Cultura Modica 22/07/2015 18:38 Notizia letta: 3030 volte

Padre Vincenzo Lupo, il modicano che osò sfidare l'Inquisizione

Eresia
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Modica - Vincenzo Lupo fu un sacerdote modicano “de missa” convertitosi al luteranesimo.
Per questo motivo fu nel mirino del Santo Officio di Modica che non solo lo denunciò ma lo trattò con una crudeltà inaudita.
La prima notizia del suo processo risale al 1586. In questa data la Relacion de causas (una sintesi dei processi che periodicamente il Tribunale palermitano dell’Inquisizione inviava in Spagna, ndr) riporta i capi dell’accusa e la sentenza data:
“Per aver battezzato calamite con olio santo e con lo stesso rito con il quale si battezzano le creature. E non solo calamite ma anche scudi d’oro affermando che per ogni scudo speso un altro per miracolo ritornava alla sua borsa, ecc...
Abiurò de vehementi; fu sospeso dal sacerdozio per sei anni; per altrettanto tempo condannato al remo nelle galere; trascorsi questi anni il Santo Officio gli comunicherà ulteriori provvedimenti.”
Durante l’interrogatorio il poveretto in verità aveva confessato ciò che gli inquisitori volevano sentire.
Inezie, in effetti, ma atti ritenuti in quel tempo pericolosi e tali da motivare una condanna così esemplare.
Dopo la dura persecuzione di mori ed ebrei, i luterani furono l’obiettivo privilegiato del Santo Officio nella Contea di Modica.
Il Concilio di Trento aveva spento da qualche decennio i riflettori e l’eresia luterana si era molto diffusa in questo estremo lembo di Sicilia.
Per una naturale disposizione del territorio, la Contea di Modica si trovava e si trova, in effetti, nel centro geografico del Mediterraneo, crocevia di tutti i commerci marittimi, prossima all’arcipelago maltese dove già erano state registrate conversioni e piccole comunità luterane (1).
Nei numerosi processi dell’Inquisizione da me esaminati ho avuto modo di constatare che di solito le accuse si ripetevano con un impianto ben consolidato e una regia che non esito a definire diabolica.
Alla fine di ogni interrogatorio ciascun/a malcapitato/a finiva per confessare di aver battezzato calamite, di avere bestemmiato il nome di Gesù, della Vergine Maria e dei Santi, di aver confezionato fatture e di essersi vantato di frequentare streghe e comandare demoni o di aver avuto rapporti sessuali contro natura.
Un universo magico, frutto della mente perversa degli inquisitori, s’incarnava nelle parole delle confessioni, quasi sempre estorte, per giustificare la paura dell’ignoto che, spesso, irrompeva nel quotidiano con epidemie e fenomeni naturali quali terremoti, inondazioni, siccità.
La morte, sempre in agguato, era esorcizzata e, per questo tenuta lontana, dalla spettacolarizzazione di una fede che voleva nel più profondo dei suoi significati, placare Dio.
Gli autodafé erano tutto questo, in buona sostanza.
Gli Inquisitori palermitani nel dare notizia all’Inquisitore Generale di un autodafé celebrato nel 1588 aggiungono con orgoglio: “che la celebrazione è stata molto edificante per il Popolo e crediamo che anche il Signore Gesù Cristo la abbia gradita”.
Questa citazione la troviamo, infatti, proprio nel secondo autodafé che vide sfilare nel giorno della festa di San Barnaba per le vie di Palermo il nostro povero padre Vincenzo Lupo, relapso, cioè recidivo.
Il secondo processo, regolarmente annotato nella Relacion de causas che fu spedita a Madrid il 3 novembre del 1588, fa riferimento al precedente del maggio del 1586 e riporta integralmente i capi d’accusa con la sentenza emessa in quell’occasione.
Gli Inquisitori, però, in questo caso sono assaliti da un dubbio.
Riferiscono che lo stesso soggetto era spontaneamente comparso davanti al Tribunale del Santo Officio per autodenunciarsi ancora degli stessi reati già commessi in precedenza.
Formalizzano, quindi, un altro procedimento a suo carico per il quale assumono nuove informazioni interrogando compagni di galera.
A quanto pare, nessuno dei testimoni sentiti ha mai notato atteggiamenti strani nel reo e tanto meno ha sentito dal reo parole o frasi che potessero essere oggetto di scandalo.
La nuova causa, allora, esaminata con l’Ordinario da sette consultori, sarà rimessa all’Inquisitore Generale perché questi disponga, in ultima analisi, se ammetterla a sentenza o meno.
