Cultura Scicli 24/09/2015 00:39 Notizia letta: 4365 volte

I matrimoni indecenti

Il falso storico
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Madrid - Leggo su Ragusanews di un’iniziativa curiosa partorita dalla fantasia dell’amministrazione Abbate di Modica a proposito della partecipazione di Modica all’EXPO di Milano.
La curiosità consiste nell’ospitare alcune manifestazioni di Scicli nello spazio dedicato a Modica.
A parte l’originalità dell’idea (il sindaco Abbate potrebbe pensare prima a risarcire il cospicuo debito del suo comune nei confronti della comunità sciclitana), non capisco perché e a quale titolo la città di Scicli dovrebbe comparire in quest’abbraccio mortale con la città di Modica a Milano, mentre altri centri importanti dell’estinta Contea di Modica come Ragusa e Chiaramonte Gulfi ne restano prudentemente fuori.
Sarebbe stato bello, invece, presentare la Contea con i suoi diversi e importanti centri nel suo unicum.
La città di Scicli è stata sempre per tradizioni, per cucina, per tratti somatici dei suoi abitanti “altro” rispetto a Modica, così vicina ma anche tanto lontana nel corso dei secoli.
Lo capirono i Padri che prudentemente mantennero queste due città due realtà distinte.
Lo capisce anche il viaggiatore e il turista che le visita e rimane sorpreso dalla loro profonda e intrinseca diversità.
Mi chiedo, allora, perché creare questa pessima confusione di storia e tradizioni che non fa onore al passato, che mina la sopravvivenza delle poche tradizioni che ancora ci restano nel presente?
Cui prodest?
Si vuole a tutti i costi, ora, mettere le mani su un dolce tipico della città di Scicli, devozionale come nessun altro, la famosa “testa di turco”.
Questo dolce anticamente era un dolce povero, si faceva con strutto e uova prodotte in loco. Si farciva con una delicata crema di ricotta locale. Si offriva proprio ai modicani che dalla loro città arrivavano numerosi a Scicli per assistere alla “Battaglia”, la rievocazione dell’apparizione della Vergine Maria sulla spiaggia di Donnalucata nel 1091 a difesa delle truppe del Conte Ruggero, impegnate a cacciare i mori dalla Sicilia.
Per la sua caratteristica forma questo grosso bignè ricorda, in effetti, vagamente un turbante saraceno.
Ebbene, con uno stratagemma veramente incredibile, nell’occasione dell’Expo, si vorrebbe creare una “testa di turco” la cui farcia contiene scaglie di cioccolato modicano: un autentico “fake”.
E non ho ben capito se, addirittura, a questo “fake” si costruirà poi una finta genealogia storica che possa così affascinare con racconti di pirateria mediterranea le ingenue menti dei visitatori milanesi e internazionali.
Un dolce che ha per secoli combattuto la sua battaglia contro turchi di tutti i generi, oggi dovrebbe soccombere sotto le sconsiderate smanie di qualche genio contemporaneo?
È ovvio che non è tollerabile tutto questo.
Che un’operazione analoga sia stata fatta negli anni Novanta del secolo scorso, se la memoria non m’inganna, con la cioccolata spagnola che a Modica diventò subito per miracolo “modicana”, transeat!
Ma, per carità!, giù le mani dalle nostre tradizioni e dai nostri dolci.
Tra l’altro la tavoletta di cioccolata spagnola in circolazione nell’antica Contea di Modica conteneva una percentuale di amido che la rendeva durissima e sgradevole al gusto. In effetti, l’amido funzionava da addensante nella produzione della cioccolata alla tazza, per preparare la quale questa pasta era necessaria.
Se consideriamo il cioccolato moderno di Modica, dal look rifatto sull’antica ricetta azteca, anche questo sbriciolandosi non può che creare imbarazzo, durante la sua degustazione, alla crema di ricotta che rende una “testa di turco” unica e particolare nel suo genere.
In una presentazione della novità, tra l’altro, improvvisata a Scicli lunedì 21 settembre 2015 dal sindaco di Modica Abbate (sic!), non mi risulta che le Autorità cittadine fossero rappresentate né mi risulta che la città e alcune categorie interessate (i pasticcieri, per es.) fossero state debitamente informate. Nel caso specifico delle pasticcerie, le due sole presenti partecipavano, dunque, privatamente.
La città di Scicli non può accettare simili violenze, non può assistere all’inquinamento delle sue tradizioni migliori!
Anni orsono occorse un identico tentativo di mistificazione a proposito della “Cavalcata di San Giuseppe”, mi pare.
Da una borgata di Scicli qualcuno aveva proposto, infatti, di usare fiori diversi dalla violacciocca nella confezione delle caratteristiche bardature. Un po’ per la difficoltà di reperire i fiori sul mercato, un po’ per l’alto prezzo dei fiori stessi.
La reazione, allora, fu immediata, chiara e unanime.
Senza del caratteristico fiore della violacciocca la “Cavalcata di San Giuseppe” non avrebbe avuto fascino, non sarebbe stata l’espressione di quell’antica tradizione tramandataci dai padri e che gelosamente bisogna custodire e difendere a tutti i costi.
Così anche ora per l’attacco alle teste di turco.
Io come altri ho speso soldi, fatica e tempo della mia vita per riscoprire una storia comune della Contea nel solco di una tradizione e del profondo rispetto delle varie identità.
Non tollererò, dunque, che persone poco sensibili possano distruggere per motivi banali ciò che ancora del passato ci resta.
A Scicli, poi, da sempre “ci si marita” per amore, i matrimoni d’interesse non hanno mai avuto fortuna né diritto di cittadinanza, in special modo se sono fatti a umma a umma come nel caso in oggetto.

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