Cultura Marsala 02/10/2015 00:34 Notizia letta: 2206 volte

La tonnara della discordia

Real Patrimonio
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Marsala - Il 24 febbraio del 1583 da Palermo gli Inquisitori Haedo, Peña e Correonero scrivono al Consiglio Generale dell’Inquisizione di Madrid in merito a una lite scoppiata tra Don Bartolo Staiti, familiare del Santo Officio di Marsala e il Real Patrimonio.
Don Bartolo, secondo quanto affermano, si era rifiutato di pagare duemila e cinquecento ducati al vescovo di Mazara come aveva disposto con decreto il Viceré Marc’Antonio Colonna.
In breve i fatti.
Tra le diverse rendite della mensa vescovile di Mazara figurava una tonnara situata tra Mazara e Marsala nella spiaggia detta di Sibiliana.
Nel 1571 il vescovo di Mazara Lomellino (Giacomo Lomellino Del Canto 1562-1571) fu nominato arcivescovo di Palermo per cui la Regia Corte, per il tempo della sede vacante, prese in consegna beni e rendite della diocesi mazarese allo scopo di amministrarli al meglio. Affittò quindi la tonnara a un tale Vincenzo De Giorlando di Marsala.
Nella stessa spiaggia, però, pare che Don Bartolo Staiti, familiare del Santo Officio, per privilegio regio fosse stato in precedenza autorizzato a impiantare una tonnara.
Nel 1576 lo Staiti, volendo calare dunque le sue reti, si scontrò con il De Giorlando, gabellotto della mensa vescovile, il quale gli fece ingiungere dal Real Patrimonio di astenersi dal farlo, pena una multa di mille fiorini.
Il provvedimento, comunque, non arrivò a essere notificato perché nel frattempo le parti in causa si erano accordate.
Intanto è eletto vescovo di Mazara Mons. Antonio Lombardo. Il Real Patrimonio, volendo continuare a percepire le rendite e gli affitti dei beni facenti parte della mensa vescovile, si rifiutò di cedere la tonnara al nuovo pastore, motivo per cui s’innescò una lite tra la Curia diocesana e il Fisco.
Per ovviare a questo scandalo, Mons. Lombardo fu “promosso” alla guida della chiesa Agrigentina (1579-1584), mentre al vescovo Gasco (Bernardo Gascó 1579 – 1586) fu affidata la diocesi di Mazara.
Non appena Mons. Bernardo Gasco arrivò a Mazara chiuse la vertenza col Fisco e, come contropartita, ritornò in possesso della tonnara.
In seguito, nel 1581, Don Bartolo Staiti volle di nuovo calare le sue reti ma questa volta a opporsi non fu il Real Patrimonio bensì lo stesso vescovo Gasco, il quale, indirizzandosi al Real Patrimonio, pretese che gli fosse notificata la precedente antica ingiunzione.
Questa volta la notifica fu regolarmente eseguita.
Don Bartolo Staiti si difese prima di tutto dichiarandosi familiare del Santo Officio; fece notare poi che la notifica da lui ricevuta era illegittima in quanto atto concernente una precedente lite che si era conclusa già con l’accordo tra le parti. In ultima battuta, senza comunque aver calato ancora le reti, Don Bartolo Staiti indicò il luogo in cui avrebbe desiderato calarle producendo una piantina di quello specchio di mare.
Nonostante tutto, su pressione dello stesso vescovo, il Fisco procedette contro lo Staiti giudizialmente. Al che il familiare impugnò il provvedimento per incompetenza del foro ordinario, ricorrendo nel foro del Santo Officio.
Gli Inquisitori del Santo Officio ebbero uno scambio di lettere con il Viceré Marc’Antonio Colonna che in quel tempo risiedeva a Messina. Il Dottor Cavallaro, avvocato del Real Patrimonio, considerando la complessità dei fatti, rimise, d’accordo con gli Inquisitori, tutto nelle mani del Viceré, con l’intenzione che questi nominasse giudici specifici a dirimere la controversia insorta.
Il viceré, invece, scrisse al Re Filippo II di Spagna fornendo una versione distorta dei fatti e, senza rispettare la legge, in barba all’Inquisizione, ottenne, com’è noto, l’autorizzazione a spiccare le lettere d’ingiunzione contro lo Staiti.
È pacifico che il Re non abbia mai posseduto tonnare in quella zona, scrivono gli Inquisitori su tutte le furie; che la tonnara, amministrata dal Real Patrimonio nel tempo della sede vacante, facesse parte, in effetti, dei beni della mensa vescovile; che la prima causa fosse stata già definita e chiusa mentre quest’altra era differente e nuova. Per ultimo, era necessario che il re si facesse, dunque, un’idea corretta dei fatti e che il Viceré si desse per l’appunto una calmata. Nella lettera di accompagnamento, alla fine, gli Inquisitori palermitani incaricano un tale G. (Guglielmo o Gaspare?) de Osseguera, ritenuto persona molto capace, di spiegare al Consiglio Generale dell’Inquisizione esattamente i termini della questione.
La lettera che porta acclusa una memoria scritta in castigliano e un’altra scritta in latino (in entrambe delle quali si riepilogano i fatti e si fa la storia della tonnara della discordia) contiene pure la cartina fatta redigere dallo Staiti durante il secondo giudizio.
In effetti, la lite dello Staiti è la punta di un iceberg che vide furiosamente contrapposti da una parte il Viceré Marc’Antonio Colonna e dall’altra l’Inquisizione Siciliana del suo tempo. Ho scritto già ampiamente sull’argomento (cfr, Vizio nefando e Inquisizione nella Sicilia di fine Cinquecento, Ragusanews, 9/10/2014, Un Uomo libero).
In un organigramma allegato ai documenti rimessi dal Tribunale palermitano del Santo Officio (Relaciones de causas) al Consiglio Generale dell’Inquisizione a Madrid dal 18 ottobre 1583 al 18 agosto 1584, l’Inquisizione a Marsala era così articolata:
Teniente de Capitan
Depositario
Teniente de Mastro Notario
Guardian de puerto n.4
Ay cinco familiares
I documenti da me ritrovati (che io ritengo importanti) ci aiutano nella pietosa opera di ricomporre un mosaico le cui tessere sono state molte volte staccate dal tempo e dall’incuria degli uomini.
Conoscere il passato -rispondere cioè alle domande eterne “chi siamo? Chi siamo stati?”- è per noi non solo imperativo di fede ma atto necessario e inderogabile, se vogliamo vivere intensamente il presente e progettare serenamente il futuro.

