Cronaca Ragusa 21/10/2015 08:49 Notizia letta: 4591 volte

Truffe ai malati talassemici, denunciati due avvocati

Riunioni anche in camere d’albergo a 5 stelle e vittime truffate anche per 25.000 euro
http://www.ragusanews.com/resizer/resize.php?url=http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/21-10-2015/1445410213-0-truffe-ai-malati-talassemici.jpg&size=588x500c0

Ragusa - Malati ragusani truffati da due avvocati. Sono state sequestrate dalla polizia oltre 150mila euro di parcelle ad un avvocato di Palermo e ad un suo collaboratore accusati di aver truffato dei poveri malati ragusani affetti da patologie derivanti da trasfusione di sangue. I pazienti, infatti, si erano rivolti a loro in quanto “esperti” nel settore degli indennizzi e dei risarcimenti. Le parcelle, infatti, erano il compenso per gestire le pratiche con scuse ovviamente del tutto inventate. Ad alcune vittime sono stati chiesti fino a 25mila euro. L’operazione “Parcella”, condotta dalla Squadra Mobile di Ragusa, ha permesso di ricostruire con esattezza i fatti e ha raccolto molte denunce a carico dei due odierni indagati, in particolare quelle dei membri dell’associazione “Pro Thalassemici”, associazione che si occupa di soggetti con diverse patologie contratte a causa di pregresse trasfusioni. Al termine delle indagini, svolte con l’aiuto delle stesse vittime e del loro legale di fiducia, sono stati raccolti gravi indizi a carico di D.M. avvocato palermitano di 44 anni e B.L. sedicente avvocato palermitano di anni 48, in ordine al reato di truffa aggravata continuata in concorso. I due soggetti sono accusati di aver indotto le vittime con raggiri ed artifizi, consistiti nell’essersi presentati quali affidabili e credibili esponenti di uno studio legale di Palermo (uno dei due manifestando falsamente di esercitare la professione forense senza averne alcun titolo), per di più asserendo di essere in grado di gestire con competenza professionale specifica, le aspirazioni delle vittime che intendevano avvalersi degli indennizzi e risarcimenti previsti dalla legge 210/92 (indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie o trasfusioni). In pratica, vittime di trasfusioni infette di Ragusa avevano costituito un’associazione denominata “Pro Thalassemici” al fine di poter far rispettare i propri diritti rivolgendosi ad un unico avvocato esperto in materia per agevolarli nel riconoscimento dei loro benefici. Le vittime avevano firmato una procura speciale che dava quindi mandato esclusivo a rappresentarle contro il Ministero della Salute. L’avvocato ed il sedicente avvocato suo collaboratore, intanto, hanno iniziato ad incassare decine di migliaia di euro senza però che vi fosse una corrispondenza tra quanto percepito e l’attività professionale svolta. Passati anni dal deposito delle somme di denaro, le vittime continuavano a chiedere un minimo di risultati allo studio legale che continuava a promettere che a breve avrebbero ricevuto quanto di loro diritto. Dopo mesi e mesi le vittime hanno iniziato a chiedere la restituzione del denaro. Le somme consegnate dalle 19 vittime si aggirano intorno ai 250.000 euro, che per di più non venivano restituite e gli stessi indagati hanno minacciato che se si fossero rivolte ad altri avvocati avrebbero perso definitivamente quelle somme già versate per la loro prestazione quali legali di fiducia.

LA GENESI DEL RAPPORTO TRUFFALDINO

Nel 1998 i due indagati fecero le prime riunioni percependo le prime parcelle dagli assistiti, prospettando loro ogni garanzia a protezione dei diritti effettivamente riconosciuti dalla legge:
• Risarcimento del danno biologico stimato intorno ai 400.000 euro;
• Risarcimento da danno biologico parentale;
• Indennizzo di 1.200 euro a bimestre;
• Interessi relativi all’indennizzo non percepito.

