Economia Milano 24/10/2015 20:38 Notizia letta: 4685 volte

Gianni Bocchieri: le opportunità della formazione in Sicilia

Un ragusano a Milano
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Milano - “Il barocco di Ragusa, Modica, Scicli e Noto è diventato patrimonio dell’Unesco, alla ribalta nazionale ed internazionale. L’ambientazione del Montalbano televisivo ha determinato un flusso turistico finora sconosciuto, aumentando le potenzialità di sviluppo del territorio. L’apertura dell’aeroporto di Comiso ha definitivamente rotto l’isolamento del territorio”.

Parola di Gianni Bocchieri, Direttore Generale Istruzione, Formazione e Lavori di Regione Lombardia, ragusano d’origine ma da anni residente a Milano. Lavoro e giovani, potenzialità inespresse del territorio, confronto fra il mercato lombardo e quello siciliano: sono soltanto alcune delle tematiche affrontate in questa intervista che vuole essere uno spaccato di realtà osservato con le lenti d’ingrandimento di un professionista del settore che ha avuto modo di confrontare due modelli di sviluppo completamente opposti.

La provincia di Ragusa, sua terra d'origine, rispetto al passato come si sta trasformando?

Ragusa, la Val di Noto, gli Iblei stanno vivendo un inedito momento di successo turistico e culturale per almeno tre fattori. Il barocco di Ragusa, Modica, Scicli e Noto è diventato patrimonio dell’Unesco portandolo alla ribalta nazionale ed internazionale. L’ambientazione del Montalbano televisivo ha determinato un flusso turistico finora sconosciuto, aumentando le potenzialità di sviluppo del territorio. L’apertura dell’aeroporto di Comiso ha definitivamente rotto l’isolamento del territorio, collegandolo con i principali hub italiani del traffico aereo internazionale: dopo i voli su Roma Fiumicino, Ryanair assicurerà voli giornalieri da e per Milano Malpensa a partire dal primo dicembre prossimo.

Secondo lei, perché il turismo in Sicilia, pur essendo il settore su cui si potrebbe puntare di più, fatica a decollare?

Ritengo che sia sempre mancata la capacità di costruire filiere turistiche capaci di coniugare la presenza di grandi strutture alberghiere con le vocazioni dei territori. Infatti, in Sicilia non mancano importanti operatori turistici internazionali, se si pensa alla ultradecennale presenza del club Mediterranee, dei Grandi Viaggi e del Verdura Resort di Rocco Forte. Manca però il loro collegamento organico con il patrimonio artistico e culturale diffuso, che comprende anche le eccellenze enogastronomiche della nostra tradizione. Così, i turisti trascorrono la loro permanenza in Sicilia chiusi dentro i loro resort, che diventano una sorta di enclave extraterritoriale da cui uscire solo per poche ore, con escursioni organizzate dagli stessi tour operator che gestiscono i resort e con pochissimo indotto per l’economia locale.
La costruzione delle filiere deve partire dall’istruzione e dalla formazione per fornire i profili professionali necessari allo sviluppo turistico. Non si può continuare a pensare che il cuoco, il barista o il cameriere siano mestieri di ripiego, che possono fare tutti in maniera improvvisata, senza un'adeguata preparazione.

Quali le differenze sostanziali fra il mercato del lavoro in Lombardia e quello in Sicilia?

La Lombardia ha quasi dieci milioni di abitanti e l’economia più forte dell’intero Paese. Da sola, ha gli stessi numeri di un paese europeo come il Belgio. Quasi il 10% del PIL nazionale è prodotto nell’area metropolitana di Milano. Ancora adesso i tassi lombardi di disoccupazione generale e giovanile sono circa la metà di quella nazionale. Il mercato del lavoro è stato finora organizzato sulla base della presenza di soggetti pubblici ed agenzie private per il lavoro accreditate dalla Regione e messi in concorrenza tra di loro per il raggiungimento di esiti occupazionali. In altre parole, i servizi per il lavoro pubblici o privati sono rimborsati dalla Regione solo sulla base dei contratti di lavoro che sono stati stipulati grazie al loro intervento. Questo vale anche per la formazione, che viene rimborsata già da qualche anno sulla base dei costi standard.
Ovviamente, il mercato del lavoro siciliano non ha mai potuto beneficiare di un contesto produttivo come quello lombardo, ma non ha saputo abbandonare le politiche di stampo assistenziale che hanno solo apparentemente contrastato la dilagante disoccupazione. La stessa formazione professionale è stata usata come ammortizzatore sociale, rimborsata a pie’ di lista, per pagare gli stipendi dei formatori e le indennità di partecipazione agli allievi.
Il superamento di questo impianto era necessario, ma è forse più disastroso che il governo regionale l’abbia fatto senza la contestuale costruzione di un nuovo sistema, con la conseguenza che si sono solo creati più disoccupati di quanto ce n’erano prima.

La Regione Sicilia ha offerto l'opportunità del famoso piano giovani. Qualche intoppo però c'è stato. Come si potrebbe rimediare?

Il programma Garanzia Giovani è il primo programma nazionale di politica attiva, che ha mutuato molti principi del modello lombardo, estendendoli in tutta Italia. In particolare, mi riferisco all’adozione dei costi standard ed all’orientamento al risultato ovvero al fatto che senza l’attivazione di tirocini e di contratti di lavoro di almeno sei mesi non ci sono rimborsi per tutte le attività di accoglienza, orientamento e formazione svolte dai servizi per il lavoro.
I dati dimostrano che i risultati occupazionali vengono conseguiti soprattutto in quei mercati del lavoro in cui ci sono operatori specializzati nella fornitura di servizi intensivi di inserimento lavorativo, oltre alla presenza di centri pubblici per l’impiego efficaci ed efficienti.
Per la Sicilia, Garanzia Giovani rappresenta l’importante opportunità di rafforzare la sua rete di servizi per il lavoro, per evitare il paradosso che siano gli stessi giovani a trovare le imprese che vogliono assumerli e portarle presso i centri per l’impiego per gli adempimenti burocratici degli incentivi previsti dal programma.

Vede potenzialità nell'attuale classe dirigente ragusana e regionale?

La politica siciliana degli ultimi anni ha mostrato i segni del suo peggiore trasformismo. La corsa per la salita sul carro del vincitore di turno ha raggiunto dimensioni imbarazzanti. Credo che la vittoria del movimento 5 Stelle a Ragusa sia stata determinata proprio da questo ostentato trasformismo, a cui i ragusani hanno reagito con indignazione. Purtroppo, anche a Ragusa i pentastellati non stanno mostrando una grande capacità di passare dalla protesta alla proposta, rimanendo anche troppo distanti dalla gente, dalla città e dalle istanze del territorio.
L’auspicio è che anche in politica possa farsi avanti una nuova classe dirigente, dotata di una visione di lungo periodo e capace di cogliere le straordinarie opportunità che si stanno presentando per Ragusa e più in generale per la Sicilia.

Irene Savasta