Economia Chiaramonte Gulfi 10/11/2015 14:58 Notizia letta: 10948 volte

L'uomo del melograno

Davide Ventura
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Chiaramonte Gulfi - Conosciuto sin dall’antichità, fino a qualche anno fa l’albero era utilizzato soprattutto come pianta ornamentale da giardino. Era “l’albero a cui tendevi la pargoletta mano” descritto da Giosuè Carducci in “Pianto antico”. Non si direbbe, ma sono state classificate 1126 varietà diverse, anche se ogni Paese ha le proprie: stiamo parlando della melagrana, questo frutto che da qualche anno sta tornando prepotentemente sulle nostre tavole grazie alle continue scoperte scientifiche effettuate soprattutto dagli alimentaristi americani. La melagrana, infatti, è risultato uno dei frutti più ricchi di antiossidanti, le sostanze chimiche che prevengono i tumori. Grazie a queste ricerche e alla lungimiranza di alcuni imprenditori agricoli, da qualche anno anche in Sicilia è stata avviata una proficua produzione di melograni che sta riscuotendo successo anche a livello internazionale. Una di queste piantagioni si trova in Provincia di Ragusa ed è stata pionieristica per la produzione dei melograni in Sicilia. Stiamo parlando dell’azienda “Fratelli Ventura”, i cui proprietari sono Davide, 34 anni e Salvatore, 39 anni. L’azienda si trova in contrada Dicchiara, territorio di Chiaramonte Gulfi, e si estende per 5 ettari, con 3mila piante di melograno visibili anche dalla strada statale per Catania. Davide Ventura ha anche collaborato con l’Università di Catania. Proprio l’ateneo catanese, infatti, ha selezionato da circa 6 anni una varietà di melagrana denominata “primo sole”.

Davide Ventura: da 3mila piante di melograno, quanti chili di raccolto si riescono a fare?
“Orientativamente, circa 120 kg di prodotto all’anno. Il periodo di raccolta è proprio questo, metà novembre”.

Com’è nata l’idea di creare una piantagione di melograni?
“Io ero un produttore di uva e proprio durante la commercializzazione dell’uva da tavola ci siamo accorti di un interesse crescente verso questo prodotto, considerato fino ad allora di nicchia. Era il 2005 e abbiamo pensato di coltivare un ettaro. Poi abbiamo pensato di coltivarne due e oggi siamo arrivati a cinque”.

Quando è sorto l’interesse verso questo frutto?
“Il boom del melograno è stato 4 o 5 anni fa. Gli alimentaristi americani, infatti, hanno evidenziato nelle loro ricerche come gli antiossidanti prevengano la formazione di tumori. Ebbene, il melograno è un frutto ricchissimo di antiossidanti. Ciò è stato evidenziato da almeno 140 ricerche registrate. Prima di questa scoperta, infatti, si pensava che il frutto più ricco di antiossidanti fosse il mirtillo. Grazie a queste ricerche, oggi il melograno è consumato soprattutto per questa proprietà”.

Come funziona la vostra azienda?
“Oltre ad avere i nostri 5 ettari, ci stiamo specializzando sulla fornitura del melograno su grossa distribuzione: compriamo, infatti, la melagrana sulla pianta in altri appezzamenti e grazie alla Colleroni, azienda specializzata nella commercializzazione nella grande distribuzione, attualmente siamo presenti in tutta Italia sulle piattaforme CONAD e COOP”.


Esiste un consorzio dei produttori di melagrana?

“Si, il consorzio Kore. Abbiamo formato un consorzio che è costituito attualmente da 41 soci, ma nel 2016 prevediamo di essere 60. I produttori arrivano da tutta la Sicilia e la cabina di regia si trova a Marsala”.

La tua azienda è stata pionieristica. Perché?
“Credo di essere stato il primo produttore in Sicilia a partire con un’azienda di 1500 piante. In quegli anni, infatti, volevo entrare nel mercato con un prodotto di nicchia e il frutto selezionato è stato la melagrana. Fino a pochi anni fa, infatti, il melograno era visto come una pianta da giardino ma noi abbiamo scommesso grazie anche all’utilizzo della tecnica israeliana”.

Che cos’ha di particolare questa tecnica?
“In Israele si coltiva melograno da almeno 40 anni, così come in molti altri paesi arabi. Per questo motivo hanno affinato sia le varietà che la tecnica. La tecnica israeliana consiste in terreni baulati, accompagnati da film pacciamanti e strutture di sostegno. Questo, da un punto di vista strettamente tecnico. In realtà, la tecnica israeliana riguarda anche la concimazione e la potatura. Comprende tutto il processo produttivo”.

Quante varietà di melograno esistono?
“Levin ne selezionò 1126 ma ogni Paese ha le proprie. Esistono però varietà più quotate e più diffuse. La proprietà nostrana più diffusa è il dente di cavallo. Ma quella più adatta alla vendita nel mondo è il Wonderful: è il più ricco di antiossidanti e arrivano a pesare anche 1,4 Kg. E’ molto utilizzato per la produzione di succhi, ha un gusto più aspro rispetto al dente di cavallo e ha una pigmentazione molto accentuata. Esiste anche un’altra varietà adatta al mercato, la Parnapal: ha un sapore più dolce, un arillo (cioè un chicco) più grande e una colorazione esterna rossa”.

E’ meglio consumare il melograno in succo o a fresco?
“E’ meglio consumare il melograno fresco. E masticare molto bene i semi perché contengono degli oli molto particolari. I succhi, purtroppo, spesso non contengono quasi nulla delle proprietà nutritive originali. La nostra azienda commercializza il prodotto fresco ma stiamo studiando un modo per produrre un succo parzialmente pastorizzato, intaccando solo il 30% di sostanze nutritive”.

Qual è stato il vostro ultimo riconoscimento?
“A Expo siamo stati premiati dal Ministero delle Politiche agricole come consorzio Start-up di settore”.

Come andrà la produzione di melograno nei prossimi?
“Da fruttifero minore, nei prossimi anni diventerà una vera e propria coltivazione. Attualmente, in Italia ci sono circa 1000 ettari di coltivazione: non solo la Sicilia, infatti, ma anche la Puglia sta investendo molto in questa produzione”.

Irene Savasta