Attualità Ragusa 02/10/2015 00:00 Notizia letta: 2588 volte

Santiago, io cammino e penso a te

La musica di Nicola Randone
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Ragusa - Può l’esperienza mistica e umana come quella del cammino di Santiago trovare un punto di congiunzione con il progrock? E’ quello che è riuscito a fare Nicola Randone, 43 anni, voce, tastiera e chitarra acustica della band ragusana “Randone”, sulla scena musicale dal 2002 e sette dischi all’attivo. Il suo ultimo lavoro, “Ultreia”, è molto di più di un concept album. Ultreia, antichissima parola che si trova già nel codex coelestinum, vuol dire letteralmente “andare avanti”. E’ una parola talmente densa di significato da trovarsi lungo il cammino di Santiago un po’ dappertutto, anche scolpita nelle pietre. E da questa misteriosa parola, di cui non si conosce bene l’etimologia, il musicista ragusano Nicola Randone è riuscito a creare un album di genere progressive rock che racconta la fatica, sia psicologica che fisica, di un uomo che, in fondo, è alla ricerca della fede.

Che cos’è esattamente Ultreia?
“L’idea di creare un album mi è venuta durante il mio primo cammino, fatto nel 2008. Ho aspettato però quattro anni prima di metterci veramente mano. Le canzoni, infatti, sono nate nel 2012, quando ho percorso il cammino del nord, cioè quello che passa dai Paesi Baschi. E’ un cammino più solitario rispetto a quello francese e mi trovavo spesso la sera in questi alloggi per pellegrini praticamente da solo. Con me ho sempre portato l’ukulele e la sera suonavo e ho cominciato lì a comporre le prime canzoni. Una volta tornato a casa, poi, ho rielaborato tutto insieme ai ragazzi”.

Da quanti membri è composta la tua band?
“E’ formata da Marco Crispi alla chitarra elettrica, da me alla voce, alla chitarra acustica e alle tastiere e da Livio Rabito al basso. Tra l’altro, il nostro bassista fra poco uscirà con il suo primo disco. In Ultreia, inoltre, ci siamo avvalsi di alcuni ospiti: Maria Modica che ha cantato alcuni brani, Massimiliano Sammito al flauto e alle percussioni, Carmelo Corrado Caruso, voce baritonale, e Beppe Crovella che oltre ad essere il nostro produttore è sempre presente come tastierista. Diciamo che è la nostra guest star fissa”.

Che cosa racconta Ultreia?
“Ultreia è una parola che vuol dire “andare avanti”. Ma non è questa la parola che si scambiano i pellegrini durante il viaggio. I pellegrini, infatti, si salutano utilizzando la semplice frase “Buen camino”. Ultreia è un concept album che racconta le difficoltà fisiche, ma soprattutto psicologiche che si incontrano durante il cammino ed è la prima tappa di un progetto più grande: Ultreia, infatti, è il primo capitolo di una trilogia. Il prossimo album sarà “Buen Camino” e il terzo “Chilometro Zero”, in riferimento all’ultima città in cui si arriva alla fine del cammino, Finisterre”.


Quando sei tornato dal tuo ultimo cammino?

“Sono rientrato a settembre e ho percorso il cammino portoghese, da Lisbona a Finisterre: 800 km in 30 giorni. La prima parte è stata veramente dura, senza segnalazioni, terribile. Poi, invece, ho trovato molta gente. Non è stato un cammino molto solitario”.

Perché un giorno hai deciso di fare il cammino di Santiago? Per fini religiosi?
“In realtà il cammino di Santiago è un viaggio nel mondo, perché durante il tragitto incontri gente proveniente da ogni dove. Ammetto di avere un problema con la fede, nel senso che è un dono che io non ho. Però devo dire che durante il cammino è come se alcune esperienze che vivi ti portano a pensare che ci sia una dimensione spirituale. Ricorderò sempre una frase che mi ha detto un pellegrino tedesco: “Dio è dietro gli occhi delle persone”. Mi ha commosso questa frase. Forse il mio approccio attuale è quello comunque di ricerca di Dio”.

Com’è possibile per un musicista che fa progressive rock raccontare un’esperienza spirituale come quella del cammino di Santiago? Come si conciliano le due cose?
“Io trovo che il prog sia molto azzeccato per raccontare questa esperienza perché a differenza di altri generi non ha una struttura rigida nel brano. Le emozioni sono progressive, alcuni giorni sono materiali, altri spirituali. Ecco, io penso che tutto ciò che è flessibile si adatta bene al prog perché è senza schemi. Personalmente, non sarei riuscito a fare altro. Il prog è come la musica classica del rock: hai a disposizione tutta la tavolozza dei colori”.

Irene Savasta