Appuntamenti Ragusa 18/09/2015 01:04 Notizia letta: 2290 volte

Alessandro Finocchiaro in mostra a Ragusa

Dal 26 settembre
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Ragusa - Si inaugura sabato 26 settembre, alle ore 18.00, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Il puro soggetto visto, organizzata dalla Associazione Aurea Phoenix e dalla Galleria Lo Magno, catalogo Aurea Phoenix Edizioni, a cura di Andrea Guastella. L’esposizione raccoglie una selezione di opere recenti di Alessandro Finocchiaro.

Dal testo in catalogo di Andrea Guastella:
L’ultima personale di Alessandro Finocchiaro prima di questa mostra (a Modica, presso la Galleria Lo Magno, nel 2009) è stata l’occasione per conoscerne il lavoro. Ricordo che rimasi impressionato dalla qualità dei dipinti, da cui trapelava una ricerca matura e consapevole. Si respirava, in quei paesaggi, in quegli interni, in quelle nature morte un’atmosfera carica di umori.
Era insomma evidente come l’artista non si fosse fermato alle pendici dell’Etna (da cui pure aveva tratto linfa vitale: si pensi a certi impasti che richiamano, ai suoi esordi, la materia concreta e spugnosa come lava rappresa del conterraneo Piero Zuccaro) ma avesse ricambiato lo sguardo che Nicolas de Staël rivolse alla Sicilia, soffermandosi, all’opposto, su luoghi anonimi e brumosi, ma con la stessa bruciante aspirazione di dipingere in un modo solo suo; aspirazione direttamente proporzionale a una vasta cultura, con la conseguente indesiderata quanto ineludibile – uso parole di Harold Bloom – “angoscia dell’influenza”: il sentimento di chi sa che tutto è stato dipinto e che l’unica originalità praticabile risiede nel percorrere all’indietro, come asseriva Picasso, il cammino dell’arte.
Un cammino accidentato, anzi un filo teso tra entusiasmo e disperazione, forza e fragilità, scoramento e volontà di proseguire con un unico punto fermo: la verità nella pittura, l’essere sempre «né troppo vicino, né troppo lontano dal soggetto».
Non era lontano, Alessandro, neppure dalla dedizione lenta e silenziosa di un altro gigante come Giorgio Morandi, fermo restando che il parallelismo non vale per lo stile quanto per il metodo, manifestando i suoi dipinti una tecnica all’apparenza poco ricercata, se non rapida e sommaria: larghe e dense pennellate, un disegno appena abbozzato che sfuma, a parte qualche dettaglio in vista per i colori sgargianti o a rilievo, su uno sfondo monocromo e avvolgente.
Mancano, questo sì, riferimenti concettuali che non rimandino a qualche forma di emozione o nostalgia. Il pittore si abbevera esclusivamente al pozzo oscuro della memoria individuale. È perciò, come Morandi, uno dei pochi ad aver compreso che l’arte non va confusa con la cronaca e che le buone maniere non cambiano alla velocità con cui accade di sostituire un paio di scarpe o un supporto digitale.
Ciò che gli preme, che più lo coinvolge è il puro soggetto visto. E se prima i suoi lavori potevano essere scambiati per variazioni seriali su un tema, oggi ogni quadro deve aprire e chiudere tutto, esaurire, se fosse possibile, l’intenzione di partenza. Certo, all’artista capita talvolta di tornarci su. Mai, però, a scapito di quella scheggia che lo porta alla visione e che forse, come in Tuymans, è «l’elemento di collegamento tra figurazione e astrazione».
Alessandro – e questi dipinti in cui si passa in modo repentino da una gamma a l’altra, e da un soggetto all’altro, ne sono la prova – non potrebbe mai essere un pittore solo astratto. È la figurazione che gli dà la possibilità, «come una finestra su un ostacolo tra te e ciò che è raffigurato», di creare quella distanza obiettiva a cui si colloca. E a cui ci invita – per quanto mi riguarda, gliene sono molto grato – a collocarci e ad osservare.

Alessandro Finocchiaro nasce a Catania nel 1967. Sue opere figurano nelle collezioni della Fondazione Carisbo a Bologna e del C. A. M. di Casoria (Napoli). È tra gli artisti sostenitori della Fondazione degli Archi di Comiso, con cinque opere in collezione. Recentemente un suo quadro è stato acquistato dal Comune di Acireale in occasione dell’operazione Civitatis Artifices. Vive attualmente tra Roma e Collevecchio (Rieti).
Inizia a esporre nella seconda metà degli anni Novanta: la prima personale è curata dall’amico Vincenzo Tomasello; seguono collettive a cura di Anna Maria Ruta. Nel 2000, segnalato da Ambra Stazzone, partecipa a Onda d’Urto/50x35, i migliori artisti siciliani, un progetto di Antonio Presti. Salvatore Schembari della Galleria degli Archi di Comiso lo invita a realizzare un dipinto per il manifesto del VII Costaiblea Film Festival. Espone a Palermo, Galleria 61, presentato da Anna Maria Ruta, e a Comiso, Galleria degli Archi, con testo in catalogo di Nunzio Zago.
Nel 2003 si trasferisce in provincia di Vicenza come insegnante presso le scuole dell’Infanzia e Primarie, attività che continua a svolgere oggi in Lazio. L’incontro con la creatività dei bambini si è rivelato molto stimolante per il suo lavoro.
Importanti tappe sono poi la mostra parigina alla Galerie Arphil del 2005, presentata da Guido Giuffrè, e quella modicana alla Galleria Lo Magno, con testo in catalogo di Stefania Portinari. Tra le collettive Quale Paesaggio?, a cura di Guido Giuffrè e Paolo Nifosì, Galleria Lo Magno, Modica; I segnali dell’Aurora, Galleria d’Arte Moderna Le Ciminiere, Catania, a cura di Angelo Scandurra.
Un video documentario, Il muro e le rose – la pittura di Alessandro Finocchiaro, di Sebastiano Pennisi e Zoltan Fazekas (It., 24 min., 2009) è stato presentato in Sicilia in varie occasioni. Ha collaborato con Cane capovolto in Il libro unico. Nel 2011 viene invitato a partecipare alla 51.a Biennale d’Arte di Venezia, Padiglione Italia in Veneto per il centocinquantesimo dell’Unità nazionale a cura di Vittorio Sgarbi. Nello stesso anno espone presso il Palazzo Valle di Catania in occasione della mostra Il bosco d’Amore, a cura di Rocco Giudice, un omaggio a Renato Guttuso nei cento anni dalla nascita.
Del 2014-15 è la mostra itinerante Artisti nella luce di Sicilia, da Pirandello a Iudice, curata da Vittorio Sgarbi. Ha esposto recentemente alla Galleria Flaviostocco di Castelfranco Veneto a fianco di Giulio Catelli, con presentazione di Lorenzo Canova, al Quam di Scicli nella collettiva Realismo Informale, a cura di Antonio Sarnari e con Calusca alla Galleria Lombardi di Roma e a L’Officina di Vicenza, testi in catalogo di Ruggero Savinio e Marco Di Capua.

Redazione