Cultura Cartoni animati 24/10/2015 19:53 Notizia letta: 5170 volte

Dragon ball e la lezione del perdono

A Goku non interessa sconfiggere il proprio nemico, ma salvare la sfortunatissima Terra
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Dragon Ball ci piace. E’ inutile girarci intorno. E tutti sanno chi è Goku, il protagonista assoluto dell’intera saga. Questa serie, tratta dal manga omonimo di Akira Toriyama e pubblicata per la prima volta dal 1984 al 1995, ha letteralmente rivoluzionato il mondo degli anime e dei manga e soprattutto del genere Shonen a cui appartiene. Due serie animate, 18 film per il cinema, tre special televisivi, due sequel “ufficiali” d’animazione (Dragon Ball GT e Dragon Ball Super, ancora non concluso) e un’edizione della serie Dragon Ball Z senza scene filler denominata Dragon Ball Kai andata in onda dal 2009 al 2015. Senza contare tutto il mondo di gadget, videogiochi e merchandising vario. Molte persone, sia in Italia che all’estero (principalmente in America) nell’arco di tempo della messa in onda di Dragon Ball, si sono lamentate per i contenuti definiti “violenti” o presunti “porno soft” a causa di alcune scene sexy soprattutto nella prima parte dell’anime, quando Son Goku incontra Bulma. Non ci soffermeremo ad analizzare la banalità di quest’ultima polemica, al limite del ridicolo: soltanto chi non conosce quest’opera o chi non ha seguito gli episodi della serie può pensare che la vista di un paio di mutandine da donna da parte di un vecchietto con conseguente epistassi nasale (luogo comune tra l’altro tipico di anime e manga giapponesi), possa essere definito pornografico. La questione invece della “violenza” di Dragon Ball, invece, merita di essere analizzata. Un motivo ci deve pur essere se almeno una volta nella vita qualcuno ha provato a lanciare un’onda energetica in strada (Kamehameha). Come si accennava, Dragon Ball è un manga e un anime appartenente al genere Shonen, cioè un genere indirizzato ad un pubblico maschile di età scolare fino al compimento della maggiore età. In generale, negli shonen vi è un protagonista maschile principale che deve raggiungere uno scopo, di solito combattendo o fisicamente o psicologicamente (le arti marziali sono predilette dal genere Shonen). I maggiori rappresentanti del genere a livello mondiale, prima dell’arrivo nelle nostre case di Goku e compagnia, erano Hokuto no Ken (Ken il guerriero) e Saint Seiya (I cavalieri dello zodiaco), tanto per citare anime e manga famosi anche in Italia. In queste opere, il protagonista principale (o i protagonisti come nel caso dei Saint Seiya), fanno propria una filosofia tipica dei samurai: il bushido, cioè il senso del sacrificio, della tristezza e del dolore. La via da percorrere, per questi eroi, è dura: nulla si ottiene senza sacrificio personale, soprattutto un sacrificio in genere presuppone un altro sacrificio, spesso una vita umana. E naturalmente scorrono ettolitri di sangue. In Dragon Ball, il protagonista principale non ha nulla a che vedere con i vari Ken di Hokuto o i Seiya di Pegasus. Toriyama, per la realizzazione della prima serie (cioè quando Goku è un bambino), si è ispirato ad un celebre romanzo cinese, “Il viaggio in Occidente”. Non ci soffermeremo a parlare delle differenze fra quest’opera della letteratura cinese e Dragon Ball, anche perché non abbiamo tre vite a disposizione. Basti soltanto sapere che l’idea di un ragazzo con la coda di scimmia dalla forza smisurata deriva da lì. Con il passare del tempo, Son Goku da bambino disperso in un bosco che passava le giornate a pescare per nutrirsi, grazie all’incontro con Bulma parte per un viaggio di formazione che lo porterà ad una maturazione psicologica e fisica. Il confronto con nemici sempre più forti (il primo vero cattivone della serie è sicuramente Il Grande Mago Piccolo, in Italia chiamato Al Satan, la parte malvagia del dio della Terra), lo costringe a mettersi a confronto con i propri limiti e a cercare di superare sempre sé stesso. A Goku non interessa combattere per il gusto di combattere, ma capire fin dove può arrivare il suo stesso limite. A Goku non interessa sconfiggere il proprio nemico, ma salvare la sfortunatissima Terra, pianeta preferito da alieni e megalomani. Goku rimane sempre, per tutta la lunghissima durata della serie, un personaggio positivo, a tratti ingenuo, allegro, divertente e molto naif. L’umorismo, in effetti, è la vera chiave di lettura di Dragon Ball che nulla ha a che vedere con i precedenti Shonen da combattimento ma ha sicuramente influenzato le opere odierne: sia Eichiro Oda (One Piece) che Masashi Kishimoto (Naruto) che Tite Kubo (Bleach), hanno dichiarato che fonte d’ispirazione per le loro opere è stato proprio Goku e il suo carattere e in generale tutta l’opera Dragon Ball. Da non sottovalutare, ad esempio, che Goku è stato forse il primo eroe che si è sposato e ha avuto dei figli e ha mostrato anche alcune debolezze “umane” come ad esempio la paura di aghi e siringhe o il fatto di soffrire il solletico. Inoltre, l’autore è riuscito a creare un vero e proprio universo, fatto di divinità ben precise, tecnologie avanzate e un grandissimo cast di personaggi, forse uno dei primi ad essere sia ben nutrito che ben caratterizzato. La questione della presunta “violenza” in Dragon Ball, dunque, viene completamente a cadere, in quanto il protagonista assoluto non è un sanguinario a cui piace uccidere per il piacere di uccidere o per sconfiggere il nemico in quanto invasore della Terra. Al contrario: quasi tutti i principali nemici di Goku (da Piccolo a Vegeta), sono passati dalla parte del “bene” rappresentato in tutto e per tutto da Goku. Certo, ci sono scene di lotta e si vede molto sangue, ma ciò fa parte proprio del genere Shonen da combattimento. Su Vegeta, personaggio che meriterebbe una trattazione a parte, ci limiteremo a dire che risulta essere, in definitiva, il personaggio che compie l’evoluzione più interessante. Principe senza regno, sanguinario come pochi, guerriero d’élite (al contrario del plebeo Goku), riesce a compiere un’evoluzione che lo porta da demone a uomo fino a eroe. Nonostante ciò, non sarà mai “succube” di Goku e rimarrà fino alla fine il suo rivale di sempre, appena un gradino sotto di lui per forza. Insomma, quasi tutti i nemici di Goku passano dalla sua parte e lui non serba mai rancore nei loro confronti, dimostrando di saper perdonare il nemico e di non volere mai stroncare vite durante i combattimenti (uccide Freezer solo dopo che quest’ultimo prova ad attaccarlo alle spalle, nonostante il nostro eroe avesse deciso di risparmiarlo). Un’occhiata, infine, alle sfere del drago: il drago Shenron se prima rappresenta il motore immobile di tutta la vicenda, man mano che l’azione prosegue la ricerca delle sfere diventa secondaria e vengono recuperate solo per far resuscitare la gente quando muore. In effetti, nessuno è mai riuscito ad evocare Shenron (o il Polunga di Namecc) e diventare il padrone del mondo, o immortale. Ci si avvicina soltanto il buon Pilaf, nella prima serie, ma viene intercettato dal maialino mutaforma Oolong (Oscar in Italia) che riesce a chiedere a Shenron al posto del potere un paio di mutandine da donna. Anche questo fa parte dell’umorismo del mondo di Dragon Ball.

Irene Savasta
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