Economia Palazzolo Acreide 26/10/2015 14:03 Notizia letta: 3369 volte

La salsiccia di Palazzolo verso il presidio Slow Food

Un sapore unico
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Palazzolo Acreide - La tradizionale salsiccia di suino nero siciliano di Palazzolo Acreide verso il riconoscimento Slow Food. E’ questo l’obiettivo che si sono posti un’associazione allevatori, produttori e soci sostenitori che vogliono tutelare, valorizzare e far conoscere tramite il prestigioso riconoscimento un prodotto di eccellenza che esiste, secondo la tradizione, da almeno 2600 anni, sin dai tempi della fondazione dell’antica Akrai da parte dei corinzi siracusani. Un allevatore di suino nero, quattro allevatori trasformatori e sette soci simpatizzanti, hanno già approvato il rigoroso disciplinare per far si che la salsiccia di Palazzolo venga inserita fra i presidi Slow Food e già la settimana scorsa è nata l’associazione sostenitrice presso la sede della cooperativa “Apollo”, artefice del progetto e presieduta da Andrea Alì alla presenza di Carmelo Maiorca, vice presidente regionale Slow Food e Francesco Motta responsabile della condotta di Siracusa, entrambi in rappresentanza di Slow Food.

Ma che cos’ha di così particolare la salsiccia di Palazzolo? Secondo la tradizione, il maiale nero siciliano è presente in quelle zone sin dai tempi della colonizzazione greca (intorno al VII-VI secolo a.C.). Ai tempi dei greci, il suino nero veniva utilizzato come sacrificio alle divinità, mentre la vera e propria “lavorazione” della carne è iniziata in epoca successiva, con i romani. Oggi, viene ancora allevato allo stato brado o semibrado e nutrito con foraggi naturali che rendono la carne del suino particolarmente tenera e profumata, dal sapore unico e inconfondibile. La salsiccia di Palazzolo viene prodotta con nove tipi di tagli di carne di suino e il contenuto di grasso non deve superare il 25% della carne totale. L’impasto, viene insaccato in un budello di origine animale e a cui poi viene aggiunto peperoncino, finocchietto selvatico e vino rosso proveniente dal Val di Noto.

Irene Savasta