Cultura Ragusa 11/10/2015 21:01 Notizia letta: 2745 volte

La prima grande Guerra, una mostra

Dell'archivio di Stato
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Ragusa - «Carissima Pierina, dopo due giorni ti scrivo, rasserenati alquanto i miei nervi e l’eccitazione di cui sono stato in preda. Mi sono state censurate dal Comando del Battaglione 4 cartoline in franchigia perché ho rivolto alcune brevi parole alla censura […] Io buttato in un ricovero fatto di paglia e di fieno, in compagnia del mio attendente, che cerca confortarmi quando sono in preda ad una tristezza». Cala la patina ingiallita del tempo sulla miriade di parole inviate dal fronte dai soldati, che, nelle loro frasi, portano i loro cuori consumati in trincea, quante volte dilaniati dal dramma del compagno accanto già colpito, come superbamente sa dire Ungaretti in “Veglia”. Uno stato dolente individuale e collettivo, quello della guerra, che pochi manuali possono cogliere nella bruciante verità dei fatti. Ecco perché, a testimoniare una pagina atroce della storia mondiale, l’Archivio di Stato di Ragusa allestisce una mostra documentaria dedicata al primo conflitto mondiale. “Mia cara madre… La grande guerra raccontata”, questo il titolo voluto da Giovanni Calabrese, direttore dell’Archivio ragusano, che aderisce con questa esposizione al progetto “Domenica di carta”, appuntamento annuale disegnato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza del grande patrimonio librario e archivistico conservato in edifici di particolare pregio. Come nella passata edizione, la manifestazione abbraccia le biblioteche e gli archivi statali, impegnati in un’apertura straordinaria domenicale fissata per l’11 ottobre, proprio per favorire il grande afflusso alla scoperta di un capitale straordinario di documenti, carte vibranti di un passato che deve essere monito ideale per il presente.
La carta diventa dunque il veicolo fondamentale per accedere a tutto un universo, che l’Archivio di Stato di Ragusa ricostruisce assecondando alcune linee tematiche: le lettere e le cartoline dei soldati, in primis, trasposizione di stati d’animo e fonte preziosa di racconti restituiti in presa diretta con la macchina gigantesca della guerra. Quindi l’immagine del conflitto, così come l’avevano effigiata le riviste dell’epoca, periodici illustrati che, tra il 1914 e il ’18 veicolarono la cultura del regime, al fine di pubblicizzarne l’immagine e promuovere il consenso popolare. “L’appello della madre al figlio: Parti, ogni dubbio è colpevole, parti subito!”: sono questi i tasselli d’una propaganda che, sempre più capillare, raggiunge gli italiani, beneficiando, su mensili assai diffusi quali “La Lettura”, “Il Corriere della Sera”, “Il Secolo XX”, “Noi & il Mondo” di una rappresentazione retorica, mistificata della guerra, che ebbe un ruolo fondamentale nell’impedire che il sostegno morale al conflitto venisse meno nei momenti più ardui, tra il 1916 e 1917. Come la sapiente mano di illustratori e grafici seppe dipingere, la guerra divenne un’avventura corale della nazione, un’impresa eroica nella quale giocò la sua parte anche la componente estetica, per cui il soldato è un guerriero gentiluomo, uno sportivo valente. Tra gli innumerevoli percorsi proposti dalla mostra ragusana, visitabile fino al 31 dicembre, il reclutamento nella Grande Guerra e i giornali del fronte e delle trincee, con uno spazio riservato ai poeti che hanno cantato la tragedia dell’uomo contro l’uomo.

La Sicilia 

Elisa Mandarà
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