Cultura Scicli 09/09/2015 19:26 Notizia letta: 2683 volte

Xicle e i suoi veleni alla fine del Cinquecento

Un clima pesante
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Madrid - Alla fine del Cinquecento il clima che si respirava nella città di Scicli (=Xicle) era davvero pesante e avvelenato.
Rifletteva lo stesso andazzo dell’Isola perché da sempre questa terra è stata specchio della Sicilia intera.
I grandi conflitti di attribuzione tra l’Inquisizione e il Clero qui erano particolarmente esasperati e aspri grazie allo status speciale goduto dalla contea di Modica, di cui Scicli fu capitale militare per circa due secoli.
Da una parte l’autorità di un conte padrone, assente ma depositario, per antica concessione, del mero et mixto imperio. Dall’altra il potere della Corona, affermato con forza e senza infingimenti mediante l’ubicazione strategica nel suo territorio della Quarta Sergenzia (quarta su dieci presenti in tutta l’isola). La Sergenzia di Scicli, appunto.
Al centro due grandi forze in continua lotta: la Chiesa, rappresentata dal Vescovo di Siracusa (che rispondeva al Papa) e l’Inquisizione, vera e propria macchina da guerra, cui era stato affidato dai Sovrani spagnoli il controllo materiale delle anime (V. doc. Francesco Peralta).
Tanto la Sergenzia quanto l’Inquisizione erano due strumenti diversi, ma mai opposti, di un potere centrale che aveva un unico vero scopo: limitare quanto più possibile la già scarsa ingerenza del conte padrone.
La famiglia Enríquez – Cabrera con alterne fortune amministrò la contea fino al 1703, anno in cui Juan Thomás Enríquez de Cabrera, undicesimo Almirante di Castiglia, Conte di Modica, fu processato e condannato per alto tradimento. La famiglia Enríquez Cabrera (ma prima ancora la famiglia Cabrera), aveva sempre salassato la contea per garantirsi nella capitale spagnola, Madrid, dove abitualmente risiedeva, un tenore di vita altissimo e un’esistenza a dir poco dissipata. Motivo per cui spesso i vari Conti avevano ripagato con concessioni e complici silenzi i lauti donativi che uomini della contea privi di scrupoli periodicamente elargivano a tutela e garanzia dei loro loschi traffici.
Tutto questo non era ignoto al potere centrale che più volte era intervenuto per porre un freno e cercare rimedio alla gestione anarchica e disinvolta di questa parte di Sicilia.
Modica, come capitale amministrativa, era stata tenuta in isolamento speciale dalla Corona, guardata a vista da Scicli e da Ragusa, i due altri importanti centri satelliti della contea.
Ho trovato diversi resoconti degli inquisitori del Tribunale palermitano e tutti indicano Ragusa come meta favorita delle loro visite, mai Modica.
A Ragusa, in verità, esistevano delle potentissime familiature (Castellett, Nichita, La Rocca, etc...) grazie alle quali l’Inquisizione spagnola poteva controllare l’operato di gran parte delle “audiencias de fuera” dell’intera Contea.
Nessuna di queste visite arrivò fino a Scicli, comunque. Perché?
La risposta è semplice: perché all’Inquisizione spagnola non interessava contrapporsi all’autorità del Sergente Maggiore di stanza a Scicli giacché, tanto la prima quanto il secondo, entrambi rispondevano direttamente al Sovrano che ne ratificava personalmente le nomine.
Spesso, addirittura, il Commissario del Santo Officio di Scicli era persona così autorevole da essere incaricata dal Tribunale dell’Inquisizione di Palermo di dirimere controversie insorte tra inquisitori e potere locale del clero in centri esterni alla contea. Mi riferisco al pesante intervento di Matteo Stornello a Nicosia (1630), di cui tratterò in un prossimo lavoro.
Questa tacita complicità tra Inquisizione e Sergente Maggiore esploderà con grande scandalo e forza proprio a Scicli alla fine del Cinquecento.