AHNM, Inquisicion

Doc. n.1

Recibida en Madrid a 16 de Mayo 1583

Risposta: desea un Relator
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Muy Illustres Señores
Por otras havemos dado quenta a VV.SS. de la pretension que el Real Patrimonio tiene contra Don Bartolo Staite familiar deeste Sancto Officio de Marsala, sobre que pretende el susodicho haver rotto una injuncion de dos mil e quinientos ducados que contra el se hizo a instancia de el obispo de Marsala (Mazzara, ndr). Y porque esta pretension hase ydo origen de la letra que el ViRey obtubo de su Mag/d sobre la revision de las causas deeste Sancto Officio havemos saccado el hecho del negoçio como passa, por el qual y el modelo deel mar y tonaras sobre que ha sido la lite (que sera con esta). Entenderan VV.SS. que ni su Mag/d tubo ni tiene tonara en aquella playa como M(arco) Antonio ha escripto ni el dicho familiar ha contravenido a la jnjuncion que contra el se pretende. Y se veera como el ViRey con sinistras relaçiones paliadas con nombre de hazienda de el Real Patrimonio ha engañado a su Mag/d e travaja a esta Inquisicion, suplicamos a VV.SS. lo manden ver e considerar e proveer de manera que el ViRey se le ordene si aquiete e dexe a esta Inquisicion, e porque G. de Osseguera como capaz deste negoçio informara de toda la verdad del remitiendonos a ella. Nuestro Señor las muy Illustres personas de los Señores guarde e augmente con suma felicidad. Palermo 24 de febrero 83
Muy Illustres SS.res
Besan las manos a V.S.res
Sus servidores
Liçenziado Haedo
Li/do Peña
Licenciado Correonero
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Doc. n.2
De las rescissiones

