Cronaca Siracusa

Eni, 4 vite bruciate in due settimane. Per il petrolio

Sequestrata la nave dell'armatore modicano

Ragusa - Quattro morti in due settimane.

Bilancio tutt'altro che lusinghiero per la filiera produttiva Eni in Sicilia orientale. Tre dei quattro morti sono dell'indotto. 

La nave dell'armatore modicano a bordo della quale è avvenuto l'ultimo incidente mortale è stata posta sotto sequestro. 

L'ultima vittima si chiama Antonino Gangi, aveva 62 anni, era di Taormina. 

È caduto in una stiva della nave d’appoggio della piattaforma petrolifera Vega di Pozzallo nel tardo pomeriggio di lunedì ed è morto annegato.

La salma dell’operaio su disposizione del sostituto procuratore di turno Alessia La Placa è stata trasferita nell’obitorio del cimitero di Ragusa. Sulle cause dell’incidente sul lavoro la Procura di Ragusa ha aperto un’inchiesta. La Vega è la più grande piattaforma petrolifera fissa off-shore italiana ed è posizionata a 12 miglia dalla costa di Pozzallo.

«Quattro morti sul lavoro in pochi giorni in Sicilia nel settore petrolchimico dimostrano l’esistenza di un problema strutturale non più sostenibile. È evidente un deficit preoccupante sull’applicazione delle norme di prevenzione e sicurezza e si conferma un arretramento culturale che bisogna colmare subito». Lo sostengono i segretari generali della Filctem Cgil Sicilia e di Siracusa, Giuseppe D’Aquila e Mario Rizzuti.

Il sindacato esprime parole di cordoglio e di sgomento per questa nuove morte sul lavoro. «Troppe volte - affermano D’Aquila e Rizzuti - si chiude un occhio, si fa finta di non vedere, si tralascia l’osservanza di quelle norme che vengono teorizzate per dimostrarsi in regola ma che poi vengono poco praticate perché, in realtà, sono ritenute un costo e non un investimento». Il sindacato parla di “stragi” continue che «non possono lasciare indifferenti». «L’impresa, il sindacato, le Istituzioni e gli enti preposti - continuano D’Aquila e Rizzuti- devono tenere alto l’impegno per l’osservanza delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Bisogna creare cultura e studiare piani di intervento tangibili ed efficaci».

I controlli, sottolineano i due sindacalisti, «devono essere prassi quotidiana e non avvenire solo dopo gli incidenti». Dalla Filctem dunque viene la richiesta di «un piano strategico di prevenzione e sicurezza in tutta l’area industriale siracusana. Come scaturito da tavolo in prefettura di giovedì scorso- sottolineano- occorre verificare i piani di sicurezza realtà per realtà, delle aziende dirette e dell’indotto, al fine di poter ricostruire una mappatura delle reali condizioni di applicazione delle norme». «La sicurezza nei luoghi di lavoro deve essere la priorità. Una campagna di sensibilizzazione e di sostegno alle imprese che operano in sicurezza- concludono i due esponenti della Filctem- potrebbe essere utile a far sì che la prevenzione diventi un obiettivo strategico e un punto di forza della competitività delle aziende».

«Non c’è più tempo da perdere. Non si può morire sul posto di lavoro. Chiediamo subito controlli sulla sicurezza nei cantieri». Lo dicono Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia e Stefanò Munafò, segretario della Uil Siracusa, dopo avere appreso della morte di un altro operaio di 53 anni di Taormina e dipendente della ditta messinese Somac. L’incidente è avvenuto a bordo della nave Leonis, che affianca la piattaforma petrolifera Vega di Edison.
«Quattro vittime in pochi giorni - aggiungono - È inaccettabile. Adesso è una vera e propria emergenza. La sicurezza, come chiede da tempo questo sindacato, deve essere al centro di tutte le attività soprattutto in questo territorio.
Serve verificare le carenze organizzative e strutturali e avviare subito una formazione continua degli operai».

Disposta autopsia
Il sostituto procuratore Alessia La Placa che sta coordinando le indagini per individuare eventuali responsabilità ed accertare le cause del decesso ha disposto l'autopsia. La nave di stoccaggio `Fso Leonis´ dove si è verificato l'incidente è stata posta sotto sequestro.

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Indagati per omicidio colposo
Ci sono diversi indagati, per omicidio colposo, nell'inchiesta aperta dalla Procura di Ragusa sulla morte di Antonio Gangi. «È un atto dovuto», si sottolinea in ambienti giudiziari, propedeutico all'esame autoptico che dovrà stabilire le cause del decesso, che non sono ancora definite, e consentire l'eventuale nomina di consulenti di parte. Le indagini sono state delegate alla Capitaneria di porto, ma mercoledì arriveranno a Pozzallo anche esperti del settore inviati dal ministero dell'Energia che avranno parte attiva negli accertamenti. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Carmelo Petralia e dal sostituto Alessia La Placa.

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