A innescare la miccia che farà saltare la polveriera, sarà proprio il comportamento spregiudicatissimo del vicario foraneo di Scicli, Don Matteo de Micheli, algozirio (=collaboratore di giustizia) del Vescovo di Siracusa Don Giovanni Orosio De Arce, spagnolo.
Figura potentissima, Don Matteo de Micheli è di antica e prestigiosa famiglia spagnola. Tra il 1596 e il 1597 il Tribunale del Santo Officio di Palermo aprirà diversi fascicoli a suo carico (sette in tutto: per sacrilegio; falso in atto pubblico e induzione in falsa testimonianza; abuso di giurisdizione, produzione di testimoni falsi; peccato nefando: cioè atti sessuali contro natura; ingiurie).
I fatti in breve.
Don Matteo aveva falsificato le lettere con le quali il Tribunale del Santo Officio di Palermo lo avrebbe nominato Commissario dell’Inquisizione a Scicli, riunendo così nella sua persona la prestigiosa carica di Vicario foraneo e contestualmente l’altra di Commissario del Santo Officio.
Il Sergente Maggiore Don Mattia Ribera, lo stesso che aveva combattuto per liberare Malta dall’assedio del vice sultano di Tripoli Dragut nel 1565, denunciò pertanto senza indugi i suoi loschi traffici.
Avendo Don Matteo prodotto al riguardo testimonianze false in suo favore, il Tribunale di Palermo gli recapitò, infatti, subito delle diffide tramite un suo ufficiale giudiziario.
Ma Don Matteo non era certo proprio il tipo da lasciarsi intimidire.
Doveva avere, in realtà, anche un fisico molto atletico e prestante per riuscire a bloccare tutti gli accessi del Duomo di San Matteo e bastonare a porte chiuse “con effusion de sangre” l’incauto emissario del Tribunale che era andato a recapitargli le notifiche.
A questo sacrilegio, saranno aggiunti altri reati riguardanti atti contro natura, ingiurie profferite a signore della buona società cittadina, insomma una vera e propria guerra tra il disinvolto Vicario e la società del suo tempo il cui epilogo non ci è stato dato sapere in quanto i processi sono andati perduti. In verità gli incendi dolosi dell’Archivio del Santo Officio si ripetevano con cadenza quasi annuale.
È impressionante come a ogni causa istruita il notaio dell’Inquisizione sottolineasse il silenzio colpevole del Vescovo di Siracusa.
A questo punto, però, bisogna per forza di cose interrogare il reticente Carioti.
Il Nostro ineffabile Arciprete nel suo libro di “Memorie” tace, infatti, tutti gli scandali di cui si era reso protagonista il Vicario Don Matteo De Micheli.
Mentre, a proposito di un edificante fatto verificatosi in Scicli e avente per protagonista proprio il De Micheli, così si esprime:
“A’ 15 maggio del 1615, si trasferì ... la nostra (immagine, ndr) ammirabile, quanto bella Vergine Immacolata, dalla cappelletta in questa chiesa del Terz’Ordine, detta di Santa Maria la Croce, ed ivi a canto della porta maggiore edificatovi uno spezioso e politissimo oratorio, il doctor in utroque jure sacerdote Don Matteo Micheli, cavagliere sciclitano,... ivi si collocò come la resta al presente, avendone per sé e suoi il proprio sepolcro costrutto.”
E chiosando, poi, con sottile maldicenza, il Carioti c’informa che proprio nel giorno della morte a questo sacerdote, “cavagliere sciclitano”, erano arrivate le lettere con le quali era stato eletto vescovo di Cefalù.
Noi non sapremo mai purtroppo se quest’ultima è stata una stoccata mefistofelica o se il caro Arciprete ci ha voluto tramandare ad arte tale memoria per rifare al suo confratello una verginità che in vita sicuramente non possedette mai.
Una cosa però è certa da oggi: che il Carioti, ritenuto da tutti in passato come unico testimone credibile della Storia patria sciclitana, non può più essere considerato seriamente tale.