La dignidad episcopal de Mazara entre otras rentas de la mesa episcopal que tiene es una tunara o pesqueria de atunes entre Mazara y Marsalla en la playa sibilliana. Pareçe que aviendo sido promovido el Cardenal Lomelino de Marsala a Palermo año de 1571, el obispo que fue del dicho obispado, la corte se entro por via de espolio (segun la antigua costumbre) en todos los bienes que del dicho obispo dejo y rentas de su dinidad, y para aproveczar los frutos arrendo la dicha tonara a Vinçençio de Giorlando de Marsalla.
Paresce ansi mismo que en la dicha playa y rivera de mar tiene otra tonara y pesqueria de atunes, por merced y gracia e previlegio de su Mag/d Don Bartolo Esteiti familiar deste Sancto Officio el qual en el año de 1576 quiriendo poner sus redes y armadas para su pesqueria le fue contradicho por el dicho De Giorlando gavellote de la dicha tonara de la mesa a cuya instançia el Real Patrimonio que entiende sobre las cossas de la hazienda de su Mag/d como administrador en la sede vacante mando hazer una injuncion al dicho Don Bartholo que so pena de mil florines no calase su tonara donde pretendia por que era en perjuicio de la tonara que administrava el Patrimonio, esta injuncion no se notifico al dicho Don Bartholo por que çesso la lite (o las partes se acordaron entre si) fue proveyda la yglesia a Don Antonio Lombardo, y queriendo cobrar los bienes de la mensa el Patrimonio no le quiso entregar la dicha tonara haziendose dueño de lo que era depositario y administrador despojando de hecho la yglesia (litigo con el fisco) no pudo cobrar su hazienda, fue promovido a Girgento y Gasco a Mazara el qual acavo la lite y tomo posession de la tonara y la redujo con mucho trabajo a la mesa episcopal. Sucedio que Don Bartolo Steyti quiso calar su tonara en el año 1581 a lo qual el dicho obispo Gasco se oppuso y occurrio al Patrimonio y del obtuvo lectra inserta la injuncion que primero se avia mandado hazer y no se avia notificado por lo dicho, la qual se notifico el dicho Don Bartholo Steyti occurrio al S.to Officio diziendo que el era familiar y que aquella era nueva lite, pues la passada era acavada y con esto sin calar tonara señalo por donde la avia de poner las redes, el dicho obispo hizo parte en el Patrimonio sobre el defender el calar la tonara, y sobre este articulo pues era negoçio de que alla primero se avia conosçido se sobreseyo en el S.to Officio y visto este negoçio el fisco del Patrimonio pretendiendo que se avia contravenido a la injuncion procedio contra el Steyti criminalmente a execuçion de la injuncion rota y se bentilo la causa entre ellos hasta hazer el Don Bartholo sus defensas, estando este negoçio en este estado el Don Bartholo ocurrio al S.to Officio otra vez diziendo que la injuncion era penal, y que el Patrimonio no podia conoçer del pues era crimen e interpuso declinatoria.
El S.to Officio hizo parte con el Virrey que estava en Meçina y le escrivio las cartas que se escribian con sus respuesta(s), y haviendo venido al tribunal el doctor Cavallaro abogado del Patrimonio, viendo que el negoçio thenia dificultad por ambas partes se acordo con el, que este negoçio, se sobreseyesse hasta que viniesse Marco Antonio (Colonna, ndr) y se diputassen juezes conforme al orden de su Mag/d, estando esto ansi acordado, Marco Antonio ha escripto al Rey informandole de lo que le ha paresçido. Y lo que en este negoçio podemos dezir es que Marco Antonio no guarda el orden de su Mag/d ni tiene con esta Inquisicion la correspondencia que le esta ordenada, pues estando este negoçio apuntado con sçiençia suya con el Patrimonio quiso sin hazer Junta escrevirlo a su Mag/d por correr a solas con sus Relaciones troncadas y por