Cultura Ragusa

La Colonnella

Storia di una maestra
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Ragusa - Storie di famiglia, autobiografie e biografie, scritte dai protagonisti o da chi ha avuto uno stretto rapporto di parentela con la persona di cui è tracciata la storia di vita, sono contenute in un nuovo percorso del portale dell’Archivio degli Iblei che si arricchisce adesso con la storia di Giovanna La Cognata, la maestra “colonnella” delle Giovani Italiane durante il regime fascista.
Non era una “donna illustre”, come sottolinea la figlia Laura Barone nella premessa del suo racconto, ma come molte storie individuali apre spiragli significativi su aspetti della vita sociale, economica e politica che interessano l’intera comunità. La storia di Giovanna mostra per esempio come anche nell’angolo più estremo della Sicilia, quello degli Iblei, i processi di modernizzazione e di emancipazione femminile sono stati sostenuti da individui e famiglie che hanno assegnato all’istruzione un valore altissimo: quello di essenziale risorsa in vista dell’obiettivo della mobilità sociale. Anche il fascismo, non senza contraddizioni, giocò un ruolo fondamentale in questo processo: irreggimentò le donne, sin da bambine, nelle organizzazioni del PNF assegnando loro il compito di prolifiche fattrici di una “nuova stirpe italica”, e a tal fine le spinse a praticare gli sport per irrobustire la razza e a uscire fuori casa per partecipare alle attività previste dalle diverse organizzazioni del partito fasciste. Fuori dallo stretto controllo dei genitori, appariva un modo per assaggiare quel po’ di libertà fino ad allora preclusa, come racconta la stessa anziana maestra nel 2006 in un’intervista rilasciata nell’ambito di un progetto del Circolo Didattico Palazzello, pubblicata in appendice all’articolo di Laura Barone. Nella stessa pagina internet vengono ripubblicate alcune note, dei bozzetti, di cui è autrice sempre Laura Barone, precedentemente editi nella testata online «Ragusa Oggi». Sono testi scritti con brio dove sono ricordati episodi e aneddoti, spesso con risvolti umoristici, della vita della madre e della famiglia. I racconti ambientati alla fine degli anni Trenta lasciano emergere quelle piccole crepe rispetto all’adesione totale al fascismo che poi, nel corso dei disastri della guerra, si sarebbero tramutate in voragini, confermando così le tesi di quegli storici (Emilio Gentile e di recente Paul Corner) che individuano il fallimento principale del fascismo nell’incapacità di raggiungere l’obiettivo di costruire una nazione di “veri fascisti”: si trattava di un “totalitarismo imperfetto” al quale molti aderirono fin quando era conveniente farlo, ovvero più strumentalmente che idealmente. Il racconto dedicato insieme alla madre e al padre, entrambi maestri ma con orientamenti politici diversi (il padre era socialista), è invece ambientato negli anni del dopoguerra, quando sembrano perfettamente convivere atteggiamenti in perfetta continuità con il periodo precedente con altri decisamente più allineati ai “tempi nuovi” della Repubblica e della ripresa della democrazia.
Fra gli altri contributi un’intervista video rilasciata nel 1990 a Franco Portelli per il programma Rotonova dell’emittente Tele Nova e un ricco album di famiglia che inizia con le antiche foto dei genitori di Salvatrice Guastella, madre di Giovanna La Cognata e ostetrica diplomata. Salvatrice, così come il marito Giorgio La Cognata, aveva conseguito il diploma di quinta elementare, allora un segno importante di distinzione sociale.

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