Cultura Cartoni animati 08/11/2015 21:41 Notizia letta: 5041 volte

I luoghi comuni sui manga giapponesi

Geografia dei topoi letterari
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Se volessimo usare un termine colto, li potremmo definire “topos letterari”: molto più semplicemente, parliamo di luoghi comuni. Nel caso specifico, quando si parla di anime e manga, parlare di luoghi comuni è un po’ come aprire una porta su un mondo che comunque ha delle sue regole ben precise e codificate. Non abbiamo la pretesa di esaurire un campionario vastissimo che, per certi versi, continua ancora oggi. Ma se prendiamo come punto di riferimento gli anime arrivati in Italia fra gli anni ’80 e ’90, possiamo tranquillamente sfilare una top ten dei luoghi comuni, riscontrabili in quasi tutti gli anime visti.

ADOLESCENTI CHE SI PICCHIANO.

Uno dei luoghi comuni ricorrenti nelle opere pensate per ragazzi e ragazze in età scolare, è proprio questo. Non si capisce per quale motivo, ma pare che in una società piombo come quella giapponese, ragazzi e ragazze tentino un primo approccio dandosele di santa ragione, principalmente durante l’orario scolastico. Il primo approccio fra ragazzo e ragazza, infatti, in genere negli anime e nei manga è a dir poco disastroso. L’essere maschile è spesso descritto come un rintronato. Al contrario, invece, la ragazza viene caratterizzata spesso come una pasticciona, incompetente in materia sentimentale e sbadata. E’ quasi impossibile trovare un anime o un manga in cui non ci sia almeno uno schiaffo fra un ragazzo e una ragazza. E in alcuni anche fra ragazzi e adulti. Vi ricordate, ad esempio, l’allenatore di Mila, Mr. Diamond? Violenza a pioggia: questa specie di gorilla, gradevole come una macchia di unto, aveva l’abitudine di riempire di mazzate le sue allieve per insegnare loro a giocare bene a pallavolo. Naturalmente, gli anime a sfondo “comico” accentuano particolarmente questo aspetto: in Ranma ½, i numerosi protagonisti (sia ragazzi che ragazze) non fanno altro che picchiarsi dalla mattina alla sera con la scusa delle arti marziali. Stessa sorte in Urusei Yatsura (in Italia Lamù), in cui la protagonista riesce anche a dare scariche elettriche. Il tutto, naturalmente, senza che i servizi sociali, o almeno gli insegnanti, dicano qualcosa.

GLI SCONTRI EPICI SONO SEMPRE SOTTO LA PIOGGIA.

Non è uno scontro epico se come minimo non sei inzuppato dalla testa ai piedi. Sarà per dare pathos alle scene principali, sarà perché vedere i nostri protagonisti bidimensionali bagnati fradici è più bello, sta di fatto che quasi tutti i momenti cult degli anime e dei manga avvengono sotto la pioggia. Spesso anche con i fulmini. E questo vale per tutti i generi, dagli spokon agli shonen. Chi non si ricorda, ad esempio, la prima partita fra Holly e Julian Ross, quando il nostro eroe scopre che l’avversario è malato di cuore? Sotto la pioggia. E il duello fra Jenny la tennista e la sua rivale di sempre Madama Butterfly? Vogliamo parlare anche del momento in cui la mamma di Georgie rivela alla figlia di non essere sua figlia? Ebbene, potremmo continuare all’infinito. Tutti i momenti epici negli anime e nei manga avvengono sotto la pioggia. Non si sa perché ma è così.

IL VENTO FRA I CAPELLI MENTRE CADONO I FIORI DI CILIEGIO.

Sarà perché i ciliegi in fiore sono un po’ il simbolo del Giappone, sarà perché fa scena veder cadere questi petali rosa mentre soffia il vento, sta di fatto che le eroine degli anime vengono spesso rappresentante (soprattutto nei momenti di tristezza), con il vento fra i capelli e una pioggia di fiori di ciliegio. Spesso l’albero di ciliegio lo vediamo, altre volte sembra che i petali arrivino da Marte. Il tutto, naturalmente, dona a loro un aspetto meraviglioso e i capelli nemmeno si scompigliano, restano ad ondeggiare leggermente nel nulla. Realistico, sfido a provarci nella realtà. Effetti tricotici speciali.

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I FINALI ORRIBILI.