Le riunioni non erano altro che un momento per carpire la fiducia delle odierne vittime alle quali venivano sempre prospettate scadenze dei termini e rinnovo di pagamenti di parcelle assolutamente sovrabbondanti e non dovute dai clienti. Le riunioni stranamente si svolgevano presso camere d’albergo e durante delle cene alle quali gli indagati partecipavano come ospiti. Nel 2013 i membri dell’associazione dopo aver versato tra i 5 ed i 25.000 euro ciascuno agli indagati si sono decisi a chiedere un semplice consiglio alla Polizia di Stato. Dopo aver raccolto le loro preoccupazioni, la Squadra Mobile ha ravvisato subito gli estremi del reato di truffa e per questo le vittime hanno presentato subito querela, assistite da un unico legale di fiducia.

LA RICOSTRUZIONE DEGLI INVESTIGATORI

Il rapporto cliente/studio legale per molte delle vittime era nato già nel 1998 quando, avendo contratto malattie da trasfusioni infette, era loro diritto chiedere un risarcimento danni ed un indennizzo allo Stato, così come previsto per legge del 1992. Nel corso di numerose riunioni effettuate in vari locali del ragusano ed in altri centri della Sicilia, compresi hotel, i due indagati sono riusciti a carpire la fiducia delle vittime. Gli assistiti di Ragusa erano seguiti solo da uno dei due legali, presentato a tutti come avvocato, in realtà solo laureato. Dovrà risponderà anche del reato di esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesto un titolo abilitativo. Nel 2010, dopo più di 10 anni, i due complici si sono separati ed al sedicente avvocato è stato promesso di poter gestire i malati di Ragusa e quindi di continuare ad incassare soldi. Dopo tanti, forse troppi anni qualcuno dei malati si è insospettito anche grazie all’aiuto di internet ed alla partecipazione su forum specifici. Le troppe domande dei clienti mettevano a rischio il rapporto con i presunti truffatori, quindi uno di loro ha cominciato a negarsi alle vittime e l’altro è sparito del tutto. Grazie ad un’attenta ricostruzione della Squadra Mobile di Ragusa è stato possibile descrivere dettagliatamente la condotta prevista dal reato di truffa da parte dei due indagati. Decine le persone ascoltate presso gli uffici della Polizia di Stato, così come gli accertamenti fatti a Palermo presso Università, Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e Comune. Dopo aver raccolto fondamentali elementi di riscontro rispetto a quanto dichiarato dalle vittime, gli uomini della Squadra Mobile hanno effettuato accurate indagini patrimoniali che hanno permesso di stimare il valore immobiliare ed i conti correnti, così come i depositi titoli degli indagati.

I SEQUESTRI

http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1510057997-3-confeserfidi.gif

Le indagini condotte dalla Polizia di Stato hanno permesso al Pubblico Ministero di Ragusa Dott. Francesco Puleio, che ha coordinato le indagini, di chiedere la misura cautelare del sequestro di tutti i conti correnti, conti depositi e titoli dei due indagati. Il reato di truffa, anche se aggravato, non consente la possibilità di richiedere una misura cautelare in carcere, pertanto i due sospettati saranno processati in stato di libertà. Il Pubblico Ministero ha però chiesto ed ottenuto dal Giudice per le Indagini Preliminari Dott. Maggioni il sequestro preventivo di 155.000 euro. Il Giudice ha ritenuto che la Squadra Mobile abbia congruamente documentato i fatti reato, raccogliendo univoci e concordanti responsabilità in ordine all’attività illecita dei due indagati. Gli uomini della Polizia di Stato hanno appurato che l’ammontare del denaro pagato come parcella (da qui il nome dell’operazione) era di circa 300.000 euro ma il Giudice ha dovuto procedere al sequestro della metà dell’importo in quanto molti dei reati erano andati prescritti per decorrenza dei termini. La Squadra Mobile di Ragusa ieri ha notificato i decreti di sequestro dei conti correnti e deposito titoli dei due indagati paralizzando ogni loro attività economica. Il sequestro ha il fine di evitare che i due, una volta notificato l’avviso di garanzia, possano disperdere il loro patrimonio o trasferirlo ad altri. Adesso le vittime, se condannati i due indagati, potranno essere risarcite grazie al denaro sequestrato.

Irene Savasta
http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1512997998-3-pirosa.gif