Attualità Ragusa 06/08/2015 17:44 Notizia letta: 2736 volte

Lo zio d'America: volevo donare 2 milioni di euro

Il mancato benefattore
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/06-08-2015/lo-zio-d-america-volevo-donare-2-milioni-di-euro-500.jpg

Ragusa - Il vero problema che ha adesso mister Pippo Giuffrè è quello di tornare (domani) in America e dire ai soci dell’associazione “Figli di Ragusa” quanto è accaduto, ovvero che un benefattore di 77 anni che stava decidendo di donare l’immobile in cui ha sede l’associazione, del valore di circa 2 milioni di dollari, è rimasto a fare anticamera per circa 45 minuti, con il caldo asfissiante, e che alla fine, scocciato se n’è andato. Giuffrè, che si era battuto con gli altri soci per fare in modo che si potesse procedere con la donazione in favore dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa, di competenza dell’Asp iblea (gli altri soci volevano invece che si procedesse ad una donazione in favore di strutture ospedaliere americane), adesso torna a casa amareggiato e, come si sente, ferito non tanto nell’orgoglio, ma nella dignità. E se anche il manager dell’Asp, Maurizio Aricò, gli ha telefonato per manifestare il suo personale rammarico per quanto accaduto (“è stato solo un equivoco”), Giuffrè di Asp e di Aricò sembra non volerne più sentire parlare. E i 2 milioni di dollari in favore della collettività iblea? Per il momento riprendono assieme a lui l’aereo per far ritorno negli States, e poi si vedrà. Anche se, negli occhi profondi di questo “zio d’America” c’è tanta rabbia per come ritiene di essere stato trattato dal manager dell’azienda sanitaria, ma in fondo si vede la voglia di voler proseguire nell’azione di beneficenza alla popolazione ragusana. Quegli occhi stessi che si accendono e diventano luminosi non appena gli si ricorda che lui è nato a Ragusa. “E del resto basta ricordare che sono a Ragusa e io sono felice”, dice Giuffrè. Tornando alla vicenda di lunedì, al “fattaccio” insomma, Giuffrè dice: “Non abito a Ragusa da anni, ma ciò non significa che non conosca i luoghi. Quella stanza in cui ci hanno messo a fare da anticamera è diventata un forno a causa del caldo e del sole che ci batteva. Un tempo, lo usavano come tubercolosario, ci portavano i malati di tubercolosi per riscaldarli. È facile immaginare che caldo ci fosse alle 12 di lunedì. Il manager ci ha mollati li ad aspettare. Solo dopo ci siamo messi in un’altra stanzetta e abbiamo atteso, abbiamo atteso, abbiamo atteso, fino a quando abbiamo deciso di andare via. Dopo quasi 50 minuti di calda attesa non era più possibile restare. La cosa che mi offende è che adesso il manager dice che si è trattato di un’attesa di 10-12 minuti. Allora indirettamente dice che io dico il falso quando sostengo invece che siamo rimasti li per quasi un’ora e tra l’altro senza che nessuno ci dicesse qualcosa. Che dovesse venire l’avvocato dell’Asp è una cosa che adesso dice Aricò. Di certo non l’ha detta a noi. Siamo stati mollati ad aspettare non si sa chi e cosa. Dopo quasi 50 minuti ce ne siamo andati. Sinceramente ho trovato assurdo che si potesse proseguire in queste condizioni”. Giuffrè lo dice a chiare lettere, non si aspettava di certo una bottiglia di spumante da stappare magari a fine accordo, ma essere trattati, almeno questa è stata la percezione, con sufficienza è stato davvero troppo. E adesso, dice, con l’Asp non intende averci più a che fare. Anche se, soprattutto con un uomo come Giuffrè, potrebbe esserci ancora una possibilità, magari a sorpresa, considerato che sembra che dai piani alti della Regione stiano arrivando scuse e pressioni per rivedere la cosa. L’idea dell’associazione “Figli di Ragusa” era quella di poter cedere la proprietà della sede all’Asp e di mantenerne l’usufrutto fino a quando la stessa associazione non si fosse definitivamente chiusa. “E non credo che passino molti anni – dice sorridendo Giuffrè – io sono tra i più giovane e ho 77 anni. Insomma sarebbe stato un bel patrimonio da destinare agli ospedali iblei così come indicato nello statuto. Pensi che c’erano i soci che volevano fare un emendamento allo statuto per fare in modo che si potesse procedere con una donazione non più ad una struttura sanitaria iblea ma americana. Io mi sono imposto. Adesso accuso il colpo”. Il benefattore dice che porta sempre nel cuore Ragusa, che la ama, che “è sempre bello per me venire e spero di poterlo fare più spesso visto che non tornavo da tre anni ormai”, ma dice anche che adesso vuol solo riposarsi, pensare alla partenza e al rientro in America, dopo una breve sosta di lavoro a Berlino. “Poi, una volta giunto a casa, racconterò tutto in famiglia e ai soci dell’associazione. E poi prenderò mia moglie e andremo in Florida a farci qualche bagno”. Mentre Ragusa sembra aver perso un’occasione da 2 milioni di dollari, spiccioli più, spiccioli meno.

Michelangelo Barbagallo