Attualità Scicli 30/09/2015 20:09 Notizia letta: 2499 volte

Vincenziane. Cento anni portati bene

La spiritualità di San Vincenzo de’ Paoli
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Scicli - Quando ricevetti l’invito a festeggiare giorno 27 settembre 2015 il Centenario della fondazione delle “Dame di San Vincenzo” a Scicli (1915 -2015), subito pensai a una recensione di Chiara Nanetto, apparsa sul Corriere della Sera di alcuni anni fa (2007).
Era una recensione scritta per questo libro: “Donne milanesi 1857 – 2007. Storie di carità”, edito da Bietti, a cura di Carla Ferrario, Grazia Buccellati e Benedetta Manetti, nel cento cinquantenario della fondazione delle Dame di San Vincenzo di Milano.
Ricordo che questa lettura mi colpì molto.
Da piccolo ho sempre apprezzato l’opera discreta, sapiente e necessaria delle “Dame di Carità” oggi meglio note come “Gruppi di volontariato vincenziano”.
Due persone che mi amarono molto ne facevano parte, infatti. Una di loro fu l’indimenticabile Carolina Penna Crescimanno, duchessa d’Albafiorita.
Mentre ascoltavo la narrazione della Dottoressa Giallongo riguardante la storia dell’Associazione cittadina, un turbinio di pensieri e di ricordi mi sconvolgeva la mente.
Le profonde analogie tra Scicli e Milano non mi stupivano.
Nei primi anni del Novecento tanto Milano quanto Scicli vissero sulla loro pelle fortissimi contrasti sociali.
Da una parte una società alto borghese, raffinata e gaudente; dall’altra una povertà estrema, disperata e bisognosa di tutto.
In un’Italia d’inizio Novecento stremata dalla politica giolittiana, in una Sicilia agitata nello stesso periodo dalle inconcludenti lotte degli agrari, emergono qui come altrove, quasi in silenzio, le diverse forme di volontariato tra cui quelle dell’apostolato vincenziano.

La morte del re Umberto I per mano di un anarchico, Gaetano Bresci, nel luglio del 1900, lasciava la nazione nella prostrazione più totale.
La regina Margherita, la moglie, sarà segnata profondamente, infatti, da questo gravissimo lutto.
Fu in quest’orizzonte politico incerto, preludio della Prima Guerra Mondiale, che la regina Margherita scoprì, in effetti, la sua intima vocazione sociale, la vicinanza alla gente che soffre, il senso di una diaconia evangelica spesso coniugante filantropia con fede.
La regina Margherita diventò così l’esempio, il prototipo al quale guarderanno tutte le donne del suo tempo.
A Scicli come a Milano o a Caltagirone, la borghesia illuminata emulava il suo gesto generoso, si faceva interprete, per risolverlo in un modo discreto, del bisogno spicciolo, del caso concreto, della sofferenza che spesso non ha voce e coraggio.
La spiritualità di San Vincenzo de’ Paoli diventò il volano di questo miracolo, riempì di contenuti evangelici un’assistenza prima ostentata e inutile.
A Scicli la famiglia Penna e poi l’ingegner Bartolomeo Emmolo col suo testamento. A Milano Elisa Melzi d’Eril Sardi ed Elisa Lurani Cernuschi Del Carretto.
Dal Nord all’estrema periferia meridionale dell’Italia il miracolo si ripeteva, costante, uguale.
Volendo scrivere una storia della carità cittadina posso tranquillamente affermare che Scicli è stata ricca di spiriti illuminati e pii.
Nel Seicento i nobili stessi seppellivano i poveri e le opere pie non si contavano, come opportunamente ebbe a sottolineare, a conclusione dell’atto celebrativo, l’ottimo Don Ignazio La China, assistente spirituale del Gruppo Vincenziano di Scicli.
Esisteva nell’antica Xicli, infatti, un “Governatore del Monte di pietà, carità, ospedale e dell’Ordine dei Bianchi” (“Nobile, Primaria e Real Compagnia del Santissimo Crocifisso detta dei Bianchi”, l’importante sodalizio fondato a Firenze nel 1375 e diffuso in alcuni centri importanti dell’Isola tra cui la nostra Scicli, ndr).
Era eletto in forma solenne il giorno della festa dell’Assunta, cioè il 15 agosto. La votazione si svolgeva a scrutinio segreto dopo il canto del “Veni creator” come oggi avviene per l’elezione del papa. Partecipavano tutti i nobili della città. Il Governatore agiva “en favor de las pobres viudas y pupillos”. Si occupava in buona sostanza delle fasce meno tutelate di quell’antica società: le vedove, gli orfani o i trovatelli.
Cent’anni sono un bellissimo traguardo e, per giunta, portati bene.
Oggi le povertà sono diverse ma tutte richiedono lo stesso supplemento d’anima, la stessa disponibilità, lo stesso impegno per vincere la scommessa con la vita.
Non posso che unirmi, dunque, all’augurio di Don Ignazio La China nel desiderare al Gruppo Vincenziano sciclitano tantissimi anni ancora di apostolato attivo e operoso frutto di un costante e quotidiano mettersi in gioco, perché ammonisce Gesù nei Vangeli “I poveri saranno sempre con voi”. È il Signore stesso, dunque, che ci esorta a farcene carico e chiama.

CREDITI
Archivo Histórico Nacional Madrid
Notiziario storico di Scicli, a cura del Comune di Scicli, Vol 4

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