Lettere in redazione Scicli

I miei viaggi in bus, per Catania

Ci scrive l'ing. Mirabella

Scicli - Premetto che viaggio da oltre trentacinque anni con i mezzi di trasporto pubblici; da circa quindici come lavoratore pendolare da Scicli a Catania.
Ho assistito negli anni al depotenziamento, di fatto, della tratta in treno Scicli Ragusa, con stazioni convertite ad altro uso.
Negli ultimi cinque anni anche i treni che dalla Sicilia andavano verso il Nord sono stati smantellati, eliminando quasi del tutto il servizio cuccette (da dieci a quattro corse al giorno).
Eppure politici, ministri e assessori tentano ormai invano di imbonirci con parole tipo: “Efficienza”, “Infrastrutture”, “Spend review”, “pareggio di bilancio”, dietro le quali si cela, nella realtà, lo smantellamento dei servizi di sanità, trasporto e pubblica istruzione.
Le infrastrutture carenti recano ai viaggiatori perdite di tempo incommensurabili, basti pensare che per andare da Scicli a Palermo occorrano in treno oltre nove ore (si fa prima ad arrivare in aereo negli Stati Uniti o in Sudafrica).
Al Nord le potreste sono contro il sistema d’alta velocità denominato TAV, nella nostra regione i treni viaggiano ancora su binario unico e con locomotori a diesel.
“Trenitalia” investe in Lombardia quasi cento milioni di euro con progetti miranti alla riqualificazione delle stazioni, introducendo nuove tecnologie per rafforzare il trasporto regionale e ben 500 nuovi treni pendolari.
Nessun treno purtroppo è previsto per la regione Sicilia.
Mi sarei aspettato da parte dei nostri rappresentanti politici nazionali e del Presidente Crocetta una particolare presa di posizione, ma questo non è avvenuto.
Un dato deve far riflettere i politici siciliani: i treni che viaggiano al giorno in Sicilia sono 397, in Lombardia 2300.
Con il crollo, l’ennesimo, del viadotto “Himera” sull’autostrada Palermo - Catania, molti pendolari sono costretti a un viaggio massacrante:
Com’è possibile che città metropolitane come Catania e Palermo siano collegate solo da un viadotto?
Quale sistema di infrastrutture alternativo?
Il progetto “Freccia Rossa” per ammodernare la linea Palermo - Catania che fine ha fatto?
Perché le gallerie nel tratto autostradale Lentini - Catania sono quasi tutte al buio da più di quindici mesi?
Chi si assume la responsabilità in caso d’incidente?
Dobbiamo proprio aspettare morti e feriti per sistemare gli impianti d’illuminazione?
Di fronte a questi disagi, a problemi infrastrutturali dei trasporti su rotaia, vuoi vedere che la regione investe nel trasporto gommato?
In ammodernamento del parco macchine e nel potenziamento delle linee?
Risposta. No.
Siamo di fronte ad una distruzione sistematica del trasporto su gomma e dell’Azienda Siciliana Trasporti (azienda pubblica e quindi “cosa di tutti”, concetto che ormai, nell’era in cui modernizzazione e privatizzazione vanno a braccetto, sembra inconcepibile).
Per far quadrare i bilanci la regione ha tagliato migliaia di chilometri di linee, con accorpamento di corse e disagi da rabbrividire.
Ci siamo trovati spesso con autobus pieni di passeggeri e utenti lasciati a terra e tra questi: turisti che dovevano raggiungere l’aeroporto di Catania; malati che dovevano arrivare in strutture sanitarie; studenti che dovevano recarsi all’università per sostenere esami.
Spesso queste situazioni hanno portato al blocco degli autobus e quasi alla rissa tra i passeggeri a terra, quelli sull’autobus e gli autisti.
L’intervento tempestivo della polizia di Pozzallo più volte ha evitato il peggio.
Altra nota dolente la pulizia degli autobus che spesso lascia a desiderare ed è demandata alla buona volontà dell’autista di turno o dei passeggeri più sensibili.
Capita negli ultimi tempi che i mezzi si rompano perché inefficienti. Molti, in effetti, hanno alle spalle più di un milione e trecentomila chilometri e le sette linee da Scicli a Catania sono coperte da soli tre autobus, il che significa che un mezzo deve fare tre viaggi al giorno.
Stessa situazione a Modica, qui un autobus deve coprire prima la linea di Catania e poi quella di Palermo, per un totale di 900 Km giornalieri.
Quello che dico si potrebbe verificare con una relazione da parte dei preposti nello specificare quante volte in un mese un mezzo va a finire in riparazione e a quale costo.
Essendoci un parco macchine obsoleto, la copertura delle linee è demandata alle vetture che rientrano dal servizio, che devono essere immediatamente pronte a ripartire a scapito dei controlli e della sicurezza.
Sembra di essere in un imbuto: più tempo passa e più ci possiamo scordare della mobilità pubblica in Sicilia.
“Quale scenario futuro ci aspetta?”

Mi chiedo se l’assessore ai trasporti insieme al presidente della Regione abbia fatto una programmazione del trasporto pubblico. Se lo stato ha intenzione di investire in Sicilia in infrastrutture.
So che siamo lontani dalla Lombardia e da Roma, qui siamo in Sicilia e la volontà del funzionamento della macchina statale o regionale è demandata a un essere supremo: “U Spirdu Santu”.
Questo risentimento sta diventando un luogo comune per noi Siciliani.

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