Cultura Scicli 29/07/2015 22:53 Notizia letta: 85 volte

Gli amori di Guccione ne La casa della bellezza

La prefazione di Paolo Nifosì alla mostra del Brancati
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Scicli - La mostra che il Brancati ha allestito per gli ottant’anni di Piero (sono sessanta i pastelli che saranno esposti), ne attraversa gli ultimi trent’otto della sua vita in area iblea. Innanzitutto sono dedicati a Sonia dieci pastelli come dono, spesso per alcuni dei suoi compleanni, espressi in modo leggero e divertito dal “toro” (segno zodiacale di Piero), alla Bilancia (segno zodiacale di Sonia) (Il canto del toro per la cara bilancia).
Opere inedite, viste per la prima volta, a cominciare dal ritratto frontale di Sonia solenne e malinconico, carico di pensieri e di incertezze; lo straordinario ritratto in controluce in acquerello, reso davanti alle tende della sua casa, tante volte da lei dipinte, riconoscibile nell’esile e lineare profilo; il pastello che ricorda la passeggiata lungo i due chilometri di spiaggia, tra Sampieri e Pisciotto in cui Sonia appare come fata Morgana in una veste bianca, appena accennata, sul bagnasciuga della spiaggia, davanti all’azzurro mare. Altre volte il suo regalo di compleanno sono stati i fiori; una volta ha pensato a una piccola acquaforte, stampata in un solo foglio, traendo spunto da un toro in riposo nella “chiusa” che ha davanti alla sua casa di Quartarella.
Inoltre vi sono pastelli dedicati ai tanti amici (in un pastello si legge:” essere felici con i propri “amici” in armonia col mondo e raggiungere la felicità…) a cui ha fatto omaggio in occasione di un compleanno, di un onomastico, di una cena, di un evento particolare. Pastelli eseguiti con amore, con passione, con una partecipazione emotiva assoluta nella libertà del gesto, ora immediato, frutto di un giorno di lavoro, o frutto di più e più giorni.
I temi sono gli “amori” di Piero, a cominciare dai ritratti su accennati, agli amati ibischi attraversati nelle cangianti forme e nei cangianti colori; ai d’après, con inedite sorprese tematiche, dai tre pastelli dedicati ad opere di Raffaello, a quelli dedicati a Leonardo, a Tiziano, a Giovanni Bellini, a Giorgione, a Marco d’Oggiono, al Pontormo: d’après che coincidono talvolta con i desideri, con i gusti degli amici, come nel caso dei pastelli che riguardano gli angeli o i fiori.
Sono tre i d’après sulla Pietà michelangiolesca di Santa Maria del Fiore, fatta dallo scultore come monumento funerario della sua sepoltura, variazioni sul tema della morte. In quello che dedica a se stesso, per i suoi settant’anni, c’è un raggio giallo che dall’ alto a destra impercettibilmente illumina le sagome del Cristo, di Nicodemo e degli angeli. Tre componenti si sovrappongono: la morte, i suoi settant’anni e il raggio di luce in un’inesplicabile e misterioso messaggio. Il tema della Pietà, della morte di Cristo ritorna negli omaggi alla Pietà di Giovanni Bellini dell’Accademia di Venezia, alla Deposizione di Tiziano e al Crocifisso di Velazquez del Prado, alla Crocifissione di Antonello, alla Deposizione di Santa Felicita del Pontormo, più volte rivisitata ed evocata in questo pastello, come imprevedibile apparizione nell’azzurro del mare Mediterraneo, fasciata dai colori dell’arcobaleno.
E ancora il suo mare, direi i suoi mari, il cielo, la luna. Tutte rivelazioni di emozioni provate e annotate come impalpabili apparizioni, fantasmi della mente e della memoria, riflessioni e dialoghi con i classici, non discussi e comunicati con la parola o con la scrittura, ma testimoniati col colore, in segni immediati e rapidi, confessioni che per tanto tempo sono rimaste note solo ai destinatari. In qualche caso, specie negli ultimi anni, ha affrontato le opere degli artisti amati in pastelli in cui all’immediatezza del gesto si sostituisce il lento lavoro del disegno, della resa plastica dei corpi con i tempi lunghi della costruzione delle immagini: nel nostro caso ricordo il particolare del torace ripreso dal Cristo benedicente di Raffaello della Tosio Martinengo di Brescia, visto in occasione della sua mostra a Brescia nel 2007 o il pastello riferito alla Dama con l’ermellino di Leonardo. L’attenzione per Raffaello, alquanto circoscritta, prevalentemente per le sue opere giovanili, lo stimola a dedicargli un pastello, attratto dalla bellezza della veste color arancio di Claudio Tolomeo presente nella Scuola di Atene; un ulteriore pastello dedicato alla Liberazione di San Pietro dal carcere della Stanza di Eliodoro. Bisognerà leggere con attenzione le dediche per comprendere l’affetto per i tanti amici e i tanti nomi che per questa occasione penso opportuno citare: Ninni, Annamaria, Adolfo, Franco e Brigitte, Emilio, Letizia, Tina, Giovanna, Marta, Piero, Duccio, Concetta, Giulia, Giovannella, Luigi, Giovanni, Iliana, Nicola, Nadia Luigi, Lina, Salvatore, Pino, Chiara, Anna, Amalia e Santo; e, sicuramente, altri nomi che non conosciamo debbono essere aggiunti. Allo stesso modo sono da annotare gli aggettivi che ha scritto, a voler comprendere il significato del suo rapporto con quanti gli sono stati vicini. Tanti fiori, dicevamo, tante interpretazioni: ibischi, gerbere, rose, ginestre, mimose, ripresi già nella matura fioritura frontalmente o in un vaso con impareggiabile maestria nell’uso della materia. Due i ricordi dedicati alla sua città: quello riferito alla Madonna delle Milizie e al canto dell’angelo a conclusione della battaglia rievocata con una sacra rappresentazione ogni anno in città, e al suo “paese rosso”, una sorta di nostalgia di un’età dell’oro, di una società che si esprimeva nella solare luce della collina di San Matteo col suo grande medaglione della falce e martello ( la presenza di un grande affresco che lega utopie diverse) e l’inquietante ombra della collina della Croce. La sua partecipazione ai lutti, la sua preoccupazione per i destini del mondo, sono manifestati nell’opera che traendo spunto da un dipinto di Courbet rende l’Altra faccia del Mediterraneo, un mare che da azzurro è diventato nero come la pece, un mare di plastica, di lutto e di morte e in uno straordinario pastello Tempo di Apocalisse del 2008, una reinvenzione del Trionfo della morte di Palermo, grigio su grigio, tra le plastiche e i detriti e i raggi del sole nascente. Una dichiarazione ad un tempo pessimistica e tragica del presente, ma anche possibile palingenesi che rende giustizia a tanta umanità abbandonata a se stessa.

Paolo Nifosì
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