Cronaca Vittoria 27/08/2015 13:14 Notizia letta: 6292 volte

Schiave del sesso, nelle serre, a Vittoria

Un tunisino abusava di una rumena
http://www.ragusanews.com/resizer/resize.php?url=http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/27-08-2015/1440674114-0-schiave-del-sesso-nelle-serre-a-vittoria.jpg&size=713x500c0

Vittoria - Ancora sfruttamento sessuale nelle serre di Vittoria, con poliziotti che si fingono braccianti per carpire notizie utili alle indagini. Una donna rumena, bracciante agricolo e sottopagata a 25 euro al giorno e stata abusata sul posto di lavoro sia da altri braccianti agricoli, sia da un tunisino che lavorava nelle serre accanto e che ha finto di aiutarla. La squadra mobile, infine, è riuscita a notificare la misura cautelare a B.S.M., tunisino di 28 anni che avrebbe abusato della donna e che ne aveva denunciato la scomparsa simulando che fosse stata portata via dal datore di lavoro. L’uomo è accusato del reato di atti persecutori ai danni della giovane rumena. Tutto, infatti, è iniziato con la notizia arrivata ai poliziotti in merito all’allontanamento di una donna rumena che, ha dichiarato il “l’amico” tunisino, probabilmente era stata rapita dal suo datore di lavoro. Le indagini, considerata la gravità di quanto raccontato, iniziavano immediatamente con intercettazioni telefoniche di tutti i soggetti coinvolti ed appostamenti presso le serre. In alcune occasioni i poliziotti si sono finti braccianti agricoli per poter carpire qualche notizia in più durante le fasi di raccolto delle melanzane. Dopo pochi giorni di attività la Polizia di Stato ha ritrovato la donna sana e salva ma molto impaurita. Tra le intercettazioni di diversi soggetti e della stessa vittima è stato possibile appurare quanto effettivamente accaduto alla donna da quando in era Italia. La vittima, accompagnata presso gli uffici della Squadra Mobile, è stata affiancata sin dai primi istanti da personale femminile della Polizia di Stato e da una psicologa esperta. La sua storia in Italia era iniziata un anno e mezzo fa quando era stata invitata da una connazionale a trasferirsi a Vittoria per lavorare nelle serre considerato che in Romania non aveva alcuna occupazione. La donna ha accettato di buon grado, anche se le condizioni di vita non erano certo agite: una misera paga di 25 euro al giorno per 10 ore di lavoro, costretta a vivere all’interno di baracche in legno costruite sempre dentro le serre perché l’affitto di una casa sarebbe stato troppo caro. Dalla serra non si esce mai, non ci sono mezzi e possibilità per raggiungere il centro abitato, si permane sempre all’interno di quel perimetro fatto di teli di plastica e recinzioni per delimitare le proprietà. Quando si vuole andare in centro si deve cercare un passaggio ed è proprio nel momento del bisogno che le donne vengono sottoposte a ricatto. “Vuoi un passaggio?” Bene, ma devi soddisfare le richieste del datore di lavoro, del bracciante agricolo che da tempo in Italia ha potuto comprare un’auto. La donna viene subito fatta oggetto di “attenzioni” di datori di lavoro e caporali che si occupano di far trovare occupazione a tutte le donne rumene quando arrivano a Ragusa e di conseguenza era costretta a cambiare sempre azienda ed a volte consenziente si offriva per ottenere qualche vantaggio. Alcune donne cedono ai ricatti morali e si prostituiscono per avere più denaro, altre vengono solo sfruttate professionalmente perché sottopagate ed altre per avere un trattamento “migliore”, si concedono ai titolari di aziende avendo così diritto ad una casa fatiscente, ma pur sempre una casa. I racconti della vittima si riferiscono a più di 6 mesi addietro, reati che non possono più essere contestati perché mai da lei denunciati e non vi è più la possibilità di presentare querela nei confronti di chi aveva abusato di lei. La vittima comunque non vuole denunciare, riferisce che il più delle volte aveva dato il suo consenso. La vittima per sottrarsi ai datori di lavoro si confidava con un suo “pari”, un bracciante agricolo come lei, un cittadino tunisino al quale diceva che voleva essere aiutata ma che comunque dovevano restare amici senza nulla di più. L’uomo inizialmente la proteggeva con affetto in quanto si era innamorato di lei e la rispettava. La sua protezione aveva permesso alla donna di tenere lontani tutti i soggetti che ruotano attorno a questa vicenda, titolari, altri braccianti agricoli, caporali. Poi, però, l’inizio del ricatto, anche se la donna ha respinto sempre le attenzioni. Un anno fa il tunisino si sarebbe ubriacato e avrebbe minacciato la donna con una pistola (è stato accertato fosse finta) costringendola a subire un rapporto sessuale. All’ennesima richiesta di un rapporto sessuale, pochi giorni fa, la donna è fuggita, trovando riparo da un connazionale con il quale nel contempo aveva iniziato un rapporto di amicizia sincero. Il tunisino credendo fosse stata sottratta dal datore di lavoro che voleva proteggerla, simulava un rapimento contattando personale di un’associazione di volontariato. Al termine delle tempestive e brevissime indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Ragusa la Squadra Mobile è riuscita ad appurare che l’uomo avesse inventato tutto al fine di poter rientrare in “possesso” della vittima. Al termine dell’attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato, la Procura della Repubblica ha richiesto la custodia cautelare in carcere per il tunisino responsabile del reato. Emessa la misura cautelare dal G.I.P. di Ragusa, gli uomini della Squadra Mobile si sono appostati vicino la serra dove dimora il tunisino ed appena è stato riconosciuto con certezza, è stato catturato e condotto in ufficio per l’esecuzione del provvedimento nei suoi confronti. La donna oggi si trova in una località protetta, continua a lavorare presso le serre e così come da lei riferito ha ritrovato la serenità, aiutata dalla Polizia di Stato e da qualche connazionale amico.

Irene Savasta