Fin qui il processo potrebbe sembrare uno dei tanti, uno dei soliti.
Ma non è così.
Un documento che io con un po’ di fortuna ho ritrovato presso l’Archivio Storico Nazionale di Madrid fuga ogni dubbio sulla figura di padre Vincenzo Lupo.
Fa luce sul primo giudizio.
Giustifica, infine, le perplessità degli Inquisitori palermitani che per la miopia della loro fede non riuscirono ad afferrare la grandezza, la novità e l’autenticità del pensiero del sacerdote modicano.
Padre Vincenzo era diventato un ardente luterano e, nel secondo processo, armato solo della cieca perseveranza della fede, aveva cominciato a sfidare il Santo Officio corrotto e scristianizzato del suo tempo.
I peccati di magia e superstizione che attribuirono alle sue confessioni fanno parte, in effetti, di quell’impianto accusatorio che trovava riscontri solo grazie alla pratica della tortura. Ciò che invece aveva davvero confessato, a mio avviso, erano semplicemente le ragioni della sua vera speranza.
Lo aveva fatto a dispetto di tutte le condanne, andando incontro a una morte certa.
Ecco, qui di seguito, la traduzione di questo venerabile documento che accompagna una lettera con la quale gli Inquisitori palermitani chiedono all’Inquisitore Generale un carcere più adeguato della fortezza di Castellammare.
E la ragione da loro invocata era proprio il biglietto del nostro Padre Vincenzo che, per non avere trovato posto in una struttura adatta, era stato condannato al remo e per questo si disperava.
La vera preoccupazione degl’Inquisitori, però, era la fede dell’uomo resa ancora più molesta dalla caparbia con cui la ostentava, nonostante gli fosse stato severamente proibito.
Padre Vincenzo inviò il biglietto al Santo Officio di Palermo il 9 ottobre del 1592 dalla Galera Santa Eulalia dove stava scontando la sua pena.
“Illustrissimi Signori Inquisitori,
Vincenzo Lupo di Modica, condannato da questo Santo Officio, ha mandato diversi memoriali affermando di essere luterano e di voler vivere da luterano. Uno di questi memoriali lo mandai dalla galera La Galeota e, per averlo scritto, mi furono date cento bastonate. Ma sappiate che io vi denuncerò al Viceré perché non mi avete voluto fare giustizia e continuate a ingannare i poveri cristiani come prima avete ingannato me.
Solo Dio è vero, giusto e santo. Non il vostro Tribunale costituito da gente falsa.
Vi ho scritto che vivrò da luterano e che sono stato luterano, vi ho scritto della santa vita di Martin Lutero, che la confessione così com’è fatta non è un bene, che bisogna vivere da luterano non da cristiano (si riferisce allo stile cristiano poco edificante degli Inquisitori, ndr) e confermo tutti i memoriali che ho scritto e fatto scrivere e rimessi a questo Santo Officio.
Io Prete Vincenzo Lupo di Modica.
Scritto nella galera Santa Eulalia il 4 ottobre 1592.”
Con molta probabilità Vincenzo Lupo morì dopo averlo scritto. La condanna al remo era una delle più dure, infatti, e pochissimi le sopravvivevano.
Il biglietto fu poi tradotto dall’Italiano allo Spagnolo e inserito in una raccolta di lettere custodita nel Secreto dell’Inquisizione.
Il documento è, in effetti, il testamento spirituale del sacerdote, la chiave di lettura del suo comportamento, una vera confessione di fede, scritta con tutto il trasporto della sua anima, un importante dito puntato contro l’Inquisizione del tempo.
A questo martire coraggioso e indomabile va tutta la mia ammirazione e la mia stima.
Ho voluto ricostruire e far conoscere la sua storia per un debito di onestà che la sua memoria richiede.
Voglio sperare che la mia stessa ansia di giustizia animi gli attuali Amministratori della città di Modica e li motivi a un riconoscimento pubblico postumo di un loro grande concittadino che sfidò il Santo Officio e lo vinse.
Risarcimento che ritengo necessario e fortemente auspico.
(1) AHNM, Inquisicion, L.878
Natal Casar, maltese, stabilitosi a Terranova (Gela, ndr), grande luterano, nel 1554 è arrestato ed estradato a Malta per essere giudicato. “Fue holgado mucho porque no se podia huir y podemos mejor haverlo por las manos”. (fu lasciato molto in ozio perché così non avesse la tentazione di fuggire e noi potessimo controllarlo meglio, ndr)