Se facessimo un sondaggio popolare, quasi nessuno ricorda i finali degli anime trasmessi. Un po’ per colpa della tv italiana che spesso magari non arrivava a trasmetterli per motivi ignoti, un po’ perché la nostra mente rifiuta di ricordare alcuni finali che definire orribili è solo un pallido eufemismo. Tanto per fare qualche esempio: il finale di Nanà supergirl, la ragazzina in divisa scolastica con i superpoteri e i capelli verdi, è uno dei più brutti mai visti. Stessa cosa per il finale di Occhi di Gatto, un anime che ha fatto sognare intere generazioni di ragazzi, con le tre protagoniste in tutina e stivali tacco dodici, ma con uno dei finali più orribili della storia degli anime. E siccome la bruttezza è trasversale, anche un mecha epico come Daitarn 3 riesce ad avere uno dei finali più fastidiosi e insignificanti mai visti. La regola è: non aspettatevi troppo dai finali: spesso rimangono aperti e non risolvono nulla (e dico nulla), della vicenda.

IL TRIANGOLO.

Negli anime Shojo dedicati alle eroine, è praticamente norma il triangolo amoroso. Di solito ci sono due protagonisti maschili che si contendono le attenzioni della ragazza. Entrambi appetibili (a volte per distinguerli uno è moro e uno è biondo), anche se hanno caratteristiche apparentemente differenti, entrambi in realtà sono la stessa cosa. Prendete, ad esempio, Antony e Terence di Candy Candy: uno biondo, gentile e romantico (e ad un certo punto pure morto) l’altro moro, disinvolto, vero uomo che non deve chiedere mai. La stessa cosa sono i fratelli Abel e Artur di Lady Georgie, o Andrè e il Conte di Fersen in Lady Oscar o Ginta e Yu per Miki nel più “recente” (si fa per dire), Piccoli problemi di cuore. Ma la regola del triangolo amoroso vale anche al rovescio: capita spesso che ad essere conteso sia il personaggio maschile. In questo caso, le ragazze hanno caratteristiche leggermente differenti: una maschiaccia e spesso insultata dal protagonista (che di solito è quella che preferisce), l’altra dolce e leggermente appiccicosa da cui spesso il ragazzo tenta di fuggire.

I PUGNI SPARABILI DEI MECHA.

Se non sai sparare il tuo pugno, nella comunità robotica non vali niente, sei solo uno sfigato. Vedi Jeeg Robot D’acciaio e Mazinga. E’ talmente vero che anche l’inutile cyborg C-16 della serie Drgon Ball Z, sa sparare il suo pugno.

LE RAGAZZE MASCHIACCE.

Vengono definite “Orekko “ e si contrappongono alle ragazze “Moe”. Sono le maschiacce, le eroine protagoniste di quasi tutti gli anime. Piene di vita, spiritose, pronte a menar le mani, le maschiacce sono sbadate, inciampano spesso, dimenticano le cose e si insultano sempre con il protagonista maschile. Eppure, la loro voglia di vivere è contagiosa e sono molto affidabili, tanto da riuscire ad instaurare veri rapporti d’amicizia. Esempi tipici sono Himeko di Un fiocco per sognare, oppure Riza Koizumi di Lovely Complex o quasi tutte le “maghette” degli anni ’80, da Yu a Evelyn. Uno dei poteri tipici delle maghette, infatti, è quello di riuscire a trasformarsi nella loro controparte “più femminile”.

VECCHIETTI MANIACI.

Ce n’è quasi sempre uno in ogni anime che si rispetti. Spesso si mascherano da maniaci per andare in giro a fare furti di biancheria intima e gli basta la vista di una curva per provocargli epistassi nasali. Happosai di Ranma ½ è forse l’esempio più famoso. Ma anche recentemente abbiamo visto il maestro Jiraiya di Naruto che, nonostante sia un ninja leggendario per diletto scrive romanzi erotici.

I BACI MAI DATI.

Se ne vedevano davvero pochi, non sappiamo se per censura o proprio perché non erano neanche contemplati.

GLI ORFANI
Ebbene si. E’ forse questo il topos letterario più evidente negli anime e nei manga giapponesi. Se sei stato il protagonista o la protagonista di un anime negli anni ’80, dovevi essere per forza orfano, altrimenti non avevi successo. Il premio sfiga anni ’80 se lo contendono in molti: da Candy Candy a Georgie, fino al piccolo portatore sano di iella, Remì. Rigorosamente orfani anche L’uomo tigre (Naoto Date), Anna dai Capelli rossi, Sarah di Lovely Sarah e Heidi. Solo per citare i più famosi.

Irene Savasta
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