Attualità Scicli 27/08/2015 12:17 Notizia letta: 2397 volte

La kermesse dell'editoria al convento della Croce

Presentato il libro della Parano
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Scicli - S’affaccia sulla letteratura – oltreché sulla fatata Scicli – la “terrazza più bella d’Europa”, ossia il Convento della Croce, ove continuano gli appuntamenti previsti dal ricco cartellone del Salone dell’Editoria Enogastronomica dei Paesi del Mediterranei. Frutto di un progetto della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Ragusa, la manifestazione si alloca in un contesto monumentale e paesaggistico eccezionale, che raggiungiamo in occasione della avvincente presentazione del volumetto “Un Vescovo, un Avvocato… uno Spettatore silente”, opera di Carola Parano, scrittrice dal corposo profilo professionale, avvocato e docente di Diritto dell’alimentazione internazionale presso l’Università di Roma. La conduzione della serata è affidata a Salvatore Nocera, musicista, attore e autentico mattatore, che, in toni volutamente colloquiali, interpreta musicalmente passi scelti dell’opera, ‘continuandoli’ liberamente nel sostrato culturale isolano e dando quindi voce allo spirito col quale è stata concepita tutta la kermesse, che “intende portare non solo cucina, ma tutto quanto sia cultura siciliana”, come afferma l’editore Armando Siciliano, anche lui sul tavolo dei relatori.
Sotto la musica altra del crepitio di stelle, in una posizione privilegiata che avvicina lo spirito alle altezze celesti, conversiamo dunque con Carola Parano, intelligente autrice, che ha saputo intrecciare il motivo ideale cardinale del cibo come medium di dialogo universale tra i popoli alla piacevolezza dei sapori Mediterranei, sublimati dalla qualità dei nostri vini.
Il libello che presenta stasera porta nel titolo una triade insolita. Ci racconta da quali esigenze origina la stesura dell’opera?
«Il mio pamphlet è nato in seno al National Day della Santa Sede, celebrato lo scorso 11 giugno all’Expo di Milano. In quell’occasione ho avuto l’onore di coordinare il Pranzo della Pace, con trecento rappresentanti inviati dal Vaticano, che in quel giorno sono stati distribuiti in tre ristoranti presso il Cluster BioMediterraneo. Abbiamo coordinato questo pranzo con ragazzi ex detenuti, una situazione simbolicamente dunque molto bella, regolati da Padre Claudio, un prete che vive e opera a Milano».
Il National Day ha previsto due ulteriori momenti, la conferenza “Non di solo pane” e l’incontro “I volti della terra”: una tessitura filantropica, un invito umanitario all’abbraccio tra i popoli. Immaginiamo pertanto che il libro possegga delle linee ideali precise, da cogliere anche nella metafora…
«Il libro è decisamente simbolico: attraverso il cibo si superano quelle intolleranze che sono spesso frutto di pregiudizi e differenze in realtà non esistenti tra i popoli. Attraverso il cibo, il pane, attraverso il cucinare assieme e l’unione delle ricette, ovvero tramite il cucinare insieme, si intrecciano insieme le diversità, legando i vari elementi dell’alimentazione: in questo modo si può dialogare, superando questi steccati, che dobbiamo valutare come subculturali e non culturali».
Il legame con il Salone dell’Editoria Enogastronomica dei Paesi del Mediterraneo, questa bella kermesse pensata a Scicli dalla Soprintendenza di Ragusa, corre solo su direttrici teoriche, o possiamo nel suo libro rintracciare una liaison anche propriamente materiale col cibo?
«In realtà all’interno del pamphlet ci sono numerose testimonianze legate strettamente all’alimentazione, per esempio da parte di produttori di vino, uno per tutti Fenech, che produce un’ottima Malvasia, nell’Isola di Salina, di grande storia, così come c’è la testimonianza importante di un seminarista, che parla del cibo, del profumo del pane e della sua simbologia, nella sezione “U nuddu ‘mmiscato cco’ nenti”, che trae spunto da un motto chiaramente siciliano; altri hanno fornito testimonianze riguardanti la propria vita».
Torniamo al “Pranzo della Pace”. La sua pubblicazione ne contiene il racconto? Quale il menu di quella speciale occasione, che intendeva certo mescolare e veicolare, con le pietanze, parola di scambio tra etnie e culture diverse?
«Il libro ne contiene le ricette, “le ricette della Pace”, che noi abbiamo declinato con degli chef. Abbiamo previsto un’entrée mediterranea, un primo della cucina ebraica, un secondo della cucina arabo-islamica; il dolce, molto siciliano, ha voluto rappresentare la cucina cattolica, interpretata dalle cassatine e dai cannoli di ricotta, da dolci insomma propri della nostra tradizione. Abbiamo previsto anche gli “Spaghetti alla Putin”, apertura a un mondo assolutamente lontano dal nostro, ma che a esso può essere accomunato attraverso alcuni elementi, come – nell’alimentazione – il caviale, al quale abbiamo dedicato un intero brano».

Nella foto, da sinistra, Salvatore Nocera, attore e musicista, Carola Parano, l'autrice, Armando Siciliano, editore.

La Sicilia

Elisa Mandarà
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