Do qui di seguito la trascrizione dei documenti.

AHNM Inquisicion, 1750, exp. N.4 pag. 10 e ss.

+
Hago fe, yo Pedro Gil de Savalza Archivario de la Audiencia del Santo Officio de la Inquisicion deste Reyno de Siçilia como entre lo demas papeles de dicho Archivo y causa criminales tocantes a Competençias con Perlados y Juezes eclesiasticos deste Reyno, hallo las siguientes causas de sacrilegios, en las quales se à procedido por este tribunal sin contradiçion de Perlados Juezes eclesiasticos ni de sus ministros.
Sacrilegios
Zaragosa
En el año 1596 procedio el tribunal del Santo Oficio sacrilegio contra Don Matheo de Micheli Saçerdote, su comissario en el lugar de Xicli obispado de Zaragoça y vicario foraneo de dicho lugar por haver dado de palos con effusion de sangre dentro la yglesia mayor a Lazaro de Chianchio, no tubo contradiçion por parte del Obispo de Zaragoça ni de su Audiençia como pareze por el Proceso a que me remito.
Pag. 19
Lo stesso Archivario annota quanto segue:
Hallo las siguientes causas de falsificacion de letras y subduccion de testigos falsos en causas que no son de fé, en lo Civil y Criminal de la Audiençia de afuera deste Santo Oficio en las quales se à procedido en este tribunal sin contradicion de Perlados Juezes eclesiasticos ni de sus familiares.
Falsificacion de letras
Zaragoza
En el año 1596 proçedio el tribunal del Santo Oficio contra Don Matheo de Micheli Saçerdote, su comisario y vicario foraneo en el lugar de Xicli obispado de Zaragoza, por haver usurpado la jurisdiçion al Santo Oficio falsificando unas letras Responsales por causa de la Audiençia de afuera; no hubo contradiçion por parte del obispo de Zaragoza ni de sus ministros como pareze por su Prozesso a que me remito
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Subduccion de testigos falsos ex/a fidem
Zaragoza:
En dicho año 1596 ante mismo proçedio el tribunal del Santo Oficio contra el dicho Don Matheo de Micheli, comisario y vicario en dicho lugar a Instançia de Matheo de Ribera por subducidor de testigos falsos en causas civiles y criminales, extra fidem, no hubo contradiçion por parte del obispo ni de los ministros de su audiençia como compareze por su Processo a que me remito.
Sempre lo stesso Archivista a pag. 32:
Hallo las siguientes causas de nefando, en las quales se ha procedido en este tribunal sin que haia avido contradiçion de Perlados Juezes eclesiasticos ni de sus Ministros.
Nota: àse presuponer que en estas causas se à procedido con ciençia y paciencia de los Perlados y sus Ministros porque en todas las çiudades lugares y aldeas del Reyno los Perlados tienen vicario foraneo, archipreste fiscal y otros officiales que de todo lo que suçede le(s) dan aviso.
Nefandos
Zaragoza
En los años 1596 y 1597 el tribunal del Santo Officio proçedio contra el Saçerdote don Matheo de Micheli su comisario y vicario foraneo en el lugar de Xicli por el pecado nefando sin que hubiese contradiçion por parte del obispo de Zaragosa de cuia Dioçessis es dicho lugar ni de sus Ministros como pareze por su processo a que me remito.
E ancora sempre l’Archivista a pag. 26:
Hallo las siguientes causas de Jnjurias en las quales se à proçedido por este tribunal sin contadicion de perlados ni de sus Ministros.
Jnjurias
Zaragoza
En el año 1596 proçedio el tribunal del Santo Officio contra el Saçerdote Don Matheo de Micheli su comisario y vicario foraneo en el lugar de Xicli por haver insolentado con Jnjurias a mas mugeres honradas, no tubo contradiçion por parte del obispo de Zaragoza de cuia dioçessis es dicho lugar ni de su Corte como pareze por su Processo a que me remito.
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AHNM Inquisicion, 1750 exp. N. 3 (Doc. Francesco Peralta)

Papeles que van en este pliego tocantes a competencias tenidas con los obispos deste Reyno y sus vicarios en que ay diversas inhibitorias hechas por este S.to Officio para inhibir a ellos y sus vicarios desde el año 1519 a esta parte.
Pag. n. 1
“Nell’anno 1600 Francisco de Peralta familiare della tierra di Xichili diocese de Soragusa fu preso et carcerato nel castello di detta città di ordine della Corte Vescovale di Soragusa dato al Vicario di città per no volere dare plegeria di Oz. 20. Dese presentando carcerato nelli Carceri Vescovale di Soragusa et havendo recorso al Tribunale si fecero lettere injuntorie penale al detto vicario di Xichili, algozirio di detta Corte Vescovale, che lo scarcerassiro sotto pena di escomunica magiore et li altri pene corporale reservate arbitrio S.ti Officij et di unci cento fisco S.ti Officij applicada havessero da subito al detto Peralta escorcerarlo et no molestarlo di nisciun modo ne contra quello procedere in cosa alcuna et remettere la causa al Tribunale suddetto competente, cancellari tutti atti et trasmitterli in tribunale fra termino di giorni otto et farli nota a nome del S.to Officio et farli prestare pleggeria di oz. 40 di presentarse in tribunale di stare alli mandati del S.to Officio et come per dette lettere si contene spedite a 2 di magio XIIj ind. 1600
Dr. Petro del Hoyo, Atienza secretario, Falleri consultor
CREDITI
Archivo Histórico Nacional de Madrid
Antonino Carioti, Notizie storiche della città di Scicli, Ed. del testo, introd. e annotaz. a cura di Michele Cataudella, Ed. Il Comune di Scicli, luglio 1994

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