Cronaca Vittoria

Colombia-Roma-Vittoria. Le strade della droga

I camion dei Cilia, carichi di fiori e droga
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Vittoria - Un traffico internazionale di cocaina è stato stroncato nelle scorse ore. La droga viaggiava celata tra i fiori dalla Colombia con scalo a Roma per ripartire ed arrivare in Olanda, dove veniva spacciata al minuto. Nell’inchiesta risulta coinvolta una famiglia vittoriese, Giovanni Cilia, 61 anni, e i figli Rosario ed Emanuele, 35 e 40 anni, quest’ultimo residente a Roma. La cocaina viaggiava sui camion e furgoni di proprietà dei Cilia, titolari di un’azienda florovivaistica al mercato dei fiori di Vittoria, per coprire anche l’odore della droga ed eludere i controlli dei cani. L’organizzazione operava in ambito internazionale importando la droga dalla Colombia per destinarla in Olanda dopo aver fatto tappa a Roma grazie a ramificazioni estese non solo in Lazio, ma anche in Lombardia e Campania. La direzione distrettuale antimafia ha emesso tre decreti di fermo d’indiziato di delitto per spaccio di cocaina a carico dei Cilia, prelevati nei rispettivi domicili. La droga non veniva comunque spacciata in Sicilia.

Giovanni e Rosario Cilia, sono stati arrestati a Vittoria, Emanuele a Roma. Dalle indagini svolte nei loro confronti dai Carabinieri dei Nuclei Investigativi di Ragusa e Latina, è emerso che gli stessi, in quanto titolari di aziende operanti nel settore del commercio di fiori, poiché Rosario è amministratore unico e socio di maggioranza della società Max Flora, con sede a Vittoria nei pressi del mercato ortofrutticolo, mentre suo fratello Emanuele, nelle zone di Roma, è titolare di altre aziende operanti in tale settore economico, erano pienamente inseriti nel sodalizio criminale sgominato con l’operazione condotta, che utilizzava diverse società per il commercio di fiori per occultare un enorme traffico di stupefacenti.

In tale traffico, inoltre, nonostante non risulti titolare di alcuna azienda, era pienamente coinvolto anche Giovanni Cilia, soggetto storicamente appartenente al clan “Dominante – Carbonaro” e, per tale motivo, già tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Piazza Pulita” degli anni ’90, che inflisse il primo duro colpo alle organizzazioni mafiose operanti nel vittoriese che, fino ad allora, avevano operato pressoché incontrastate. Già allora il 61enne, nel corso delle conversazioni intercettate durante le indagini e nelle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, tra cui lo stesso capo clan Bruno Carbonaro, veniva chiamato con l’appellativo di “Il presidente”, ad indicare il ruolo di primissimo livello ricoperto fin da quegli anni, quando era già da tempo sospettato di far parte del clan “Dominante – Carbonaro”. In particolare lo stesso, come risultò dalle indagini dell’epoca, era inserito nell’organizzazione con lo specifico compito di dare appoggio ai latitanti sia essi vittoriesi che gelesi della Stidda.

Gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati condotti nel carcere di Ragusa, in attesa dell’udienza di convalida del fermo.

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