Trascrizione dei documenti:
PRESTE VIÇENÇIO LUPO

AHNM Inquisicion, positivo 2540
1586

Preste Viçençio Lupo, saçerdote de missa, natural de Modica , compliçe en el mesmo delicto con el sobre dicho preste Alejandro, (por haber baptizado una calamita o piedra iman con olio sancto y con las mesmas ceremonias que se baptiza una criatura, y de la misma manera baptizo çiertos scudos de oro, diziendo que gastando uno de aquellos se le bolvia luego a la bolsa, etc...).
Abjuro de vehementi y fue suspenso del exercicio de sus ordenes por seis años y por el mismo tiempo sirva en las galeras al remo, y cumplido el dicho tiempo buelva al S.to Officio donde se le ordenara lo que à de hazer.
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AHNM Inquisicion, L.879 pag. 12/V
Recibida en Madrid iij de Noviembre 1588
Ayer dia de S. Barnaba celebramos auto de fee, salieron a el las personas contenidas en la Relacion que embiamos con esta a V.S.
A sido de mucha edificacion del Pueblo, creemos N.ro Señor se abra servido con ello.
Tambien va la relacion de causas despachadas entre año hasta oy.
Pag. 13/V
Preste Viçencçio Lupo saçerdote, natural de la tierra de Modica, en este Reyno, fue penitençiado en este S.to Officio por Mayo de 1586, y abjuro de vehementi, por aver hecho invocaçiones y adoraçiones al demonio, con sacrifiçios funestos y nefarias preçes como largamente dimos cuenta a V.S. entonces y consta por la sentençia que juntamente con su proceso embiamos a V.S. por estar en estado de Relapsia. Por el mes de Março proximo passado spontaneamente compareio en este Tribunal y confeso haber reinçidido en las mismas invocaçiones y adoraçiones del demonio ayunando y diciendole oraçiones como mas largamente pareçe de sus confesiones que van con esta/
Echas diligencias para saber si en la galera avia sido visto hazer estas cosas y escandalizado alguno con ellas, no parecio saberlo nadie. Y assi no haviendo mas contra el de sola su espontanea confession, vista su causa con el ordinario y siete consultores, fuymos todos del parecer que V.S. veran por el voto, suplicamos a V.S. mande de terminar lo que en este caso y los semejantes ayamos de guardar.
Dios Guarde a V.S.
De Palermo y de septiembre 6 de 1588
Ill. Licenziado Corrionero
Ill. Dr. Paramo
Dr. Don Lope Varona
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AHNM Inquisicion, L.880
Ppag. 363
Recibida Madrid 3 de Diziembre 1592
+
Muchas vezes havemos escrito a V.S. la falta que ay de carceres en esta Inquisicion y que por no tenerlas perpetuas los penitentes que se havian de recluir en ellas se llevan a galeras adonde con la poca doctrina que tienen y la mala vida que se les da ayudados de su mala jnclinacion facilmente se vienen a desesperar y perder las Almas como se ha visto estos años atras con Jacobo Bruto que fue relaxado y Viçençio Lupo que al presente esta en galera por orden de V.S. el qual noobstante que se havia prohibido escrivir ha embiado a este S.to Officio un memorial de pocos dias a esta parte en el qual dize que es lutherano y que quiere vivir