Cultura Comiso 25/10/2015 20:07 Notizia letta: 4533 volte

I cento anni di Salvatore Fiume

Dall'Olivetti alla pittura
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Comiso - Pullula l’Italia di eventi tesi a celebrare una figura di artista poliedrico del quale la Sicilia vanta i natali, oggi che cade il centenario della nascita di Salvatore Fiume, genio creativo multiverso, nato nella nostra Comiso il 23 ottobre del 1915. La sua personalità l’artista espresse in una varietà di campi, come pittore, scultore, architetto, scrittore e scenografo, anche se è soprattutto la sua ampia produzione pittorica ad avere conquistato fama assoluta di pubblico. Il suo allontanamento dall’Isola avviene già all’età di sedici anni, quando può frequentare il Regio Istituto per l’Illustrazione del Libro di Urbino, in virtù di una borsa di studio, e questa esperienza sarà essenziale nella formazione dell’artista, che in seno alla scuola acquisisce un magistero nelle tecniche di stampa. Di grande importanza anche le amicizie di Fiume con artisti e intellettuali di spicco, quali Buzzati e Quasimodo, incontrati a Milano, e poi, dopo il trasferimento a Ivrea, ove lavorerà come art director per una rivista legata all’Olivetti, con intellettuali quali Fortini e Sinisgalli.
Un elemento particolarmente interessante della storia di Fiume è la sua prepotente predilezione per la pittura, anche se il suo primo successo dipende dalla pubblicazione del romanzo autobiografico “Viva Gioconda!”, uscito nel ’43. Ed è per la pittura che Fiume lascia le certezze lavorative conquistate presso l’Olivetti, per trovare a Canzo, nelle vicinanze di Como, il suo celebre spazio creativo, una grande filanda del 1800 che dal ’52 diviene il suo studio e anche la sua residenza, oggi Fondazione Salvatore Fiume.
Alla sua attività di pittore guardiamo, proprio in omaggio all’amore col quale l’artista la visse, perché è nel segno dell’amore che vanno celebrati i compleanni. Sorprende anzitutto la splendida varietà di temi, in una cifra che, subito connotata da un sapore metafisico, in impianti quattrocinquecenteschi, conosce anche l’attività settoriale dell’illustrazione, dovuta anche all’interesse fondamentale di Fiume per la letteratura. Sono molte le opere letterarie illustrate da Fiume, e assai variegate (dalla “Secchia rapita di Alessandro Tassoni alla “Lettera Scarlatta” di Nathaniel Hawthorne, fino ai Vangeli Apocrifi. Dal 1946 Fiume si dedicherà al ciclo delle “Città e Isole di statue”, lavori nei quali è più sensibile l’influsso di De Chirico, Carrà, Savinio, oltreché del Rinascimento italiano. Come conferma l’opera “La città di statue” del ’47 oggi presente al MoMA di New York, Fiume delinea in questa stagione della sua ricerca i tratti di un’architettura i cui edifici erano interpretati come sculture geometriche antropomorfe e zoomorfe.
Seguono nuovi cicli, per l’artista di Comiso, come quello discendente dall’operazione consistente nella invenzione di un pittore gitano spagnolo, Francisco Queyo, col quale nome Fiume si firma in tutta una produzione ispirata alla tradizione spagnola, certo di più immediata presa, presso il largo pubblico, rispetto alle Città e alle Isole di statue. Le opere ebbero un grande successo, anche dopo il riconoscimento, da parte di Buzzati, del tratto di Fiume, che comincia dunque con questa avventura il suo percorso ufficiale di pittore. Si moltiplicano i soggetti e con queste sontuose invenzioni vogliamo ricordare Salvatore Fiume, che amò sempre dialogare con la grande tradizione, per esempio con Velázquez e Goya, nel ciclo spagnolo, omaggiati esplicitamente, con Picasso, specie per le sue innumerevoli interpretazioni del centauro, anche se è nella lettura della donna, sensuale, ironica, esotica, che cogliamo i tratti inconfondibili di uno stile in continua evoluzione, che ha lasciato all’arte una pagina magnifica.

La Sicilia 

Elisa Mandarà