Cultura Ragusa

Il Barone di Montechiaro

L'ultimo Gattopardo

Ragusa - Il 27 agosto di quattrocento anni fa moriva, a soli 28 anni, Ferdinando Tomasi. Il Barone di Montechiaro lasciava la moglie, la giovanissima Isabella La Restia, e i due gemelli Carlo Luca e Giulio Vincenzo, di soli dieci mesi.
Quando, il 5 settembre del 1634, morirà anche la loro madre Isabella, per Giulio e Carlo, affidati al loro zio, Governatore del Castello di Licata e Capitano dell’Inquisizione, inizierà una nuova vita, ormai quasi definitivamente lontana dalla loro città natale: Ragusa.
I due gemelli daranno un significativo contributo alla storia moderna della Sicilia. Giulio, il minore, come primo Duca di Palma di Montechiaro, la città fondata dalla colonia di ragusani nel 1637, e Carlo, il maggiore, da importantissimo religioso dell’Ordine dei Teatini prima a Palermo e poi a Roma.
I due gemelli figli di Ferdinando erano stati battezzati a Ragusa, l’uno nella chiesa di San Giorgio da Don Santoro Poidomani, e l’altro, “per necessità”, a casa propria, da Don Todaro Lo Cirio. Lo stesso il padrino: Don Giambattista Bernadetti, Parroco di San Giorgio.
Da quel momento la dinastia dei Tomasi, che avrà altri famosi gemelli e una santa, la Maria Crocifissa al secolo Isabella Tomasi, si eleverà al rango di Principi di Lampedusa, oltre che Duchi di Palma e Baroni di Montechiaro. Il loro ultimo discendente è forse anche il più noto, almeno ai contemporanei: Don Giuseppe, scrittore di uno ma celeberrimo romanzo: “Il Gattopardo”. Quel gattopardo – o, spesso, leopardo – che appariva nello stemma dei primissimi Tomasi, giunti da Siena a Capua e da li a Ragusa, nei primissimi anni del 1500.

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