Cultura Scicli 26/07/2015 12:41 Notizia letta: 3623 volte

L'energia di Rusina, dalla micro alla grande storia

Vivere cantando
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Camarina, Ragusa - Quando 18 anni fa mi sono trasferita a Roma ho patito presto il trauma della grande città. Se prima in dodici minuti raggiungevo il mare da Modica, a Roma in dodici minuti raggiungevo a piedi la fermata del tram. Non passò molto tempo prima che mi munissi di un motorino. Ma anche in sella raggiungere una meta poteva rappresentare una lunga spedizione, per via di semafori e traffico. Allora escogitai un sistema per non annoiarmi: cantare una filastrocca popolare. L'avevo ascoltata in una musicassetta che purtroppo non trovo più, però me la ricordo bene.

“Na vòta avìa na pìa,

e tutta la pìa la mannu all'acqua.

Na pìa e na pìa

all'acqua la mannu nto puzzu nti tia”

Questa la prima strofa. Poi si passa alla seconda.

“Na vota avìa rù piéi,

e tutti rùi li mannu all'acqua.

Ru piéi e na pìa

all'acqua li mannu nto puzzu nti tìa”

E così via. Ad ogni nuova strofa si devono poi ripetere a ritroso il numero dei “piéi” (i tacchini): cincu piei, quattru piei, tri piei, rù piei e na pia, ecc. Recitavo a voce sostenuta, senza fermarmi mentre attendevo ai semafori, attraendo così una moltitudine di sguardi perplessi. L'uso del dialetto mi faceva sentire a casa, e non solo vinsi la noia, ma sviluppai un personale metro di misura del tempo e delle distanze: da casa mia al Centro Sperimentale di Cinematografia ad esempio c'erano 167 piei. In seguito lessi che non erano poche le filastrocche recitate in passato dai conducenti dei carretti, per farsi compagnia e coraggio di notte durante il cammino. Non avevo inventato niente.

Anni dopo, durante la primavera del 2013, in piena preparazione del film sul cane Italo a Scicli, una sera in via Mormina Penna sentii cantare calorosamente in dialetto. Chiesto da dove provenisse il suono, mi fu indicata l'ex Camera del Lavoro. Entrai e provai un grandissimo senso di esaltazione: la sala era piena di persone che provavano canzoni popolari siciliane. Ero eccitatissima, e lasciai ogni cosa per godere della simpatia che mi trasmettevano.

Durante le riprese del film poi, ogni venerdì a fine set, cercavo di tornare ad assistere alle prove, e quei canti mi trasmettevano energia, che durante un set ne serve a quantità ben superiori alla norma.

Scoprii che il loro nome era proprio “Energia e Simpatia”, e credo non avrebbero potuto scegliere nome più adatto. Stornellano, sorridono, si allietano, contagiano. In gran numero vegliardi, cantano canzoni della tradizione popolare siciliana, coordinati dalla Prof.ssa Maria Teresa Spanò, promotrice di un eccezionale lavoro di ricerca storica e recupero dall'oblio di numerosi spartiti, testimonianze preziose di usi popolari e costumi sociali.

Qualche sera fa, finalmente, ho potuto rivederli, giacché negli ultimi mesi i miei impegni hanno ridimensionato il mio tempo libero e mi hanno condotta a fare la mamma di Italo in giro per il mondo. Sotto il cielo stellato di Kamarina li ho ascoltati ancora, e un'altra volta mi sono riempita di energia e simpatia. Una gioia riabbracciare molti di loro, che avevano anche briosamente partecipato e contribuito a raccontare la storia di Italo perché era uno di loro. Ho sviluppato una venerazione per la sintonia di questo gruppo, e un' ammirazione particolare nei confronti di una donna speciale, Rusina, quella sera introdotta da una stimolante presentazione di Gino Carbonaro, appassionato amante di tradizioni popolari e sensibile musicista.

Rusina è una donna che vive e ha sempre vissuto la vita cantando, con il sorriso, e con l'acceleratore di particelle costantemente innescato. Una donna che grazie alla sua sorprendente portata mnemonica si è raccontata in un libro scritto nel suo dialetto, e narra ancora oralmente aneddoti della sua vita così lucidamente che sembra siano accaduti avantieri. Una donna che è nata nella povertà, è cresciuta nel sacrificio, e ha raggiunto così la cima della felicità autentica, quella delle cose semplici. Una donna che ha attraversato 88 anni di vita e rappresenta un eccezionale punto di incontro tra la microstoria e la macrostoria. Una donna allegra, vitale, entusiasta, ribelle e disubbidiente. Una donna il cui cavallo di battaglia è “L'uccelin della comare”, e la canta recitando e ammiccando appoggiandosi a una sedia. Una donna che porta in tour da che è in pensione tutte le canzoni che hanno attraversato la sua vita a lavoro nei campi e nei magazzini. Una donna che ha radunato cento anziani come lei per fare Tai-Chi, che fa bene alla salute.

Come non rimanere estasiati da così tanta intensità?

In questo momento storico votato al dubbio, ora che la crisi e le incertezze danno luogo a sfiducia, demoralizzazioni, depressioni, adesso che la linfa vitale dell'umanità viene sfibrata dagli smartphone, snaturata dagli egoismi, logorata dalla superficialità, macchiata da razzismi... Rusina fa venire voglia di sorridere e cantare tra le difficoltà.

Rusina, e il gruppo Energia e Simpatia in tour con un pulmino, canteranno tutti venerdì di quest'estate sotto le stelle di Sampieri. Tornerò volentieri a riascoltarli, contando quanti piéi ci sono da me a loro.

Alessia Scarso
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