ventura no tan constantes como era razon, pues es verdad que su Mag/d ninguna tonara tiene en la playa Sibilliana y la sobre que es este negoçio no es ni fue jamas de la Corte sino de la Yglesia la qual le dio en dote el conde Rugiero quando gano este Reyno de ynfieles y por thener el Rey el espolio en este Reyno y la custodia de los bienes de la mesa episcopal sede vacante, no se puede dezir ni se permite que se alçen con la hazienda de la yglesia antes el Patrimonio meresçia por esto un gran castigo de donde resulta que no siendo esta hazienda (como no es) del Rey no podia pender en el Patrimonio y quando de hecho se aya remitido la causa principal como pendiente alla en otro tiempo entre las mesmas personas no podia pender la condenacion de la injuncion penal contra el dicho Don Bartholo pues es familiar del S.to Officio y esta era nueva caussa y por ella se començava agora.
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Doc. n. 3
+ factum Controversie Maris inter Rev/mus Episcopum Maczariensem, et don Bartholum Staiti.
El hecho del negoçio de Estayte con un modelo dibuxado del mar y pretension sobre la tonara
A los muy illustres Señores del consejo de su Mag/d de la General Inquisicion
Inquisicion
En Madrid
6- de las revissiones del negoçio de Don Bartholo Estayte familiar
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In Anno 1567. Constructo thono in plagia Sibiliana quae est inter Maczariam, et Marsaliam per cond Re/mum d. Jacobum Lo Mellino tunc Episcopum maczariensem virtute Privilegij concessi dicto Episcopatui per Recolendam memoriam Regis Rogerij, quae concessio cum esset ultra quatricentorum annorum pretendens Regia Curia esse praescripta et ea dictus R/mus Ep/us non posse amplius uti sequestravit fructus thoni, et cepit possessionem dicti maris nominati Tonnarelle, Illud que in anno 1571 locavit magistris lo: Francisco Cappasanta, et Vincentio Jorlando pro annis quinque ad rationem unciarum tre(s)decim singulo Anno.
Et Pretendentibus dictis de Cappasanta, et de Jorlando conductoribus dictae Tonnarellae, quia Thonum solitum calari per don Bartholum Staiti in punta Sabuxae impediebat cursum Tunnorum dictae tonnarellae propter vicinitatem circa miliare unius comparuerunt in Sancto Officio die Xviiiº maij dicti anni 1571 et miserunt cedulam monitoriam et protestatoriam contra dictum de Staiti de dicto foro praetendendo per dictam Cedulam non debere calari, et construi dictum thonum in dicto loco tam vicino; Sed in alio distantiori per spatium miliariores quattuor: cui cedulae fuit Responsum per dictum de Staiti in dicto Sancto Officio die XViii Iulij dicti anni, quia non tenebatur ámovere dictum Thonum de dicto loco rationibus in ea aductis.
Quibus stantibus in Anno 1576 dicti de Cappasanta et de Jorlando recipi fecerunt certos testes per mag/cum Secretum dictae civitatis Marsaliae deponentes dictum Thonum tam vicinum esse nimis damnosum dictae Tonnarellae vigore quorum Testium receptorum parte in Citata obtinuerunt litteras in Tribunali Regij Patrimonij datas die ultimo decembris vª Ind. 1576 directas dicto Secreto Caratario et Socio dictorum de Cappasanta, et de Jorlando continentes in effectu, quo stante dicto impedimento, quod inferebatur dictae Thonnarellae, propter vicinitates dicti Thoni dicti de Staiti: Injungeretur dicto de Staiti quatenus supersederetur in constructione dicti toni et si aliquid pretenderet, compareret: quae litterae non fuerunt executae etiam si presentatae fuerunt dicto Secreto.