como tal con otras cosas que V.S. vera por el cuya copia va con esta, y visto el daño e ynconvenientes que de no tener estas carceres se siguen en cumplimiento de lo que V.S. mando por su carta de 25 de hebrero 1570. Hemos hallado casa al proposito a la vista deste castillo con nueve aposentos en la qual el fisco deste S.to Officio tiene parte como bienes que fueron del Dr. Joan Guillermo Bonincontro reconçiliado y hasta que se acabe el pleito que con los hijos y herederos del dicho doctor Bonincontro se trata, el fisco posee estas casas y las alquila de ordinario en treinta y seis onças de las quales se sacan doze onzas que se pagan de çenso y lo demas que para el reparo de ellos cada año es necessario y asi no se va menester comprar casa conforme a la comission y orden que nos havia dado V.S. por la misma carta para en el entretanto que su Mag/d haze merced de otra que sea a proposito para este effecto, y se ha aderezando esta para que desde luego pueda servir a los penitentes, y buscarse ha persona qual convenga para que tenga cargo de los penitentes sepa como viven, y los lleve a la missa y sermon con sus habitos penitenciales como se usa en el S.to Officio de la Inquisicion. Suplicamos a V.S. anteponga a S. Mag/d la neçesidad questa Inquisicion tiene de casa y los inconvenientes que destar en este castillo se siguen como diversas vezes lo avemos representado a V.S. Con esta sera un memorial de Joan de Quiñones. Suplicamos a V.S. se sirva de mandar despachar su negoçio porque es hombre muy honrrado y ha servido y sirve con mucho cuidado y que se le pague el salario como se ha acostumbrado con los demas.
Guarde Dios a V.S.
En Palermo y octubre 8 -1592
Inq.r Dr. Paramo
Y el Dr. Olloqui
Copia de un villete que embio preste Vicencio Lupo al Tribunal del S.to Officio en el Reyno de Sicilia desde la galera S.ta Eularia donde esta cumpliendo su condena.
(Traduzido de Italiano en Español)
Recibido a 9 de Octubre 1592
Ill.mos Rev.mos SS. Inquisidores
Vicencio Lupo de Modica, proseguido por este S.to Officio, ha hecho muchos memoriales diçiendo que soi lutherano y vivir lutherano, y que hize un memorial sobre la Galeota y por ello me dieron çien palos, pero avisare al Virrey como no quereis hazer la justicia y como engañais a todos los xpianos, y assi aveis engañado a mj.
Dios es verdadero, justo y santo, y no esse tribunal de falsias.
Que os he escrito que viviria y vivise lutherano y aquella santa vida de Martin Luthero y no es bien la confession y si deve vivir luttherano y no xpiano, y confirmo todos los memoriales que he escrito y hecho escrivir embiados a ese S.to Officio/
Yo preste Viçencio Lupo de Modica, fecho en la Galera S.ta Eularia à 4 de Octubre (1592)
Sobrescrito
Al Ill. Señor y Patron mio por Dios, Sr. Fiscal del S.to Officio
Concuerda con el original que esta cosido en el processo de Vicencio Lupo del qual fue sacado y traduzido de Italiano en Español por mi Joan de Rosas, Notario (pag. 366/V)

CREDITI
Archivo Histórico Nacional de Madrid

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