Lettere in redazione Ragusa 13/11/2015 17:53 Notizia letta: 3832 volte

Stefania Campo: Contro di me solo calunnie

Le dimissioni per sgomberare il campo
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Ragusa - Cari cittadini,
le ragioni di questa lettera risiedono nella impellente necessità di confutare le gravi accuse che mi sono state mosse in un articolo di stampa recentemente pubblicato, gravemente diffamatorio e contenente notizie false e non rigorosamente verificate da chi, esercitando il proprio sacrosanto diritto di cronaca, prima di provocare danni ingiusti, avrebbe il dovere di accertare con scrupolo i fatti rappresentati.
Per non parlare, poi, dei toni denigratori e degli epiteti offensivi con cui io e mio marito veniamo ingiustificatamente etichettati.
Stando cosi le cose, avverto l’esigenza di scrivere queste brevi note al fine di illustrare la totale infondatezza e la strumentalità delle accuse mosse.
Con ordine.
Innanzitutto l’articolo in questione mi accusa di aver fatto pressioni volte all’assunzione di mio marito nella SOCIETA’ COOPERATIVA AGOS, ovvero l’azienda aggiudicataria dell’appalto per le letture idriche del Comune di Ragusa.
Ebbene non vi è mai stata nessuna mia ingerenza in materia e la notizia è falsa e tendenziosa.
Una sola riflessione chiarirà la mia doglianza: mio marito svolge l’incarico di letturista per il Comune di Ragusa già da prima che io assumessi la mia attuale carica pubblica e cioè dal novembre 2012.
Nel 2014, allorquando la gara di appalto venne vinta dalla COOPERATIVA AGOS, mio marito è stato assunto dal dott. La Mesa per una semplice ed ovvia ragione: l’art. 4 del bando pubblico, verificabile da tutti in qualsiasi momento, prevedeva che “la ditta in relazione al personale adibito al servizio oggetto del presente appalto….assumerà il personale già addetto al servizio ai sensi dell’art. 37 del C.C.N.L…..”.
Questa norma dispone per chi non ne fosse a conoscenza (mi riferisco al giornalista non firmatario dell’articolo diffamatorio che poi è stato ripreso da altri organi di informazione e da cui poi l’opposizione non ha perso l’occasione per cercare e trovare spazio mediatico) che l’impresa subentrante vincitrice dell’appalto abbia l’obbligo e non la facoltà di assumere il personale già addetto al servizio precedentemente.
Ciò dimostra che mio marito è stato assunto dal dott. La Mesa in osservanza di una precisa disposizione di legge e non perché io, peraltro partecipando silenziosamente (come lo stesso giornalista dice) ad un presunto incontro in un bar, abbia esercitato coartazioni dell’altrui volontà.
Quanto all’incontro tenutosi in Comune, cui fa cenno suggestivamente l’articolo in esame, mi preme precisare che secondo quanto riferitomi da chi di competenza, quell’incontro aveva il solo fine di velocizzare l’inizio del servizio pubblico da parte di chi, il dott. La Mesa, risultava gravemente inadempiente, non avendo né iniziato il servizio, né proceduto alle assunzioni necessarie per espletare i lavori oggetto dell’appalto. La signora Tinè, citata allusivamente, si trovo a partecipare perché convocata dal dirigente, dott. Francesco Lumiera, in qualità di capo servizio del settore III che gestisce il servizio di riscossione del canone idrico. Preciso che mia madre è regolarmente assunta nel settore III, da circa 35 anni, evidentemente già da molto prima che io assumessi la mia carica istituzionale. Nulla di illegale, né di poco trasparente dunque.
Quanto infine all’assunzione di mio marito effettuata dalla COOPERATIVA PEGASO, su cui il giornalista poco informato e poco diligente nell’accertamento, getta ombre suggestive, mi preme rilevare che anche in questo caso la notizia divulgata è falsa e gratuitamente offensiva.
E’ stato assunto solo mio marito e non anche gli altri due addetti al servizio di cui parla l’articolo, per una semplice e chiara ragione: gli altri due colleghi di mio marito, secondo quanto riferitomi, sono stati convocati per l’assunzione, prima di lui, dal sig. La Ferla, titolare della PEGASO, e, poiché il nuovo incarico prevedeva una retribuzione inferiore (pari a circa 500 euro), non hanno accettato l’impiego. Mio marito invece lo ha accettato nonostante il calo della retribuzione.
Ovviamente tale circostanza sarebbe stata, e lo è tuttora, agevolmente verificabile dal giornalista (anche intervistando gli altri due colleghi o il sig. la Ferla) prima di esprimere i giudizi denigratori e calunniosi di cui trattasi.
In conclusione, questo è stato il corso degli accadimenti, cristallino e regolare, seppur suggestivamente raccontato da un giornalista che, evidentemente, aveva il solo fine di procurare un danno alla mia immagine politica e sociale.
Vi confido che mi sono chiesta la ragione di tanto astio ingiustificato nei miei confronti e la ragione che ha indotto il dott. La Mesa o chi per lui, a raccontare una versione distorta dei fatti.
All’esito della mia riflessione ho compreso che, probabilmente l’ex datore di lavoro di mio marito, nutre dei sentimenti di rancore nei confronti dello stesso per un recente decreto ingiuntivo chiesto dal mio coniuge ai suoi danni, in ragione del mancato pagamento dello stipendio relativo all’ultima mensilità.
Non trovando altre ragioni, spero intimamente sia questa, seppur meschina, la motivazione che lo ha indotto a riferire agli organi di stampa, le falsità di cui sopra.
Cogliendo l’occasione per ringraziare i numerosi cittadini che, anche telefonicamente, mi stanno manifestando calda solidarietà, preciso che ho già conferito incarico al mio legale di fiducia per dimostrare la mia totale estraneità alle accuse che mi vengono mosse, ed ottenere tutela presso le competenti sedi.

Stefania Pilato
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