Attualità Madrid

Corrado Lorefice. Calcolo o profezia?

Sarà Cardinale? Non è dato sapere

Madrid - Ormai l’annuncio è ufficiale: dal 27 ottobre 2015 Don Corrado Lorefice è il nuovo arcivescovo di Palermo.
Succede a Mons. Paolo Romeo che ha rimesso l’incarico nelle mani di Papa Francesco per raggiunti limiti d’età, come prescrive il Codice di Diritto Canonico.
Un giovane sacerdote, arciprete della Chiesa Madre San Pietro di Modica, si siederà, dunque, sulla stessa cattedra dalla quale (così vuole un’antica tradizione) un altro discepolo, circa duemila anni fa, annunciava al gregge palermitano la Buona Novella direttamente ascoltata dalla voce dell’Apostolo Pietro.
Pietro ricorre come un carsico leitmotiv nella vita di Mons. Corrado Lorefice.
Mi fermo qui. Perché le profezie antiche sono già state scritte e le nuove saranno un dono dello Spirito Santo.
Una cosa è certa.
Papa Francesco ha voluto dare con questa nomina “fuori le righe” un segnale fortissimo non solo alla Chiesa Siciliana ma alla Chiesa universale.
Si è servito di un giovane mite, semplice, sicuro di una vocazione sincera, rinnovata giorno dopo giorno nella gioia della sequela del Cristo.
Ho letto da Madrid molti articoli di approvazione. Ho anche letto, per la verità, qualche perplessità dovuta alla sua giovane età, forse di chi vorrebbe sempre la Chiesa paludata di ori e di triregni, segni decadenti di un potere temporale che il Cristo stesso aveva esortato a tralasciare.
La prestigiosa sede metropolitana di Palermo sarà l’inizio di un volo che inevitabilmente porterà il Nostro carissimo Don Corrado dentro il segreto della Cappella Sistina in un futuro conclave. Là dove lo Spirito Santo si posa sulle incertezze pietrine degli uomini per guidare nella Storia il suo gregge.
La Chiesa italiana oggi non è molto rappresentata nel Sacro Collegio Cardinalizio.
L’ultimo Conclave mise a nudo problematiche vecchie e registrò una vera e propria spaccatura tra la “fronda” romana e l’altra americana.
L’eco degli scandali che travolsero negli ultimi anni il pontificato di Benedetto XVI è purtroppo ancora forte e viva.
Papa Francesco si è reso subito conto del suo vero ruolo di traghettatore.
In un momento così difficile come l’attuale, Don Corrado è stato uno dei primi passi, non timidi, compiuti dall’attuale pontefice per svecchiare le strutture ecclesiali.
Nell’agosto del 2014 fece molto scalpore, infatti, qui, a Madrid, l’elezione dell’arcivescovo della città.
Alla vecchia e proterva figura del Primate, il Cardinale Antonio Rouco Varela, molto legato a una Spagna conservatrice e franchista, Papa Francesco preferì un vescovo, Carlos Osoro Sierra, quasi sconosciuto al mondo della politica e degli affari ma noto, invece, per la sua mitezza e la sua vicinanza agli ultimi e ai poveri.
In effetti, anche quest’ultima scelta di Don Corrado è stata nel segno di un’attenzione verso gli ultimi che, da papa, il celebre cardinale di Buenos Aires Mons. Jorge Bergoglio non ha smentito mai.
Che dire?
Ad maiora.
Mi resta la consolazione di aver conosciuto Don Corrado prima negli anni del Seminario, poi da giovanissimo prete alle prese col mistero delle cose di Dio.
Per il resto saprà il Signore come, quando e dove dirigere i suoi passi.
Ma Don Corrado non sarà solo. La preghiera di quanti come me l’hanno visto crescere e l’hanno amato lo sosterrà. Incessantemente. Come sosteneva Pietro in catene.
Perché la preghiera “vince” Dio, amava ripetere Tertulliano.

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