Lettere in redazione Modica 22/07/2015 20:17 Notizia letta: 2327 volte

Ivana Castello: Mi impediscono di fare il consigliere

Riceviamo e pubblichiamo
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Modica - L'Amministrazione del Sindaco Abbate continua la propria battaglia contro la sottoscritta, nonostante la sentenza del Tar di Catania. Mi riferisco al fatto che è stato tentato e si continua a tentare di impedire l'esercizio del mandato elettorale da parte dei consiglieri e mia in particolare.
E' fuor di dubbio che il consigliere comunale è un soggetto che ha ricevuto un mandato dal popolo; il mandato consiste nel compimento di tutti gli atti di competenza o connessi alla competenza del Consiglio comunale. Tra essi rientra anche il controllo degli atti di amministrazione, che va inteso nel senso più ampio possibile. Ha diritto, in somma, di accedere a tutti i documenti gestiti dal o in dotazione del Comune. Non per caso il Consiglio comunale è definito «organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo» (Tuel, art. 32, comma 1). Nell'aggettivo «tutti» rientrano anche gli atti che i terzi vogliono registrati al protocollo riservato, come accadde con la faccenda relativa all'Ente Liceo Convitto.
Il consigliere ha pure diritto di ispezionare i luoghi (gli immobili) che riguardano o sono gestiti dal Comune. Anche quelli in cui sono necessarie precauzioni di sicurezza. In tal caso i consiglieri si fanno accedere sempre, con immediatezza, e l'Amministrazione non può dettare i tempi in cui effettuare l'ispezione, ché, diversamente, verrebbe meno il fine stesso del mandato elettorale.
Si perviene, così, ad una prima conclusione: il Consigliere è incaricato direttamente dal popolo come il Sindaco; il Sindaco deve governare e il Consigliere deve controllarlo. Non esiste, dunque, ragione per definire il governo funzione più o meno importante del controllo. Matura, per ciò, un'ulteriore considerazione: il Sindaco, incaricato di governare, non può sentirsi padrone del Comune, così come non può ritenere ospite (indesiderato) il consigliere. Se è padrone il Sindaco è padrone anche il consigliere; e se è ospite il consigliere, ospite è pure il Sindaco. In definitiva il Comune è proprietà del popolo. Posta questa inevitabile premessa, vado subito al fatto.

Il 15 luglio 2015 in Municipio mi comunicano, mentre in Archivio ero intenta ai miei quotidiani accessi di consigliere comunale, che non potevo più svolgere le mie ricerche dentro l'archivio, come ho fatto da circa due anni. Ho chiesto copia del provvedimento che mi è stata, immediatamente, fornita. L'assessore Pietro Lorefice aveva inviato una lettera alla Posizione Organizzativa che gestisce il personale, il dott. Giorgio Paolo Di Giacomo, che allego per conoscenza.
Lasciamo stare che chi scrive lo fa «Da Palazzo san Domenico» il quale Palazzo, con l'aria che tira, di santi ne vede pochi, ma mi domando: chi crede di essere Lorefice e dove pensa di poter arrivare, quando si mette sotto i piedi i più minuti concetti del vivere democratico. E chi crede di essere il Sindaco che finge di non sapere cosa fa il suo braccio destro? Lorefice ha scritto:

1°. che «personale non addetto al servizio Archivio e Protocollo staziona nel predetto ufficio, spesso per consultare fascicoli tecnico-amministrativi».
Qui nasce una prima domanda: che intende dire con la frase «spesso per consultare fascicoli tecnico-amministrativi» che il personale ha trascurato il lavoro anche per amene dissertazioni sulle fasi lunari?

2°. che «sarebbe opportuno che la S.S. disponesse, per la consultazione dei fascicoli, (è sempre Lorefice che scrive, n.d.r.) di utilizzare un altro ufficio che non sia l'Archivio, (...) al fine di evitare la presenza di personale non addetto ai lavori, che potrebbe distogliere i dipendenti dai propri compiti d'istituto».

Vuol dire che il consigliere (che è il controllore istituzionale degli atti di amministrazione e di governo della città) è considerato alla stregua di un intruso o, comunque, un ospite indesiderato? Certo Lorefice è un maestro: con un colpo solo ha offeso l'universo-mondo: me, a titolo personale, perché vuole organizzarmi, bontà sua, i controlli di mia competenza; i consiglieri di opposizione e quelli di maggioranza per la mia stessa ragione; i dipendenti dell'Archivio e tutti i dipendenti comunali, perché sarebbero inclini alla distrazione. Non si lascia intendere, con questa frase, che il personale comunale sia un pochino irresponsabile? D'altro canto delle due una: o il personale è facilmente distraibile e, dunque, è costituito da irresponsabili; o il personale è da ritenere responsabile e, di conseguenza, il timore che possa essere distratto dai compiti d'istituto è un'invenzione partorita per impedirmi di svolgere tranquillamente, com'è avvenuto da due anni, il mandato che mi è stato affidato dagli elettori. Se così fosse, sarebbe doveroso domandarsi che hanno da nascondere Lorefice e, sopratutto, il Sindaco che, col suo silenzio, ne ha assecondato la manovra. Perché non posso pensare che il Sindaco non sapesse dell'iniziativa antidemocratica del Lorefice;

3°. si deve subito disporre, ricordo che è Lorefice che parla alla Posizione Organizzativa, l'utilizzo di altro locale che non sia il protocollo «fermo restando che, chi vorrà consultare i fascicoli, dovrà essere accompagnato da personale addetto». Questa frase mi pare un tantino contraddittoria, perché dispone il mio trasferimento per evitare che qualche impiegato possa essere distratto dalla mia presenza o dalle mie chiacchiere e, dunque, persegue l'obiettivo di prevenire qualche minuta e opinabile perdita di tempo; allo stesso tempo, però, stabilisce che almeno un paio di impiegati siano distratti dai loro compiti per farmi da carabinieri mentre esercito i controlli ex mandato elettorale. In breve, per evitare che un impiegato possa distrarsi per qualche minuto, ne distraggo due per l'intera durata del mio controllo, cioé per almeno mezza giornata. Sarebbe auspicabile, per altro, che l'assessore Lorefice sprecasse qualche minuto della sua vita a leggere il regolamento di accesso agli atti del 2010. Libero poi anche di tentare di cambiarlo, ma sappia che il Tar ancora esiste e che quando s'intentano o provocano cause che il Comune perde, sussistono anche gli estremi per essere ritenuti responsabili di danno erariale. L'articolo 43, comma 3, di tale predetto regolamento stabilisce, per conoscenza dell'assessore, che «L'accesso avviene presso i titolari degli uffici competenti ove è depositata la documentazione». Ciò significa che il l'ordine è pure illegittimo;

4°. minaccia il dottor Di Giacomo, che gestisce il personale, con queste parole: «Qualora la suddetta direttiva sarà disattesa, saranno assunti provvedimenti in merito». A questo punto Lorefice ha rotto gli argini, ha travalicato i compiti d'indirizzo e sta ingerendosi nei compiti di gestione che spettano alla Posizione Organizzativa. Tu fai quello che ti ho detto; e sappi che se non lo farai assumerò provvedimenti verso la tua persona. Il dottore Di Giacomo è persona affidabile, rispettosa delle leggi e della gerarchia; mi domando, per ciò, come mai non è stato interpellato (per iscritto) almeno per sapere se sia mai accaduto, una sola volta, che il personale dell'Archivio si sia distratto o appesantito di lavoro per causa mia? Perché non lo ha fatto? Forse perché l'assessore non ne aveva interesse.