Et ingrediens in dicto Episcopatu R/mus D. Bernardus Gasco obtinuit contra fiscum cum quo litigabat per interlocutoriam latam in dicto Patrimonio possessionem dictae Thonnarellae, qua obtenta impetravit litteras observatoriales praedictarum literarum directarum dicto Secreto datas die XXº Aprilis Viiii Ind. 1581 vigore quarum die Xº Maij Ind. predictae injungi fecit dicto de Staiti, qui sub pena unciarum mille, de proximo locaverat cuidam de Crapanzano pro unciis quadragintis.
Qui de Crapanzano Conductor postquam calavit in dicto anno Viiii Ind. tonnariam dicti episcopati nominatam la Tonnarellam existentem in dicta plagia Sibiliana, tentavit sic de facto, et violenter injusta ope et fomento Vicarij generalis in proprio anno calare Thonum in alio mare nominato de Sancto Antoni per dictum de Staiti, quod thonum dictus de Crapanzano minime calare poterat, tum quia dictus Rev/mus Episcopus non habebat facultatem, nec potestatem in eo privilegio calandi Thonum in dicta plagia Sibiliana prout per dictum Privilegium est videre, tum et quia dictum mare de Santo Antoni erat possessum per dictum de Staiti continue quasi calando et calari faciendo dictus de Staiti in dicto mare thonum virtute suorum Privilegiorum et diversorum actorum in specie, et expresse loquentium de dicto mare vigore quorum, et litteras manutentionis possessionis injungere fecit dictum de Crapanzano, et omnes eius nautas dicti thoni, ut non turbarent nec molestarent dictam Possesionem dicti maris dicti de Staiti non sine maxima contraversia dicti reverendi Vicarij generali.
Et Intendente dicto de Staiti diffugere lites, et quiete vivere cum dicto R/mo Episcopo non solum se destituit a calatione dicti thoni Sabuxae pluries rogando et rogari faciendo dictum R/mum Ep/um et per intermedias personas, et sp: de Rosignano et ex: de Mignia eius advocatos, ut se contentaret de plano acceptare competentem distantiam, quam ei offerebat dictus de Staiti interponere et relinquere inter dictum eius tonum et dictam thonarellam: verum etiam dictus de Staiti relinquens dictum Thonum, et mare dictae Sabuxae deliberavit calare aliud thonum, seu thonnariam in dicto mari nominato de S.to Antoni distante a dicto mare tonnarellae per spatium non solum miliariorum quattuor prout per cedulas predictas Pars adversa petebat: sed miliariorum quinque in quo loco pretendens dictus de Staiti de foro Sancti Officij calare dictum eius tonum, seu tonnariam in anno proxime praeterito Xª ind. et ne impediretur, seu molestaretur obtinuit in S.to Officio litteras manutentionis possessionis datas die quarto maij Xª ind. 1582 quibus presentatis, et executis in Civitate Marsaliae. Ecce dictus R/mus Ep/us, non contento de dicto impedimento illato dicto de Staiti pro dicto thono Sabuxae nec de dicto largo spatio miliariores quinque spontanee, et ultra debitum et concessum per dictum de Staiti jmmo pretendens dictus R/mus Ep/us etiam impedire constructiones dictae tonnariae in dicto alio mari nominato de S.to Antonio injungi fecit dicto de Staiti vigore litterarum per eum obtentarum in S.to Officio die vii Augusti viiii Ind. 1581 ne impediret, nec disturbaret Colonos dictae tonnarellae dicti R/mi Episcopi sub certo colore tergiversando loca, et nomina dicti Maris cum clausula, ut si aliquid dictus de Staiti pretenderet contra dictas litteras, compareret in dicto Sancto Officio. In quo sancto Officio statim dictus de Staiti comparuit, et petendo confirmationem dictarum suarum literarum manutentionis et etiam contrarius dictus Rev/mus Ep/pus. Suplicando in dicto S.to Officio ut dictae litterae manutentionis dicti de Staiti revocarentur cum certa assertione dissensus et pendentis litis in Magna Regia Curia, et licet ita non esset, nec de tali pendentia apparuisset aliqua scriptura fuit decretata et provisa dicta Supplicatio per Ill/mos et Rev/mos dominos Inquisitores de Haedo die quarto Maij Xª Ind. 1582 qui habebant recursum coram quo fuit inceptum, et pendet judicium coram quo sint preservata jura utriusque partis.
