Economia Ragusa

Trivello io, trivelli tu? ce famo du spaghi

Piccitto è stato l’unico sindaco in Italia a dire sì alle trivelle nel prato di casa sua

Ragusa - L’attesa è finita: a Ragusa si trivella.
La società Irminio alla fine ha avuto ragione, e dopo sette anni di indugi burocratici e, soprattutto, politici è riuscita a portare a casa il sì alle perforazioni. Il sindaco Piccitto, leader del movimento cinque stelle, verrà ricordato come l’uomo dei record. Il primo cittadino ragusano, grillino e movimentista della prima ora, è riuscito dove fior fiori di sindaci democristiani e di centrodestra ma anche di centro sinistra hanno fallito: Piccitto è stato l’unico sindaco in Italia a dire sì alle trivelle nel prato di casa sua. Il primo sì dopo anni e anni di blocco esplorazioni e perforazioni per la ricerca di petrolio e gas, scusate se è poco. Un record, appunto. Piccitto vince proprio lì, sul ring del petrolio, dove anche l’onorevole Nello Dipasquale, ex sindaco di Ragusa, messo alle corde dal tira e molla della politica, aveva tristemente gettato la spugna. Il movimento cinque stelle, i cittadini del movimento cinque stelle, danno il benvenuto alle trivelle, lì, dove la politica ha fatto invece solo buchi nell’acqua. I grillini ragusani, senza andare in streaming, senza votazioni sul web, senza manco interpellare i Garanti del movimento, hanno detto Sì alle perforazioni. Questo è pragmatismo, è democrazia diretta, altro che politica dei politicanti.
Sì, a Buglia Sottana si trivellerà.
Ci vorrebbe un sindaco grillino in ogni paese d’Italia, per poter sbloccare definitivamente la cassaforte di risorse naturali che giace inesplorata nel nostro sottosuolo. Circa settecento milioni di tonnellate di greggio e metano sono in attesa di un’autorizzazione per poter finalmente essere sfruttate. Giacimenti ricchi, inesplorati e non sfruttati. Le aree più interessanti da studiare sono il Canale di Sicilia, il Mare di Sardegna, lo Ionio. E poi la terraferma, con la Basilicata sempre in pole position e le campagne siciliane, ovviamente.
Ma l’Italia, sul petrolio, è divisa in due fazioni. Ci sono quelli del Sì alle trivelle, come il movimento cinque stelle ragusano e il sindaco del capoluogo in prima linea, e poi ci sono quelli del No, che in linea di massima votano (in tanti) e tifano (quasi tutti) per i cinque stelle, che, comunque, organizzano sit in per l’ambiente, passeggiate ecologiche, raccolgono firme per indire referendum contro le perforazioni di mare e di terra, issano bandiere colorate sui terrazzi delle loro case, si tingono la faccia di nero sulle spiagge, fanno girotondi, si tengono per mano, danno un bacio, poi un altro bacio e tutti giù per terra.
Insomma, quelli del No sono politicamente più impegnati.
Si fa quasi confusione a distinguere i Guelfi dai Ghibellini nella guerra del petrolio tutta in chiave siciliana, anche perché se vai alle manifestazioni dei No Triv becchi quelli, proprio quelli, che poi autorizzano le perforazioni in casa propria.
Un pasticcio, il petrolio. È vero.
Ma a Buglia Sottana si perfora. Grazie alla politica che viene dal basso, grazie al governo dei comuni tolti a quella partitocrazia che, come dicono i cinque stelle, "aveva tante vacche da mungere". Quel che conta, adesso, è il petrolio. O il gas. Le vacche possono attendere.

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