Attualità Noto

Frischi Frischi, il video del J-Ax di Noto

Salvatore Lisfera

Noto - Certo viene da sorridere se si pensa che il rap italiano è in mano a Emis Killa, Moreno e Fedez e a un “rinnovato” J-Ax che è riuscito a far diventare il tormentone dell’estate la sua “Maria Salvador”. Un testo rap tormentone già di per sé appare come un controsenso. Sarebbe più corretto probabilmente usare l’espressione “evoluzione dell’Hip-hop” per descrivere questi fenomeni, a metà fra il commerciale e il trash, buoni solo per una stagione appena e poi il nulla cosmico. Non sono molto diversi i “rapper” regionali e nemmeno quelli locali. Prendiamo ad esempio di “Frischi Frischi”, testo in dialetto del rapper netino Salvatore Lisfera, autore anche delle musiche e prodotto dalla Hybla film di Franco Nobile, noto al pubblico per aver realizzato alcuni doppiaggi comici. Parlare di musiche in un brano rap è già di per sé una battaglia persa, visto che sostanzialmente non esiste. Non è quella, infatti, la cosa importante in un brano di questo genere. Parliamo allora del testo: un polpettone di banalità, una serie di discorsi da autobus che qualunque ottantenne potrebbe fare. Politici corrotti, povero cittadino oppresso “vittima e ostaggio”, troppe tasse e troppo alte, perché in fondo l’Italia si merita di meglio, perché resta comunque un bel posto per viverci. Tutto sommato, però, il rapper “brinda alla loro”, “mentre loro aspettano che io mi uccido” e manda ironicamente un saluto: “ca c'e l'ici, cca c'è l'iva, cca c'è l'imu, tari, tasi, tuc! parlamentare se si spetto ciamatille tu!”. Un testo che vorrebbe apparire come impegnato ma che in realtà lascia perplessi: luoghi comuni scontati, nulla di nuovo sotto questo cielo. Viene da pensare alla nota polemica che il cantante Povia (su cui i meriti artistici non è il caso di esprimersi, visto che la sua “Luca era gay” era un coacervo di stupidità sconcertanti) che qualche tempo fa aveva definito “rappaminkia” i cosiddetti rapper italiani del momento. La polemica di Povia si riferiva soprattutto ai video dei rapper: si parla di povertà, ghetti, problemi sociali, e poi nei loro video si riscontrano piscine extra lusso e donne dal fisico statuario. Ebbene, allora, parliamo del video di “Frischi Frischi” che non ha jacuzzi e a dir la verità manca del tutto la presenza femminile. Le location sono solo quattro: un ovile, il finto parlamento cartonato, un sanatorio e lo stadio di Noto. Su tutto, si staglia la figura del rapper. Anche lo spettatore più sprovveduto non deve fare nessuno sforzo per capire che le pecore rappresentano la società, il parlamento cartonato con le sagome dei politici e il rapper che canta fra di loro serve a dare forza al suo testo, il sanatorio (con il rapper in camicia di forza), allude al suo stato di prigioniero che tenta di togliersi la vita. Resta il dubbio sullo stadio di Noto, con gli amici del rapper che rappano con lui sugli spalti: che siano loro la vera Italia? Forse il regista voleva alludere al fatto che un gruppo di giovani pseudo arrabbiati, che cantano un ritornello pecoreccio e pieno di luoghi comuni, possono davvero salvare le sorti di questo Paese? A noi questo video ci ha lasciato un po’ così. Mah.

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