Economia Ragusa 27/09/2015 21:46 Notizia letta: 2343 volte

PD dice no al referendum contro le trivelle. Tranne Dipasquale

Svolta green
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Ragusa - Con il "sì" del Veneto e della Calabria sono complessivamente otto le assemblee regionali che hanno approvato i quesiti referendari su parti dello "Sblocca Italia" e del decreto Sviluppo per la questione trivellazione petrolifere in e off shore. L’Italia, dunque, si appresterà ad affrontare nei prossimi mesi un dibattito serio sul petrolio che, fino a oggi, si è scordato delle volontà popolari sull’argomento ed è andato avanti a colpi di imposizioni calate dall’alto e basta.
La Sicilia ha però votato No, sia chiaro. L’assemblea siciliana ha detto No ai referendum sul petrolio.
Il Partito Democratico ha sostenuto Crocetta nel suo mandato da petroliere al governo della regione siciliana. Tutto il PD tranne uno, il ragusano Nello Dipasquale, che ha votato a fianco del Movimento cinque stelle e dell’UDC per il sì al referendum. L’onorevole Nello Dipasquale contro le trivelle. Il renziano Dipasquale contro Matteo Renzi e lo “sblocca petrolio”.
La svolta green dell’ex plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Ragusa, transitato poi nelle fila della sinistra ragusana, deputato regionale, oggi, in quota PD, Dipasquale, sarebbe una notiziona da prima pagina, se fosse compiuta e politicamente sostenibile. Ma così non è.
DiPasquale è stato il sindaco che ha lottato contro il piano paesaggistico del presidente Lombardo a favore dei pozzi petroliferi di Eni. Dipasquale, sempre da sindaco è salito, senza farselo dire due volte, sul carro dei forconi per dire no al petrolio e minacciare l’impossibile amministrativo se il prezzo della benzina in Sicilia non fosse calato. Parliamo sempre e solo dell’ex sindaco Dipasquale, quello che, qualche mese dopo aver sfilato contro i No Muos a Niscemi abdicava in favore del movimento cinque stelle di Ragusa che del Muos e del No ai radar aveva fatto in campagna elettorale un vero e proprio cavallo di battaglia politica.
A voler essere pignoli, calando le braghe ai dettagli, parliamo di quel movimento che a Palermo, all’assemblea regionale, si batte il petto contro l’odore del petrolio e le perforazioni a mare e in terra ferma nell’Isola mentre a Ragusa, dove governa con una nutrita maggioranza al consiglio comunale, assieme a giunta e sindaco monocolore, autorizza senza batter ciglio le trivelle di una società americana o italiana o colombiana, poco importa la provenienza, a perforare le campagne della propria città.
Se all’onorevole Dipasquale potessimo dare un consiglio suggeriremmo sicuramente di fermare, una volta tanto, l’andirivieni politico delle sue convinzioni per l’ambiente; ma non ne abbiamo facoltà. Mentre ai cinque stelle, invece, consiglieremmo vivamente di scendere proprio dall’altalena della propaganda e di essere chiari con l’opinione pubblica italiana, siciliana e perché no, ragusana, sul petrolio e sulle perforazioni.
Dipasquale a Palermo, adesso, da convinto sostenitore del No contro il petrolio di mare (ma a favore delle trivelle in terraferma), potrebbe anche occuparsi, a mo’ di esempio, di una legge sulla valutazione del danno sanitario delle estrazioni, oppure, più semplicemente, far rispettare a Ragusa le norme regionali che già ci sono sul consumo di territorio da parte delle trivelle delle società petrolifere che hanno già ottenuto l'autorizzione a perforare, in barba al piano paesaggistico regionale, tanto per fare capire al popolo che la ritrovata coscienza dei luoghi, o se volete, il sangue verde che scorre nella sua nuova vena politica è reale, vero e non proviene da una semplice sacca di trasfusione ideologica per fini esclusivamente elettorali.

Redazione