Cultura Madrid 04/09/2015 13:08 Notizia letta: 2067 volte

Ritorno a Kobane

Vittime innocenti
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Madrid - In queste ore d’inizio settembre 2015 una foto ha fatto il giro del mondo e ha scosso inevitabilmente le coscienze.
Aylan, un bimbo curdo di tre anni, annegato, è stato trovato bocconi su un arenile turco, spiaggiato dalla corrente.
Il sole ha illuminato per un’ultima volta il suo piccolo e innocente corpo, composto sulla sabbia dalle onde del mare che prima lo avevano strappato alle mani del padre. Entrambi fuggivano dall’ISIS su un barcone che annaspava tra i flutti.
Un’altra vittima innocente di un disastro planetario, annunciato da Papa Francesco con l’unica definizione possibile che nessuno mai ha osato, però, pronunciare pur essendo l’unica, la più temibile e vera: la Terza Guerra Mondiale.
Mentre le precedenti furono dominate dai giornali, dal telegrafo e dalla radio, quest’ultima Guerra Mondiale è, in effetti, caratterizzata dai media e dalle reti sociali.
E sulle reti sociali la foto del bimbo morto che pare sognare un avvenire che gli è stato, invece, negato ha fatto il giro del mondo. Si è trasformata in un’icona, ha avuto il doloroso compito di raccontare con la forza dei pixel una verità che non è solo scarno e macabro messaggio.
Oliviero Toscani ha sapientemente “fotografato” questa verità non con il suo implacabile e celebre obiettivo ma con la tenerezza e la commozione del cuore di un uomo che non sa rassegnarsi all’irrazionalità del male.
Io avrei sperato che Aylan, lo sfortunato bambino curdo, fosse rimasto su quella spiaggia per una splendida fiaba mentre la luna lo rivestiva, pietosa, di una luce d’argento come un piccolo principe per poi risuscitarlo all’alba, nell’ora più cara alla morte.
Ahimè la sua vita spezzata non è quella splendida fiaba che si augurava il mio cuore ma la verità che Toscani non ha saputo nascondere alle sue lacrime ed io non so nascondere alle mie.
In questa tragedia cosmica, fatta di disperazioni finte e vere, l’Uomo tuttavia ha saputo recuperare il senso più profondo e alto del suo intimo “essere”.
Il ritorno a Kobane del padre per dare sepoltura ai figli morti nel naufragio sfidando da solo la rappresaglia di un ISIS sanguinario e fanatico ha la forza stessa che mosse la mano pietosa di Antigone nel dare sepoltura al fratello ucciso Polinice contro l’espresso crudele divieto di Creonte.
L’Uomo che sfida l’uomo, il bene che lotta contro il male, spesso giustificato dalla legge, in un’intima contrapposizione di valori che hanno come stella polare la pietà. Perché da sempre la Storia si è combattuta in questi campi segreti dell’anima!
Non sappiamo quanti bambini riusciranno a sognare ancora la luna su un barcone perso in un Mediterraneo ostile e periglioso o in un deserto inospitale e duro.
Forse fra molti anni racconteranno il loro esodo e la loro vita di sopravvissuti ai figli come fecero i bambini che scamparono alla furia nazista o alle furie delle guerre passate.
Io so solo che l’Uomo “deve” ritornare a Kobane, se vuole ritrovare se stesso e continuare a sperare.
Fino a quando sarà possibile questo ritorno, per gli uomini di oggi e di domani nulla sarà perso e nessun sacrificio sarà stato consumato invano.
E il sole della verità e della giustizia sorgerà sempre ancora, a dispetto di mille altre sciagure umane, nonostante tutto.

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Un Uomo Libero.
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