Economia Pozzallo 11/09/2015 01:34 Notizia letta: 10219 volte

Chiude il cementificio Colacem di Pozzallo?

Rimarrebbe in marcia solo l’impianto di Ragusa
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Pozzallo - Eccesso di capacità per gli impianti sparsi in tutta la penisola, mercato dell’edilizia fermo al palo e milioni di volumi di produzione invenduti: per il cemento italiano non è proprio un bel momento.
Da 44 milioni di tonnellate, a tanto ammontava la domanda di cemento in Italia appena sette anni fa, si è passati ad appena 19 milioni. Un disastro, appunto.
Le aziende si preparebbero al peggio? Sembrerebbe proprio di sì, a leggere le previsioni di alcuni esperti del settore che indicherebbero come percorribile, per le maggiori compagnie del cemento italiane, la via della ristrutturazione interna per salvare, come si è solito dire, il salvabile.
E ristrutturazione, spesso, in economia, vuol dire chiusura.
In Sicilia, Colacem, l’azienda che fa capo alla famiglia umbra dei Colaiacovo, la seconda major italiana del cemento, si appresterebbe a valutare una rigorosa rimodulazione delle proprie produzioni. A farne le spese sarebbe il cementificio di contrada Fargione a Pozzallo. Rimarrebbe in marcia solo l’impianto di Ragusa.
Nonostante l'alternanza di produzioni tra un sito e l’altro e stop prolungati dei forni anche per alcuni mesi, che sono stati necessari per smaltire le scorte accumulate e non assorbite dal mercato, la gestione dei due siti ragusani è diventata oltremodo complessa. L’efficienza degli impianti, raggiungibile con marcia al 100% continua nel tempo, sarebbe solo un miraggio per i cementifici iblei. I mercati esteri, poi, visto il declino delladomanda italiana, troppo lontani da raggiungere. Eppure fino a pochi anni fa Ragusa e Pozzallo rappresentavano l’hub ideale per il mercato del cemento nel mediterraneo. Oggi, invece, non più?
Colacem, infatti, punterebbe solo su quelle produzioni che garantirebbero redditività e risultati migliori: quelle estere, soprattutto. Con gli stabilimenti del Canada e di Santo Domingo che, assieme a quello di Tunisi, solo nel 2013, assicuravano, equesta è una certezza, il 40% del volume d’affari dell’intera società.
Sono passati appena 15 anni quando uno dei gioielli di famiglia della regione Sicilia, il cemento di Ragusa, veniva ceduto per 250 miliardi di lire ai Colaiacovo di Colacem. Si chiudeva così, nell’anno 2.000, con un incasso mai visto nella epopea delle dismissioni italiane, la fallimentare esperienza della regione Sicilia da imprenditrice pubblica nel cemento, e si apriva invece un nuovo capitolo di storia economica per l'Isola, grazie a capitali privati, che oggi, forse, giunge già all’epilogo.

Redazione