Qua decretatione abutendo dictus Rev/mus Ep/us die XIº dicti mensis Maij per suplicationem denunciavit dictum de Staiti de contraventione dictae injunctionis unciarum Mille ei factae per dictum Secretum Civ/tis Marsaliae vigore cuius denunciationis fuit destinatus delegatus per Magnam Reg. Curiam Criminalem contra dictum de Staiti ad capiendum informationes circa contraventionem dictae injunctionis per quas informationes non constitit de contraventione aliqua dictae injunctionis: quia dictus de Staiti num quam calaverat aliquod genus retium, nec in praedicto mari Sabuxae de quo injunctio tractabat, nec minus in dicto alio mari S.ti Antonij distantissimo, de quo in dicta injunctione non agebatur: in quo mari nominato de S.to Antoni in stagione proxima preterita anni Xª Ind. sperans dictus de Staiti calari facere tonariam Cruciatam solum fecit in eo: quae cruciatio nullum dat impedimentum nemini, et nihil aliud operatur huius modi cruciatio nisi designatio ubi est calanda Thonnaria prout clarissime probatur in infratto termino extraordinario jmmo per dictas informationes constitit non solum de dicta distantia miliariorum quinque: verum etiam (que) realiter non fuit calata in eo loco aliqua tonnaria: quia propter litigium, tempus piscandi pertransivit inane.
Et presertim propter insolita monitoria edicta in plateis et in januis C/tis Marsaliae, et excomunicationibus factis per dictum R/dum Vicarium generalem nautis et gentibus dictae Thonariae de Staiti, ipsoquemet don Bartholo, qui coactus fuit occurrere etiam ad Curiam metropolitanam.
Et cum toto hoc per dictam Magnam Regiam Curiam Criminalem ad instantiam dicti R/dissimi Ep/i, et procuratoris fiscalis assistentis fuit datus terminus extraordinarius dierum octo dicto de Staiti circa contraventionem dictae injunctionis, in quo termino dictus de Staiti ex uno latere presentavit suas ecxeptiones, ne laberetur dictus terminus pro dilucitatione veritatis cum previjs reservationibus nè prejudicaretur forum S.ti Officij, et ex alio obtinuit litteras inhibitoriales a dicto S.to Officio directas dictae Magnae Regiae Curiae (mandantes), ut stante, quia dictus de Staiti est de foro dicti S.ti Officij non procederetur contra eum circa dictam contraventionem. Et ideo contra eum non fuit huc usque in aliquo processum per Magnam Regiam Curiam.
Et per plures testes constit in dicto termino dictum R/mum Episcopum nullum fovere jus, nec indicta contraventione, nec in pretensione dicti Maris Jmmo clare patet per dictos testes nimis, atque nimis gravasse dictum de Staiti propter dictam impeditionem calationis dictae tonnariae in dicto mari Sancti Antonij tam distante a dicta Thonnarella et sic in utroque foro teneri dictum R/mum Episcopum ad restitutionem tam expensarium factarum pro dicta thonnaria per dictum de Staiti, et deperditarum ad Summam unciarum mille, et aliarum expensarum in dicta lite factarum usque ad lucra, quae lucrari poterat cum dicta thonnaria in dicta statione proxima preterita, de quibus inpresentiarum dictus de Staiti Cruciatur à Creditoribus suis, et in bonis, et in persona non sine maximo periculo totalis ruinae suae et totius eius domus.

CREDITI
Archivo Histórico Nacional de Madrid
Diocesi di Mazara del Vallo – Dal 1316 al 1646
Arcidiocesi di Agrigento –Vescovi del Secondo Millennio

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI ALL’AUTORE

Foto su autorizzazione del Ministerio de Educación, Cultura y Deporte di Spagna - Secretaria de Estado de Cultura 290/15 rilasciata a Madrid il 2 settembre 2015"

Un Uomo Libero.
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