Cronaca Ragusa 16/11/2015 08:56 Notizia letta: 5405 volte

Immigrate. E prostitute. Costrette alla strada

Riti Vodoo
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Ragusa - Tratta di giovani nigeriane per indurle alla prostituzione, minacciate anche con riti vodoo. Accuse gravissime a carico di quattro persone indagate (un uomo e tre donne), su cui la Procura della Repubblica di Catania ha emesso un decreto di fermo che la Squadra Mobile di Catania e il servizio centrale operativo hanno eseguito a Novara, nei confronti di Ejiro Oghene Ogagaoghene, chiamata Faith, classe 1991, nata in Nigeria e Oghene Ogaga, nato nel 1983 in Nigeria. A Ferrara, invece, è stata fermata Angela Oboh, nata nel 1987 in Nigeria e a Napoli Felicia Kelechi Izogie, chiamata “Eva”, nata in Nigeria nel 1988. Le 4 persone indagate sono state fermate in quanto gravemente indiziate dei delitti di cui agli artt. 416, 1^ e 6^ comma c.p. per avere, insieme ad altri soggetti per ora ignoti, costituito e promosso un’associazione dedita alla tratta di giovani donne nigeriane, illegittimamente introdotte nello Stato italiano al fine di avviarle alla prostituzione, reato aggravato dal carattere transnazionale dell’associazione, operante in più Stati (Libia, Nigeria e Italia). Sono accusate anche del reato di tratta di persone di cui all’art. 601 c.p. Tutto è nato in seguito alle dichiarazioni rese da una giovane ragazza nigeriana che, dopo essere sbarcata a Pozzallo, ha deciso di denunciare l’organizzazione che l’aveva contattata in Nigeria prospettandole la possibilità di trasferirsi e lavorare in Europa ed organizzandole il viaggio. Nel mese di febbraio di quest’anno, esattamente il 14, in uno dei tantissimi carichi di migranti giunti presso il porto di Pozzallo, gli uomini della Squadra Mobile di Ragusa avevano notato che tra i 126 sbarcati vi erano numerosissime donne di origine nigeriana. Gli uomini della Squadra Mobile avvalendosi di una giovane interprete nigeriana, anch’essa sbarcata a Pozzallo qualche anno fa e ora inserita in modo stabile nei team investigativi della Polizia di Stato di Ragusa, grazie all’opera di mediazione sono riusciti ad indurre la giovanissima migrante a raccontare agli investigatori la sua tremenda esperienza. Lasciandosi conquistare dalla ‘chimera’ di una vita migliore decide di affrontare il lungo viaggio che, dopo lunghe ed articolate peripezie, tra le quali la segregazione da parte di un gruppo di libici ed il riscatto da parte di un referente libico dell’associazione, la porterà in Italia. Dopo la denuncia sono state intercettate le utenze indicate dalla ragazza, utenze che avrebbe dovuto contattare una volta arrivata in territorio italiano: tale attività emerge l’esistenza di tre sodalizi, composto da soggetti (molti dei quali allo stato ignoti) stabilmente organizzati per reclutare le ragazze in Nigeria, pianificare il viaggio per raggiungere le coste della Libia ed, in seguito, quelle siciliane dove le ragazze, mediante l’intervento di sodali operanti in Italia, venivano prelevate ed avviate alla prostituzione. Il debito che le ragazze contraggono, costituito dal costo del viaggio, viene quantificato in una somma spropositata pari a circa 35.000 euro, estinguibile solo tramite l’attività della prostituzione a tempo indeterminato. Per assicurarsi la sottomissione delle vittime, l’organizzazione le avrebbe sottoposte a rito Voodoo o comunque avrebbe minacciato i parenti residenti in Nigeria e infine prospetta, alle stesse vittime la sottoposizione al rito voodoo utilizzando le fotografie che si fanno rilasciare prima di intraprendere il viaggio. Dall’ascolto delle conversazioni è emerso che numerose sono le vittime cadute nella rete organizzativa, alcune non identificate. In sede di esecuzione del fermo a Novara è stata identificata un’ altra vittima che ha riportato la sua vicenda in maniera conforme a quella resa dalla denunciante. Altre due vittime sono state identificate mediante il raffronto dei nominativi indicati nelle conversazioni e quelli risultanti dall’elenco dello sbarco ( di cui si parla sempre nei colloqui telefonici). In questi giorni, gli uomini della Squadra Mobile di Ragusa, con la collaborazione dei colleghi di Napoli, Novara e Ferrara, coordinati dal Servizio Centrale Operativo, hanno eseguito le catture nelle tre città diverse. I Giudici per le indagini preliminari di Novara, Ferrara e Napoli hanno convalidato i fermi ed applicato le misure cautelari detentive richieste, rimettendo gli atti per competenza alla Procura presso il Tribunale di Catania.

Irene Savasta