Economia Piedimonte Etneo 17/09/2015 09:28 Notizia letta: 3359 volte

Albergo Diffuso, a Piedimonte Etneo studiano il modello Scicli

Ezio Occhipinti docet
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Piedimonte Etneo - Trapiantare alle pendici dell’Etna il “modello” dell’Albergo diffuso, per innovare il sistema dell’accoglienza turistica e creare benessere non soltanto ad uso dei visitatori, ma anche dei residente. Di questo si è discusso in un dibattito a Presa, una delle fra- zioni collinari di Piedimonte Etneo. E la scelta del luogo da parte degli organizzatori – il Comune ed alcuni operatori turistici – non è stata casuale.
Proprio in questo piccolo centro rurale, infatti, ci sarebbero tutti gli ingredienti per aprirsi al turismo sulla scorta di fortunati esempi.
Una borgata periferica e spopolata, immersa nel verde di boschi, vigneti e frutteti, che ha conservato intattii suoi caratteri urbanistici tradizionali, fra casette terrane, piccoli cortili e trazzere, poco distante sia dalla costa jonica - un quarto d’ora d’auto sepa-ra Presa da Marina di Cottone – che dalle stazioni escursionistiche di Etna nord, distanti dai 30 ai 40 minuti.
Scenario ideale per quel tipo di va- canza “slow”, “lenta”, alla ricerca del «contatto autentico con cultura e società del luogo ospitante», esperienza inseguita da una fetta sempre più importante di viaggiatori.
Per «aprirsi» a chi vuol vivere l’Etna come forse neanche gli etnei riescono a fare, servono prima di tutto strutture ricettive ben guidate ed at- trezzate, meglio ancora se «diffuse» nel tessuto urbano più antico e «meno alterato dalla modernità».
Più unità destinate agli ospiti, dunque, non concentrate nello stesso edificio – questo lo schema dell’Albergo diffuso - ma dislocate nel centro storico e gravitanti intorno ad uno stabile con ricevimento e spazi comuni. Un modello buono per le frazioni di Piedimonte certo, ma anche per altri centri pedemontani del versante nord e nord-est dell’Etna, dove ancora però tutto questo fatica ad attecchire, per «mancanza di massa critica dal punto di vista sociale, di volontà d’innovazione», secondo Giuseppe Onni, ricercatore di Urbanistica dell’Università di Sassari.
Un modello che il legislatore regionale ha riconosciuto e regolamentato per la prima volta nel 2013, sulla scia di numerose vicende di successo.
È il caso dell’ospitalità diffusa di Scicli, nel Ragusano, esposto a Presa dal fondatore dell’albergo diffuso della città, Ezio Occhipinti.
«Ho cominciato ad ospitare persone in una storica dimora del centro e pian piano molti degli altri proprietari hanno aperto la propria casa ai turisti», ha raccontato.
Oggi la rete dell’ospitalità diffusa è cresciuta riunendo le strutture ricettive Modica, Ragusa, Palazzolo, Donnalucata, Sampieri.

Giuseppe Onni ha invece evidenziato il valore della «spinta dal basso», delle energie che si coagulano e realizzano in autonomia, senza perdersi nell’attesa dell’intervento pubblico, con il racconto della vicenda di Santu Lussurgiu, in provincia di Oristano.
Un centro dell’entroterra divenuto meta di turisti in cerca dello «spirito della Sardegna rurale» grazie a pochi e tenaci abitanti che hanno convertito all’accoglienza le vecchie case del paese. «Tutto questo ha avuto un benefico effetto sull’economia locale – ha spiegato – con l’incremento della domanda di riqualificazione di luoghi prima abbandonati».
«Ci basterebbe copiare, perché qui non ci manca nulla», il commento lapidario di qualcuno alla fine della serata.

La Sicilia
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