Cultura Scicli 11/08/2015 09:40 Notizia letta: 3087 volte

La luce e il tragico, in Piero Guccione

Mostra al Brancati
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Scicli - Due passi, due, è questa la misura del passaggio tra la voce del mondo e la musica incantata del ‘Giardino di Piero’. Due passi, questa la distanza tra il reale quotidiano e la magia indicibile sprigionata dall’incendio dei rossi dell’ibiscus, sensitivo e carnale, in armonico accordo coi gialli dei pastelli dispiegati su mimose e sulla margherita, coi rosati nella tenue sfrontatezza dei fiorellini di campo, prima che il cuore anneghi nell’emozione dell’avorio della piccola rosa.
Sarà la frontalità di una pregiata collezione di fiori, sorta di eden prestato dai cieli dell’arte alla terra, ad accogliere la visita alla personale di Piero Guccione “Amori”, curata da Paolo Nifosì e organizzata dal Movimento Culturale Vitaliano Brancati di Scicli, che, in sintonia con un’idea di Sonia Alvarez, ha ricreato in un unico prezioso ambiente – all’interno dell’omonimo Caffè Letterario in via Mormina Penna – le atmosfere d’una quadreria. Il vernissage di domenica ha dato una catena di sorprese, trattandosi di opere che da un lato compendiano cicli e tematiche guccioniani, per tanto noti e ‘storicizzati’, dall’altro sono in gran parte vergini all’occhio del grande pubblico, consistendo per lo più in omaggi, ovvero di opere donate e dedicate dal pittore ai membri più intimi del proprio cosmo affettivo.
Campeggiano dunque i regali per Sonia, ritratta in una potente sintesi, emergente tra le ombre giocate tra matita e pastello in evanescenza sulla carta, in un’opera introspettiva che pare avere sposato anche l’amore della compagna per la psicanalisi. Parimenti riuscito il “Ritratto di Sonia in controluce”, ove la leggibilità dei tratti dell’amata emerge virtuosamente dalla liquidità difficile dell’acquerello e straordinari gli ulteriori ritratti, alla sorella Fernanda, per esempio, ove aleggia un’atmosfera munchiana. Quindi sono d’après, le opere della ‘quadreria’, dialoghi che corrono i secoli tra il magistero guccioniano e i maestri cari della modernità, Michelangelo, sintetizzato con temperamento contemporaneo, ma nel rispetto dei valori plastici michelangioleschi, poi Caravaggio, Antonello, Leonardo, amori dell’arte dichiarati, come dice la dedica “Al mio caro Giorgione con tenerezza e grande amore”, in un acquerello che rivendica e disperde la memoria della grande tradizione, nell’originalità d’invenzione dell’opera nuova.
La mostra del Brancati concede spazio alla poesia della luce e al tragico, all’impegno e alla fantasia, corde tutte dell’ispirazione guccioniana, rappresentata anche nella sua volontà d’astratto, particolarmente rintracciabile nei suoi mari, distese ove la forma è azzerata, perché sia avvantaggiato quel vuoto massimamente pittorico capace di parlare parole inedite sull’infinito.

La Sicilia

Fotocolor di Gianni Mania
 

Elisa Mandarà
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