Attualità Ragusa 26/08/2015 17:22 Notizia letta: 4493 volte

Il turismo da sbornia, a Marina di Ragusa e Sampieri

L'impero del Mojto
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Ragusa - Avete mai sentito parlare del cosiddetto “Turismo da sbornia”? Mai notato foto (per esempio sui social) di ragazzi (principalmente stranieri, ma anche qualche adulto italiano non disdegna) con alcool a volontà in feste che sembrano la brutta copia di quelli che potremmo definire baccanali dei poveri?

Hanno fatto il giro del web le foto delle nostre spiagge, principalmente Marina di Ragusa e Sampieri, ridotte a una grande mondezzaio soprattutto in occasione del ferragosto. Nessuno vuole generalizzare e nessuno vuole accusare tutti i giovani indistintamente. Sappiamo, infatti, che molti di loro adorano le nostre spiagge e sono un esempio di civiltà. Stesso discorso, ovviamente, riguarda i giovani e i meno giovani di casa nostra. Fermo restando, dunque, che nessuno vuole categorizzare, non possiamo però far finta che il fenomeno non esista. Il cosiddetto “Turismo da sbornia” è figlio di quello che viene definito “Turismo low cost”: scopo di questo particolarissimo, diciamo “mercato”, è quello di andare in un posto, bere alcolici come se non ci fosse un domani, mantenere giusto la lucidità per scattare qualche foto e far crepare d’invidia gli amici sfigati rimasti a casa a coccolare il gatto. Questo fenomeno, in effetti, si sta consolidando principalmente nelle zone balneari del sud dell’Europa (in particolare in Spagna) ma non è estraneo anche a Marina di Ragusa e Sampieri, spiagge particolarmente amate dai giovani turisti stranieri. Ma un turista che ama sbronzarsi, rimane pur sempre un turista pagante. Per questo motivo, è lecito pensare e supporre, il fenomeno non è affrontato e non interessa particolarmente alle Amministrazioni Locali o agli albergatori e i proprietari di locali. Eppure, non sono pochi i casi di cronaca che raccontano di giovani morti a causa di “strani” incidenti di cui poi non si riescono mai a chiarire i contorni. Spesso sono morti rimaste sepolte da un alone di mistero ma tutte associate comunque all’uso di alcool e a volte di droghe, soprattutto ecstasy. Ma quali sono le abitudini principali dei Turisti da sbornia? Una volta trovata l’offerta Low Cost, il turista arriva nel posto scelto. La principale attività, da quel momento, è quella di bere alcolici, di solito a buon mercato perché venduti ad un prezzo molto meno caro rispetto ai loro paesi d’origine. Il problema, ebbene precisarlo, non è quello di bere un drink, ma quello di trasformare i posti in enormi discariche a cielo aperto a discapito del turismo di qualità. Basta, in effetti, rifletterci un momento: un Turista da Sbornia non ha bisogno di molte esigenze: in genere visita pochissimo i luoghi di interesse storico o artistico e sceglie la propria destinazione in base a quanti posti servono alcool a prezzi modici. Risolto questo problema, si esaurisce la sua vacanza. Da questo ragionamento, è possibile arguire che il Turista da sbornia è molto utile e ha una sua raison d’etre: i locali riescono a tirare avanti per tutto l’anno grazie al solo lavoro dei mesi estivi e le Amministrazioni non hanno bisogno di investire troppe risorse per attirare sul posto il turista di qualità che ha, invece, esigenze totalmente diverse. Ma a lungo andare, tutto questo, serve? Non è invece deleterio per l’immagine delle nostre spiagge, sempre più prese di mira da questo tipo di turismo?

Irene Savasta
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