Cultura Scicli

L'omaggio della Koinè a Guccione

Per iniziativa di Bartolo Piccione
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Scicli - Ancora Guccione, poeta e attore massimo dell’arte contemporanea, ‘di scena’ stavolta presso la Galleria Koinè della sua Scicli. Quasi non riesce a chiudersi il ciclo importante dei festeggiamenti a Piero Guccione, in questo 2015, che segna il suo ottantesimo compleanno. Riconoscimenti e auguri sono piovuti dalle istituzioni e dai curatori che hanno realizzato esposizioni dedicate al maestro, poi dal mondo largo dell’arte, critici, giornalisti, collezionisti, ma anche dal pubblico vasto dei fruitori, che nel magistero guccioniano non può non cogliere i segni tangibili d’una cifra che fonde, in un tutt’uno, la cultura profonda della storia e dei presenti dell’arte, conquistata con indipendenza, la sorprendente varietà tematica, la seduzione indicibile della materia pittorica.
Quest’ulteriore omaggio all’artista viene, si diceva, dalla cittadina che gli ha dato i natali. Passeggiando lungo la preziosa via Mormina Penna, in direzione degradante, rispetto al colle di San Matteo, dopo la visione degli “Amori” guccioniani, nella mostra al Brancati, la fermata d’obbligo è alla distillata antologia “Le linee della vita”, pensata e curata da Bartolo Picione alla Koinè. Un’antologia breve, l’esposizione, che ha anzitutto il valore primario di omaggio e di ‘restituzione’ a un artista che ha inciso in maniera determinante sulla fortuna della sua terra, ove, sul finire degli anni settanta, ha deciso di rimpatriare. Non intende compendiare la ricchezza della poetica guccioniana, la mostra, che pure fornisce un considerevole assaggio dell’universo del pittore. Delicati e sensuali, si stagliano i pastelli dedicati al motivo caro dell’ibiscus, fiore che, più d’ogni altro, ha sintetizzato la densità dell’ispirazione guccioniana, il suo temperamento così incline alla interpretazione della caducità nella bellezza, della morte implicita all’amore. Parimente significativo il pastello “Collina vicino Modica dopo il tramonto”, superbo lavoro dell’85, ove è riscontrabile la liaison ininterrotta che il pittore coltiva con “le cose”, coi luoghi veduti, amati, tesaurizzati nella memoria poetica, restituiti in un afflato autentico, che il geometrismo frequente dell’impaginazione non attenua. Ciò conferma la silloge maestosa di quelle opere che hanno nutrito di verità la frontiera difficile tra astrazione e figurazione, in una reinvenzione indelebile.

La Sicilia

Foto di Gianni Mania. 

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