Cultura Scicli 12/09/2015 12:46 Notizia letta: 2565 volte

Chiude, con successo, la mostra cammeo di Guccione

Inediti
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Modica - Un mese di bellezza, a Scicli. Respirano dell’immensità dei cieli dell’arte le pareti del piccolo spazio in via Mormina Penna dello storico Caffè Letterario Vitaliano Brancati, una delle poche realtà culturali inossidabili in provincia, abili a resistere ai colpi del profitto a tutti i costi, alle leggi del mercato che pagano logiche troppo spesso meramente economiche.
Sono un campione significativo, un indicatore potente della temperatura civile d’una comunità i trenta giorni della mostra “Amori”, in cui il Brancati ha esposto sessantadue opere di Piero Guccione, convocandole da collezioni private, nelle quali erano piovute in massima parte dal cuore di Piero, quali doni affettuosi dell’artista a persone vicine, in primo luogo alla sua “cara bilancia”, la maestra Sonia Alvarez, raffinata artista del Gruppo di Scicli, legata a Guccione da un connubio che ha saldato in un unicum amore e lavoro, vita e arte.
Dodicimila i visitatori. Sulle pagine della stampa giorno dopo giorno ne abbiamo visto facce e numeri, riconoscendone tanti tra i personaggi pubblici, restando sempre ammirati del riverbero felice che la pittura di Guccione trasferisce sul volto di chi la guarda, di chi ha partecipato all’affollato vernissage, di chi ha deciso di tornare ancora, per cogliere lo spirito speciale che anima l’esposizione. Non di bozzetti si tratta, ma certo tanto la mostra restituisce dello slancio con cui il pittore ha pensato e sentito quel disegno, della forza poetica concentrata nel pastello veloce concepito per passare alle mani e agli occhi d’un amico, un affetto col quale l’artista ha continuato a ‘parlare’, dalle pareti calde del soggiorno domestico, col tratto icastico della sua identità espressiva, le vibrazioni luministiche, l’impalpabile levità del colore.
E, come nelle corde eleganti informali dell’uomo Guccione, a chiudere la kermesse è un’amabile conversazione collocata dagli “amici” del Brancati nello spazio antistante allo spazio espositivo, sotto le luci sommesse che illuminano la pietra barocca della via cittadina consacrata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. A chiacchierare sulla mostra, due esponenti dell’intellighenzia sciclitana, lo storico dell’arte Paolo Nifosì, autore dello scritto critico in catalogo e profondo conoscitore del percorso guccioniano, e Giuseppe Pitrolo, docente e fine lettore di letteratura. Molteplici gli spunti di riflessione, avviata dalla visione della mostra, nata da un’idea di Sonia Alvarez, che l’aveva immaginata come un’antica quadreria, anche perché fosse un capitolo a sé, rispetto alle esposizioni che tra Vicenza, Ragusa e Modica, hanno voluto, con Scicli, festeggiare quel celebre cinque maggio 2015, l’ottantesimo compleanno di Guccione.
Paolo Nifosì affonda lo sguardo sulle stagioni dell’artista, dalla fase della formazione agli ultimi anni, dal clima romano respirato dal pittore a metà degli anni ’50 alla sua quasi immediata indipendenza di voce, sia pure in esperienze di cenacolo come “Il pro e il contro”. Giuseppe Pitrolo riflette sulle valenze del rimpatrio di Guccione a Scicli, nel ’79, sollecitando anche una meditazione sulla relazione fondamentale, nell’artista, tra pittura e occhio. Poi il discorso abbraccia i temi della mostra, tutti motivi cari alla corda più autentica dell’ispirazione di Guccione, i ritratti, carichi della sua finezza disegnativa, i fiori, segno tangibile della volontà di portare in pittura la bellezza, caricandola anche d’un venato simbolismo, come attesta la corposa produzioni di ibiscus, il fiore della sensualità e della tragedia, di eros e thanatos.
L’occasione non dimentica di gettare luce sul versante civile dell’impegno di Guccione, da sempre sensibile alle urgenze d’un presente drammaticamente avvertito come “Tempo di Apocalisse”, cui forse può portare parola dolcissima di conforto solo l’arte. Quella pittura d’immagine tutt’altro che morta, capace di saldare le ere, in virtù di quei mirabili dialoghi che Guccione, con spirito moderno, ha stabilito con la tradizione, con Michelangelo, Caravaggio, Antonello, Friedrich, Munch, tra i più cari, ritrovando, nel capolavoro visitato, le proprie necessità e un miracoloso accordo di contemporaneo ed eterno.

La Sicilia 

Elisa Mandarà
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