo che si depositava nelle giare. E, infatti, il sapone principalmente si faceva in primavera, quando le giare venivano pulite. Non si buttava veramente niente. Oggi, ovviamente, si usa anche olio più pregiato”.
Qual è il procedimento?
A questa domanda, mi risponde Giovanna Lucifora: “Si usano 5 litri d’olio, 10 litri d’acqua e un chilo di soda caustica. Con questa dose non viene tantissimo sapone, una quantità sufficiente per una famiglia. Dopo, si lasciano cuocere gli ingredienti per almeno due ore. Man mano, si noterà che il sapone “sale”, un po’ come avviene quando si prepara la ricotta. A questo punto, il composto si raccoglie in una bacinella, ovviamente quando è tiepido. Una volta, veniva poi sistemato nelle cassette di legno, foderate con delle lenzuola per non farlo scivolare. Oggi, invece, si possono usare tranquillamente i contenitori di plastica”.
Quanto tempo bisogna aspettare per il raffreddamento?
“In primavera o quando non fa troppo caldo, si raffredda in una notte. Se fa caldo, ovviamente, ci vogliono un paio di giorni. Ma non conviene fare il sapone d’estate, anche perché rischia di non cagliare. Dopo il raffreddamento, si può tagliare in panetti per l’utilizzo”.
Ultimamente c’è una grande riscoperta dei prodotti della tradizione. Anche il sapone di casa. Quali sono i suoi utilizzi?
Risponde Giovanna Presti: “Una volta veniva utilizzato per tutto: sia per i vestiti che per il corpo. Tra l’altro, era un sapone di colore marrone, scuro, perché ovviamente l’olio utilizzato non era pregiato. Oggi, invece, viene bianco e candido. Si può tranquillamente utilizzare per il corpo, anzi, molti stanno riscoprendo le virtù del sapone di casa per combattere piccole dermatiti, foruncoli, proprio perché è naturale al 100%”.
E’ possibile aggiungere oli essenziali o altre profumazioni al sapone di casa?
“Certo. Una volta venivano inseriti i pezzetti dei fusti del fico d’india, quelle che vengono denominate “pale”. Gli dava una consistenza più gelatinosa. Io, oggi, metto l’aloe vera, che è miracolosa. Oppure, se uno vuole fare un sapone profumato, può aggiungere gli oli essenziali”.
Non c’è qualche trucco che veniva utilizzato per capire se il sapone era pronto o no?
“Beh, una volta, la cosiddetta “pala”, veniva utilizzata come un cucchiaio: si faceva raffreddare un pezzettino di sapone e si lavorava a forma di salamino arrotolato. Poi, si buttava in un secchio d’acqua fredda e si tagliava per capire se era cotto o no. Sono piccoli trucchi per capire se era pronto oppure se aveva ancora bisogno di tempo per la cottura. Se restava morbido, allora voleva dire che era poco denso e si aggiungeva ancora un po’ di soda. Se era troppo denso, invece, si aggiungeva acqua. Diciamo che la dose iniziale veniva aggiustata strada facendo e questo dipendeva dalla soda che, all’epoca, non era sempre la stessa. Veniva, infatti, venduta in pezzi”.
In un mondo in cui è possibile comprare saponette praticamente ovunque, perché produrre ancora il sapone fatto in casa?
“Mi piace produrlo per me e spesso lo regalo agli amici. E poi, la ragione principale, è che non buttiamo via l’olio. Per quanto mi riguarda, non ho mai comprato un sapone industriale per lavare i vestiti”.

Irene Savasta