Attualità Modica 24/07/2015 23:34 Notizia letta: 2217 volte

Veivecura. La musica come catarsi

Davide Iacono si racconta
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Modica - Hanno tutti un’età compresa fra i 27 e i 30 anni e il loro ultimo concerto, avvenuto il 22 luglio a Sampieri, è stato un grandissimo successo. La musica dalle atmosfere esterofile viene spesso accostata a quella di Sigur Ros, Sufjan Stevens, Beirut e Yann Tiersen, tanto per i citare i nomi più famosi. Loro sono i VeiveCura, un progetto nato per volontà di Davide Iacono, voce del gruppo e pianista. Nel 2013 VeiveCura è stato premiato tra i migliori live dell’anno dal circuito KeepOn e si è classificato al secondo posto di SiciliaWawe 2012. Davide Iacono, in questa intervista, ripercorre le origini del progetto, anticipa qualcosa sul futuro e parla a 360 gradi del significato profondo della sua esperienza musicale.

-Chi sono i VeiveCura?
“I VeiveCura nascono come mio progetto nel 2007. All’inizio, la mia era un’esperienza di cantante solista al pianoforte. Successivamente, con il passare del tempo, sono arrivati altri musicisti. Quando ci esibiamo il live, però, la nostra formazione è a tre: Salvo Scucces alle marimba, vibrafono, sassofono e clarinetto, Salvo Puma alla chitarra elettrica e io alla voce, piano e sintetizzatore. In sala di registrazione, invece, la nostra formazione è più nutrita. Durante la registrazione dell’ultimo album, erano presenti 13 musicisti”.

-Che cosa significa il nome VeiveCura?
“Veive è un’antica divinità della vendetta. Il senso del nome, infatti, vuole essere la catarsi di un sentimento negativo che viene curato e nobilitato, appunto, da un’esperienza artistica, in questo caso la musica”.

-Come possiamo definire il vostro genere musicale?
“Attualmente, come dream-pop, una musica eterea. E’ un genere particolare ma che non vuole mai rinunciare all’armonia, nonostante alcuni nostri pezzi siano solo strumentali”.

-Ma come si è evoluto il progetto nel corso del tempo? Com’è iniziata questa avventura?
“Tutto è iniziato in Germania, quando ho conosciuto cinque anni fa un cantautore tedesco, Jonas David. Ho deciso di trasferirmi lì e ho iniziato a suonare con lui. Nel frattempo, elaboravo musiche mie e facevo dei concerti personali. Ma con il passare del tempo, ho iniziato a sentire la voglia di tornare in Sicilia e allora ho deciso di concentrarmi interamente per la realizzazione di questo progetto e ho prodotto un album”.

-Siete soddisfatti dell’esperienza siciliana?
“Da un lato si. Purtroppo, però, in Italia è molto difficile svolgere la professione di musicista. Per vivere bisogna anche fare altro. Diventa quasi un hobby. In Germania, invece, questo non accadeva. In effetti, sto anche pensando di tornarci”.

-Vi hanno spesso paragonato a musicisti come Yann Tiersen e Sigur Ros. Come mai?
“In Italia pochissimi fanno un genere musicale simile al nostro, che comunque rimane molto esterofilo. Basta avvicinarsi a questo per essere paragonati subito a questi musicisti internazionali. A me piacciono moltissimo, però noi ci muoviamo anche in altri territori. Diciamo che sono fonte d’ispirazione”.

-Quanti e quali sono i vostri album all’attivo?
“Sono tre. Il primo, del 2010, si chiama Sic volvere parcas. Il nome è preso da un verso dell’Eneide ed è tutto strumentale. Il secondo è del 2012 e s’intitola Tutto è vanità. Il nome è preso dal un versetto della Bibbia perché mi piaceva molto l’ambivalenza del significato Vanità-Vacuità. E’ un album per metà strumentale e per metà cantato in italiano e contiene un solo brano in lingua siciliana. Infine, il terzo, è del 2014 e si chiama Goodmorning Utopia, per metà strumentale e per metà cantato in inglese. Diciamo che abbiamo sperimentato tutto”.

-Quali sono i vostri progetti per il futuro? Ci puoi anticipare qualcosa?
“Abbiamo in animo di far uscire un CD di remix della prima traccia del nostro ultimo disco. Ho chiesto a tanti musicisti italiani e internazionali di partecipare facendo una loro personale versione della traccia. Posso dire che fra di loro ci saranno i siciliani Cinema Noir e Jonas David. Inoltre, abbiamo capito di avere un certo talento per le cover e che queste piacciono molto al pubblico. Per questo, vogliamo fare un EP di cover di canzoni anni ’80 e ’90 reinterpretate, ovviamente, con il nostro stile. Inoltre, faremo sicuramente un altro album ma ancora non sappiamo quando. Ci vuole del tempo”.

-Quale sarà la vostra prossima tappa?
“Abbiamo un concerto domenica a Targia, una località vicino Siracusa. Suoneremo in un vigneto, un posto veramente bellissimo, a partire dalle ore 21.00. Ad agosto, invece, ci fermeremo. Abbiamo deciso di lasciarci questo mese libero per lavorare”.

Irene Savasta
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